di Padre Carmelo La Rosa
Dobbiamo provare a metterci di fronte all’occhio di Gesù massacrato che vede un’anima da salvare nel ladrone che è crocifisso accanto a Lui; Dolcezza senza fine alla tua destra (Sai 16, 11).
Se siamo abituati a sfuggire allo sguardo degli uomini, dobbiamo imparare ad incontrare lo sguardo puro di Gesù. Dovremmo chiederci: come ci vede Gesù, cosa vede in noi; provare a prendere in prestito, per un attimo, gli occhi di Gesù e a scrutarci dentro con i Suoi occhi.
Che meraviglia, che stupore guardarci con le lenti della misericordia di Gesù, del suo perdono inesauribile, del Creatore, del Padre, dell’Amore, del Risorto! “Non dubitiamo che se Dio sollevasse il velo dei Suoi segreti sopra di noi, vi sarebbe di che meravigliarci di gioia” (Romano Bottegai). Non perché siamo buoni o giusti, tutt’altro, tanta roba cattiva è nostra e dobbiamo vederla con i nostri occhi per piangerla (come S. Francesco), chiedere perdono e purificarci sempre di più per poter anche noi vedere come vede Gesù.
Ma guai a noi però se ci vediamo solo con i nostri occhi, con la nostra misura, dalla nostra statura, dalla nostra piccolezza, dalla nostra meschinità, non ci salveremmo, non faremmo salvare nessuno. Come è terribile chiudere se stessi e gli altri nei propri piccoli schemi! Conoscere l’altro, entrare nell’altro col proprio occhio impuro, guardare e guardarsi da uomini, pesare con pesi insufficienti, misurare con un metro fasullo!
E se provassimo a guardarci con Dio, a partire da Lui, dall’alto, se entrassimo dentro l’occhio infinito di Dio e ci introducessimo nel cuore di Gesù per percepirne i battiti d’amore per noi, e se, come Giovanni, poggiassimo il capo sul Suo petto, che cosa sentiremmo? O se provassimo a chiedere a Giovanni di dirci ciò che lui ha sentito, come funziona il cuore di Cristo, chi siamo per Lui, quanto va le la nostra vita, cosa pensa, cosa dice di noi?
Il nostro cuore deve essere appagato dal penetrare nel le vene della misericordia di Dio. Lui ci guarda e ci vede con viscere di misericordia (Le 1,28), con cuore misericordioso. Ci ama personalmente, molto di più di quanto noi potremmo. Siamo preziosi agli occhi di Dio, il nostro valore, ai Suoi occhi, merita il sacrificio dell’Unigenito. L’occhio di bontà di Dio non può spegnersi dinanzi ai nostri peccati.
Ci stupiamo dinanzi all’amore di Gesù. Troppo grande è il Suo amore per noi, è un oceano che ci sommerge. Se ci guardiamo con i Suoi occhi siamo perdenti, le nostre vigliaccherie che vorrebbero farci sentire grandi si frantumano nelle nostre mani. Sentirsi amati brucia ogni nostra resistenza e cocciutaggine perché il Signore è più “cocciuto” di noi nell’amore.
Ci perdiamo nell’occhio di Dio, vi navighiamo beati, ci distendiamo, ci rilassiamo nelle onde dolci e leggere della misericordia. Nella purezza di Dio tutto è puro: Omnia munda mundis (Tt 1,15). A partire da Dio siamo puri della sua purezza, più bianchi della neve (Sai 51), santi della Sua san tità.
Se guardo… che cosa è l’uomo… l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato… (Sal 8). Penso che se il Signore mi avesse fatto re, capo del mondo, non sarei stato tanto contento, stupito e grato quanto per il dono del Suo sguardo di misericordia. Il Suo sguardo di amore è la vera ricchezza del mondo.
Ogni tanto sarebbe bene chiedere a Dio di prestarci i Suoi occhi per smarrirci eternamente nella sua misericordia: eterna è la Sua misericordia (Sai 100, 5). Non c’è niente di più grande, che possa stupirci di più, conquistarci il cuore, abbagliarci, attirarci, sedurci, quanto il sentire che eterna è la Sua misericordia. Dio è grande anche perché non riesce a farsi frenare e condizionare dalle nostre miserie. Per Lui noi siamo più grandi dei nostri errori.
Forse troppo abbiamo guardato e pensato a noi stessi e troppo poco abbiamo guardato a Lui, dovremmo provare a vederci a partire a Lui. Se provassimo a metterci nei panni dell’adultera per vedere il Suo volto e il Suo sguardo che non giudica e non condanna, che non ha asprezze ed ire! Per sentire e gustare come balsamo che guarisce le Sue dolci parole: va e non peccare più (Gv 8,11 )!
Sarebbe stato interessante che qualcuno avesse fissato il Suo volto in quel momento. Verrebbe da chiederGli: cosa hai visto in quel momen to, in quella creatura disprezzata, perché hai contraddetto il giudizio di coloro che te l’avevano presentata? Tu come l’hai guardata, forse hai guardato all’umiltà della Tua serva (Le 1,48)? Ti sei chinato sugli uomini (Sai 14,2)? Hai guardato a colei che avevano trafitto (cfr. Zc 12,10)? La luce di Dio ha squarciato le tenebre di quel cuore? Chiederei a lei: Tu, donna della Pasqua, chi hai visto, co sa hai visto, come hai visto Gesù, parlaci del Suo sguardo e dei Suoi occhi.










