di Padre Carmelo La Rosa
Altra dimensione è prendere in prestito gli occhi di Gesù per vedere l’altro e coglierne l’immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1, 26). Dovremmo chiederci quanto del volto di Gesù c’è in noi, quanto Gli siamo simili negli atteggiamenti e nei comportamenti. Ecco il senso della “formazione”: aderire alla forma, prendere una forma, conformarsi.
Sarebbe opportuno chiederci se è facile per gli altri cogliere Gesù in noi. Se siamo un’icona di Gesù, un suo richiamo, un annuncio. Quali aspetti della nostra vita si rifanno a Gesù. Quanto riusciamo ad esprimerlo. Quali cose facilitano la nostra trasparenza di Gesù. Se siamo immagine trasparente o opaca di Gesù.
Se abita in noi la pienezza di Cristo (cfr.Col 2, 10) la pace, la gioia, la serenità, la freschezza, l’entusiasmo, di Gesù.
Se in me c’è Gesù, se Gesù vive in me, se per me vivere è Cristo (Fil 1, 21), se so percepire ed entrare in sintonia col Cristo che è nel fratello e so trovare nell’altro i segni originari del Figlio di Dio.
Se guardo gli altri con l’occhio torbido della mia insincerità, con l’occhio disturbato dell’interesse e del tornaconto, di chi non vuole fare apparire la verità che è in noi, con l’occhio materiale, carnale. con occhio che pesa, giudica e condanna.
Se nei miei occhi c’è repulsione, rifiuto, difesa, paura di essere scoperti, vergogna, alterigia, superiorità e disprezzo. Se sappiamo lasciarci guardare negli occhi per mostrare la verità della vita, guardare negli occhi dell’altro per scoprire i germi di bene che sono in lui.
Nei “crocifìssi” e negli schiacciati della terra; nelle persone che soffrono ingiustamente, in ogni goccia di sangue umano che gronda dal corpo di un indifeso, Dio vede e ama il Suo Figlio Gesù! Nei piccoli, nei semplici, negli umili, nei poveri, nei puri è esaltata l’immagine di Gesù.
Nella ricerca di spazi più grandi dei nostri, godere delle vedute del fratello, cercare chi vede più in profondità, parlarci di Dio e non stancarci di parlarne e di sentirne parlare.
Vedere Dio dove non appare esplicitamente, saper trovare ciò che resta di Dio in ogni creatura, i segni del Verbo, le tracce dell’infinito, l’immagine originaria. Vedere gli altri come li vede Dio, dalla Sua statura di amore, dal Suo occhio di Padre. Vedere Dio in ogni uomo e le risorse nascoste ai nostri occhi.
Negli occhi grandi di Dio c’è spazio e salvezza per ogni uomo. Le sorgenti del Suo amore non si esauriscono, non si prosciugano. C’è amore e accoglienza per tutti.
I Suoi occhi non sono spenti ma illuminano nella notte. Non rifiutano nessuno ma attirano tutti. L’abbondanza della Sua luce ci abbaglia ma non ci acceca.










