Assisi-Hiroshima: l’appuntamento sull’umano tra intelligenza artificiale, etica e civiltà dell’amore

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C’è un’espressione, pronunciata più volte martedì 4 agosto nella Sala della Conciliazione di Assisi, che continua a risuonare anche a distanza di giorni: “Trasfigurazione della potenza umana in Civiltà dell’Amore”. Non un titolo, ma un programma.


Il convegno “Assisi-Hiroshima. Trasfigurazione della potenza umana in Civiltà dell’Amore”, promosso dal Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore (CCCA), su iniziativa di Assisi Strategic Forum, ha riunito istituzioni, Chiesa e società civile attorno a un nodo che riguarda ciascuno di noi: che cosa facciamo, oggi, del potere che la scienza ci ha messo tra le mani. Il richiamo simbolico a Hiroshima, a pochi giorni dall’anniversario del bombardamento del 6 agosto 1945, non come esercizio retorico, ma un invito a guardare in faccia la possibilità che l’uomo ha sempre avuto: trasformare la potenza distruttiva in energia costruttiva.
Alla giornata, su invito della Fondazione Thesan, hanno preso parte anche il Gran Maestro della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta, dott. Giuseppe Madia, e il Gran Cancelliere, dott. Enzo Foti, testimonianza di come il tema affrontato ad Assisi attraversi trasversalmente il mondo associativo e cavalleresco impegnato nella promozione della pace e della dignità umana.
Tra i molti interventi, moderati dall’ingegnere nucleare Giuseppe Rotunno, Presidente del CCCA— quelli istituzionali di Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria, e di Fabrizio Leggio per il Comune di Assisi, quelli ecclesiali di Mons. Felice Accrocca, Mons. Domenico Sorrentino e Mons. Gianni Fusco, e le relazioni dei presidenti delle associazioni di Assisi Strategic Forum. Al centro delle riflessioni una Cristianità vera e viva che dia risalto alla Cooperazione, come sottolineato da Gabriele Bani, vicepresidente UCID Giovani Nazionale, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, “una Cooperazione – afferma – che sia sostenuta dalla “Concordia, un impegno che implica una responsabilità personale e sociale e che porta le persone da vicine a unite”. Secondo questa visione quindi la Terra promessa non è qualcosa che viene concessa dall’alto, ma una dimensione interiore che si costruisce con il valore personale, il perdono e il dialogo. “Smuove a compiere gesti di cortesia gratuita – continua Bani – un secondo miracolo perché trasforma un cuore di pietra in un cuore di carne, un’intesa orizzontale che ci lega tutti in maniera indissolubile”.

L’umanità bisognosa di un’etica, una morale che non riempia le pagine delle enciclopedie, che non sia il solito materiale da conferenza, ma un pensiero incarnato e una forte presa di coscienza sul presente. E nella riflessione matura sul rapporto tra Etica e Società Digitale secondo il prof. Antonino Giannone, presidente di “Umanesimo ed Etica per la Società Digitale”, si gioca la partita finale della salvezza.

Nel suo intervento Giannone mette in guardia da un rischio preciso: che la formula “Civiltà dell’Amore” resti una frase vuota, un bell’enunciato da cerimonia, se non si traduce in scelte concrete. La domanda che ha posto, con la forza di chi non cerca applausi ma consapevolezza, è tanto semplice quanto radicale: stiamo costruendo un nuovo umanesimo, o stiamo scivolando verso il transumanesimo?
Il punto, ha spiegato, è che per la prima volta nella storia non esiste più una mediazione tra l’uomo e la tecnologia: l’intelligenza artificiale interviene direttamente sul pensiero, lo modella, lo anticipa.

È una rivoluzione di portata epocale, ha ricordato Giannone, richiamando l’appello che nel 2023 arrivò dal mondo scientifico e imprenditoriale: la lettera aperta promossa dal Future of Life Institute, sottoscritta anche da Elon Musk, che chiedeva una pausa nello sviluppo dei sistemi più avanzati; e, poche settimane dopo, la dichiarazione firmata da oltre 350 tra ricercatori e leader del settore tecnologico, che equiparava il rischio posto dall’intelligenza artificiale a quello di pandemie e guerre nucleari. Segnali, ha sottolineato, che la comunità scientifica per prima aveva avvertito la portata del cambiamento in corso.


Da allora, ha proseguito Giannone, la ricerca non si è fermata: tra il 2023 e il 2025 l’intelligenza artificiale è diventata più intuitiva e, di conseguenza, più autonoma. Da qui la necessità, non più rinviabile, di un’etica che accompagni ogni scelta tecnologica. Le decisioni che prendiamo oggi, ha ricordato, ricadranno sulle generazioni future: non si tratta di generare allarmismo, ma di esercitare responsabilità e discernimento.

Un richiamo che ha trovato eco nel magistero di Papa Leone XIV, più volte citato nel corso dei lavori: la tecnologia non è nemica dell’uomo, ma non è nemmeno innocua, perché il suo valore dipende sempre da chi la utilizza. L’unica via d’uscita, come ribadito da papa Leone XIV, è considerare l’intelligenza artificiale un bene pubblico, una risorsa collettiva da mettere al servizio della collettività, secondo lo spirito dell’enciclica “Magnifica Humanitas”. Recuperare l’umanesimo, unire le scienze umanistiche a quelle tecnologiche: è questa, in fondo, la sintesi che Assisi ha provato a consegnare al mondo.

Sguardi lucidi e attenti su un’umanità che nella visione di Marcello Viola, Presidente internazional AFCC (ovvero l’Associazione Internazionale “Dalla Competitività alla Cooperazione”), palesa nodi e criticità dettati soprattutto da un’insana competitività: “Occorre trovare un percorso preciso, culturale per trovare la pace, un percorso segnato dal passaggio dalla competitività alle relazioni basate sulla cooperazione, come affermato già dalla Montessori nel 1949 in Educazione e Pace”.

Chi sono quindi oggi i cristiani e che ruolo hanno? “E’ necessario attivare situazioni di giustizia”, ha affermato mons. Gianni Fusco nel suo intervento, dove per giustizia non si intende solo quella legale, ma quel profondo sentimento auspicato da Paolo VI che si esprime nel rispetto dei diritti altrui, che sappia coniugare la pace con il bene comune. E così, con l’immagine dei “costruttori di pace”, lasciataci in eredità da Paolo VI e qui ricordata da mons. Fusco si è concluso un appuntamento che ha avuto ad Assisi tutto il sentore di un inizio, non di una conclusione, l’inizio di un nuovo impegno e della realizzazione di una promessa di pace.

A chiudere i lavori, Francesco Raspa, Responsabile dell’Ufficio Cultura, Eventi e Cerimoniere della Città di Assisi, ha ricordato il valore simbolico permanente della città serafica e annunciato, a nome di Assisi Strategic Forum e dei suoi Co-Fondatori, la nascita del “Tavolo Internazionale Permanente sulla Pace Nucleare”.

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