“Profeti di armonia”: il messaggio di Papa Leone XIV ai Cavalieri di Colombo riaccende la riflessione sul valore dell’unità

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Un appello alla riconciliazione, in un tempo segnato da tensioni e polarizzazione, arrivato attraverso lo strumento più immediato della comunicazione contemporanea: un videomessaggio. È quanto ha fatto Papa Leone XIV lo scorso 4 agosto, rivolgendosi ai partecipanti della 144ª Supreme Convention dei Cavalieri di Colombo, riuniti a Denver, in Colorado, dal 4 al 6 agosto, per tre giornate di confronto, fraternità e preghiera.

Un ordine cavalleresco nato per l’unità e la carità

I Cavalieri di Colombo — oggi oltre 2,1 milioni di membri nel mondo — sono un ordine cavalleresco cattolico fondato più di un secolo fa dal beato Michael McGivney, sacerdote statunitense di origini irlandesi, con l’obiettivo di offrire ai fedeli laici uno strumento concreto per vivere la fede attraverso il servizio fraterno e le opere di carità. Proprio a questa duplice vocazione — unità e carità, definite dal Pontefice “due principi fondanti” dell’Ordine — Leone XIV ha dedicato il cuore del suo messaggio, scelto non a caso in sintonia con il motto della Convention di quest’anno: “In Colui che è Uno, siamo uno”.

Un motto che richiama direttamente lo stemma episcopale dello stesso Papa Leone XIV, il cui motto personale — “In Illo uno unum”, nell’unico Cristo siamo uno — riprende un’espressione di sant’Agostino: un dettaglio che rende il messaggio ancora più personale e sentito.

L’unità come dono da coltivare

Nel suo intervento, il Santo Padre ha richiamato le parole di Gesù nell’Ultima Cena, quando pregò “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21) — un dono di unità che, ha ricordato il Papa, il Signore chiese non solo per gli Apostoli, ma per tutti coloro che avrebbero creduto in lui nel corso dei secoli. Ma la custodia di questa unità, ha sottolineato Leone XIV, “spesso non è facile e non può essere data per scontata”: deve essere “coltivata attivamente attraverso un dialogo onesto e umile”.

Un passaggio che il Pontefice ha voluto attualizzare con parole nette, rivolte non solo ai Cavalieri riuniti a Denver ma, più in generale, al contesto internazionale in cui viviamo: “In un’epoca spesso segnata da divisioni e retorica accesa, c’è un grande bisogno di profeti dell’armonia, che cerchino di costruire ponti e si sforzino di riconciliare posizioni opposte ogni volta che è possibile”.

Oltre un secolo di carità concreta

Il Papa non ha mancato di riconoscere, con parole di sincera gratitudine, l’opera svolta dall’Ordine nel corso della sua storia. Proseguendo l’eredità del fondatore, ha ricordato Leone XIV, i Cavalieri di Colombo “hanno lavorato insieme per ben oltre un secolo per mostrare l’amore di Cristo ai nascituri, alle madri in attesa, ai cristiani perseguitati, alle vittime della guerra o della tratta di esseri umani, ai poveri e ai vulnerabili, e a quanti vivono ai margini della società”. Un impegno che si è tradotto, nel tempo, in innumerevoli iniziative portate avanti dai Consigli locali dell’Ordine, sparsi in tutto il mondo, così come in progetti di respiro nazionale e internazionale.

Colpisce, in questo senso, la composizione stessa dell’assemblea riunita a Denver: delegati arrivati da Manila, Seul, Kiev, Varsavia e Vilnius, insieme a quelli statunitensi, a testimoniare come la vocazione cavalleresca all’unità travalichi da tempo i confini nazionali, culturali e linguistici. Non a caso, tra i momenti più toccanti della Convention è stato ricordato anche il sacrificio di Kendrick Castillo, giovane Cavaliere diciottenne ucciso nel 2019 mentre si gettava contro un aggressore armato per proteggere i propri compagni di scuola in un istituto della zona di Denver — la cui causa di canonizzazione è oggi al vaglio della Diocesi competente.

Un richiamo che vale per ogni realtà cavalleresca

Il messaggio di Papa Leone XIV, pur rivolto direttamente ai Cavalieri di Colombo, offre in realtà uno spunto di riflessione che travalica i confini di un singolo Ordine. L’invito a farsi “profeti di armonia”, a coltivare pazientemente l’unità attraverso il dialogo onesto e umile, a mettere la carità al servizio della riconciliazione anziché della contrapposizione, è un messaggio che appartiene per sua natura a ogni tradizione cavalleresca cristiana: un richiamo a ricordare che la fraternità — prima ancora di essere un valore da proclamare nelle cerimonie ufficiali — è un impegno quotidiano da costruire, giorno dopo giorno, con pazienza e umiltà.

In un tempo storico in cui le divisioni sembrano moltiplicarsi a ogni livello — tra popoli, tra comunità, talvolta persino all’interno delle stesse famiglie spirituali — le parole rivolte da Leone XIV ai Cavalieri riuniti a Denver restano un invito prezioso, che ogni cavaliere e ogni dama, in qualunque angolo del mondo si trovino, possono fare proprio.

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