Angelo di Dio: la preghiera che si impara da bambini

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Redazione - EG Communication
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A chi si rivolge, che cosa significano le sue parole e chi ce l’ha trasmessa

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. Molti di noi l’hanno imparata a memoria, al catechismo o sulle ginocchia della mamma, senza capirne fino in fondo il significato. Poche parole, ma dense d’amore, parole di richiesta, ma anche di certezza che qualcosa di potente, di invisibile ma presente, accompagna le azioni degli uomini.

A chi si rivolge

La preghiera si rivolge al proprio angelo custode, lo spirito che Dio ha dato a ciascuno come compagno e protettore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che l’esistenza degli angeli è una verità di fede (n. 328), che essi sono messaggeri e servitori di Dio (n. 329) e che «dall’inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (n. 336). Il testo richiama san Basilio: accanto a ogni fedele c’è un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita.

Il fondamento biblico è chiaro. Nel Vangelo di Matteo Gesù dice: «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio» (Mt 18,10). Il Salmo 91 canta: «Ha dato ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie». E nel libro di Tobia l’arcangelo Raffaele accompagna il giovane Tobia lungo il viaggio.

Che cosa significano le sue parole

Ogni parola della preghiera ha un peso. «Che sei il mio custode»: riconosciamo che non siamo soli. «Illumina»: chiediamo luce per la mente, per vedere ciò che è giusto. «Custodisci»: chiediamo protezione dai pericoli del corpo e dell’anima. «Reggi»: chiediamo sostegno quando cadiamo. «Governa»: chiediamo di essere guidati, perché da soli sbagliamo strada. «Che ti fui affidato dalla pietà celeste»: ricordiamo che l’angelo non è un nostro merito ma un dono della misericordia di Dio.

Non è una formula magica. L’angelo non sostituisce Dio e non fa il suo lavoro al posto nostro: è uno strumento della Provvidenza, e la preghiera ci educa a lasciarci guidare.

Chi ce l’ha trasmessa

La preghiera, nata in latino con le parole Angele Dei, qui custos es mei, appartiene alla devozione popolare del Medioevo ed è giunta fino a noi attraverso la liturgia. La festa liturgica degli Angeli Custodi si celebra il 2 ottobre ed è stata estesa a tutta la Chiesa nel XVII secolo.

Nelle nostre case la trasmissione è passata soprattutto da mamme, nonne e catechisti, che ce l’hanno insegnata in ginocchio prima di dormire. A loro, più che a qualunque studioso, dobbiamo questa eredità.

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