di Padre Carmelo La Rosa
“In Sicilia, il monaco Epifanio un giorno scoprì in sé un dono di Dio: sapeva dipingere icone bellissime. Non trovò più pace, voleva realizzare il volto di Gesù. Ma dove trovare un modello adatto che esprimesse insieme la sofferenza e la gioia, la morte e la risurrezione, il divino e l’umano?
Epifanio si mise in cammino, attraversò l’Europa, osservando ogni volto: non riusciva a trovare un volto adatto per rappresentare Gesù.
Una notte si addormentò mentre ripeteva le parole del salmo: Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto (Sl 27, 8-9). Fece un sogno. Un angelo lo portò di nuovo presso le persone che aveva incontrato e gli mostrò, in ognuna, un particolare che la faceva assomigliare al volto di Gesù: la gioia di una giovane sposa, l’innocenza di un bambino, la forza di un contadino, la sofferenza di un malato, la paura di un condannato, la bontà di una mamma, lo sgomento di un orfano, l’asprezza di un accusato, l’allegria di un giullare, la misericordia di un confessore, il volto di un lebbroso.
Epifanio ritornò nel suo monastero e iniziò il lavoro. Dopo un anno, l’icona del volto di Gesù era pronta e la presentò all’Abate che rimase stupito. Era meravigliosa. Voleva sapere a quale modello si era ispirato per proporlo ad altri artisti. Il monaco gli rispose: non cercare Gesù nel volto di una sola persona, ma cerca in ogni uomo un frammento del volto di Gesù” (Anonimo).
Mentre pregavamo nella notte, scandivo i salmi, un versetto alla volta, nel silenzio, ed ecco mi ha colpito particolarmente l’espressione: risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto (Sl 4,7).
Era naturale pensare ad amici, a conoscenti che mi avevano fatto sentire il grido di dolore per l’assenza nella loro vita della luce della fede.
Generalmente però chi arriva ad esprimere l’assenza e il desiderio della luce, a sua insaputa è già un grande concentrato di luce strappata alle tenebre con le unghia ed è per gli altri una provocazione alla ricerca e all’approfondimento, una luce che splende sul nostro volto.
Se poi è vero che dove è carità e amore lì c’è Dio (cfr. 1Gv 4, 16), a volte proprio chi ha scoperto dentro di sé la povertà, l’indigenza spirituale, chi ha sofferto un bisogno e una mancanza, è molto più sensibile e disponibile a confrontarsi con i bisogni degli altri e ad esprimere una condivisione.
Il volto dell’altro diventa per lui il luogo dell’incontro col volto di Dio. Viene illuminato da Lui nei volti dei bisognosi e diventa luce per i credenti ormai assuefatti alla luce.
Nella notte, chiedevamo che si accendesse un faro o che potessimo cogliere la Sua luce, per potere orientare la nostra esistenza.
Ecco il volto di Gesù: una luce per i naufraghi, per i disorientati, per coloro che vanno, una luce nella notte, la compagnia nel peregrinare.
Vorrei provare ad immaginare la gioia dei marinai, quando dopo tante ricerche e angosce colgono una luce, vorrei rubare loro il valore e il significato di quella conquista.
La bibbia, ricchissima di espressioni di ricerca del volto di Dio, vuole guidare, nutrire, dare un contenuto e un significato alla ricerca, al desiderio, al bisogno di Dio di tutti i tempi e di tutti gli uomini.
“Il monaco divenuto tutto occhi, non vede che Dio, non tende che a Lui” (Padri del deserto). “Nella santità l’uomo si fa tutto sguardo” (S. Macario).
Volto di luce, quanti volti hai illuminato, quante coscienze hai risvegliato dal torpore, quante vite hai chiamato alla luce (lo guardò e lo amò Lc 10, 21; cfr. Lc 22, 61), quante tristezze hai azzerato, quanta disperazione hai cancellato, quanta angoscia hai sanato!
Volto di luce, per esprimere in una immagine la fuga delle tenebre di fronte alla Tua irresistibile luminosità, penso al branco di porci che invasi dalle tenebre del mondo, fuggono impazziti e irrefrenabili, fino a scomparire, annegati nel mare della insipienza! (cfr. Mt 8, 30)
E’ l’immagine plastica che ci descrive l’irruenza della luce che frantuma e distrugge le tenebre più fitte della notte.
La Tua luce ha accecato Paolo e ha frantumato nel suo cuore il castello dell’orgoglio, dell’io e del fanatismo (cfr. At 9).
Ha sconvolto tante vite. Davvero costui era Figlio di Dio (Mt 27, 54). Il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono (Mt 27, 51-52).
Volto bello, pulito, puro, Tu sei il più bello tra i figli degli uomini, sulle Tue labbra è diffusa la grazia (Sl 45, 3). Il Tuo volto è lieta notizia, è già annunzio, è verità, è fonte di luce, ci rende puri.
Alla donna che ti ha asciugato il sudore, lungo il cammino della vergogna, hai voluto fare un regalo: il dono del Tuo volto. Cos’altro di meglio potevi regalare se non la luce dello splendore del Tuo volto?
Ad ogni uomo che si avvicina al bisogno dell’altro e trova in sé una risorsa, un modo per condividerlo e alleviarlo, dona, Signore, il dono della luce del Tuo volto.
Ai credenti, a coloro che sanno stare dinanzi alla fiamma del Tuo Amore, come Mosè, concedi che i loro volti siano “raggianti”, luminosi (cfr. Es 34, 29), riflessi della Tua gloria e della luce del Tuo volto.










