di Padre Carmelo La Rosa
Se guardo gli occhi smarriti dei bambini profughi kossovari penso alla morte, alla violenza, al terrore e alle barbarie.
Quando penso agli occhi di Gesù, penso al Padre.
Gli occhi di Gesù hanno visto il Padre e continuamente anelano a ritrovarsi nella sua visione passando le notti in preghiera.
Occhi di luce, di visioni sconfinate ed eterne, che prodigio poter incontrare i Tuoi occhi ed essere assorbiti in una esperienza di cielo! Dinanzi a Te hanno detto: I miei occhi hanno visto (cfr. Gb 42, 5; Lc 2,30).
Prestaci per un attimo i Tuoi occhi di Figlio per vedere il Padre. Tu ci dici: Chi vede me vede il Padre (Gv 14, 9): ci passi la linea diretta, ci unisci a Lui, via satellite, tramite i Tuoi occhi.
I Tuoi occhi sono gli occhi del Padre? Ci colleghi, tramite la tua profondità di vedute, alla visione del Padre?
Accorci le distanze, operi un collegamento intermedio, ci spalanchi la visione del cielo, ci lanci nello spazio, nell’infinito e nell’eterno, Astro luminoso del Padre! Cos’è la luce, vista, visione, spazio, tempo in Te e di fronte a Te! In quale buio navighiamo senza i tuoi occhi di luce! Che esseri siamo se non ci poniamo di fronte alla Tua statura di luce! Ove possiamo arrivare da soli, cosa possiamo raggiungere, esseri grigi e opachi quali siamo? Cosa è la luce senza di Te?

Ci sono giovani che incantano col loro volto pulito e con i loro occhi vivi e puri che ti fanno sentire vicino a Dio.
Oggi è venuto un giovane a chiedere il matrimonio religioso per dieci giorni dopo, veniva dalla Grecia e non era battezzato. Era di una famiglia “comunista” nel senso più negativo e totale, aveva un cognome che fa spaventare anche le pietre per il passato antiumano e antisociale. Mi guardava con quei suoi occhi e mi diceva: “Io credo!”
Sono le contraddizioni e le provocazioni della vita. Il Signore ci parla anche attraverso le pietre. Noi, praticanti, al sicuro nel gregge, a volte siamo sporchi fino alla radice e in tanti modi. I nostri occhi sono vetri appannati, opachi, scuriti dalla mancanza di manutenzione.
Altri, nati nelle immondizie e nelle tenebre, immersi in contesti ostili di emigrazione e di schiavitù, lontani da ogni vera conoscenza di Gesù, educati e cresciuti nel materialismo, nell’ateismo e in tutti i diabolici “ismi” di questo squallido secolo, vengono a portati Dio nei loro occhi e a dirti “Io credo”.
Gli occhi di Gesù hanno visto l’abbrutimento, l’accanimento, la rabbia fanatica, il disprezzo, l’odio “religioso”, il rifiuto, il peccato, il razzismo, il giudizio, la condanna, occhi acidi e avvelenati, senza amore né sentimenti positivi.
Sono rimasti occhi puri e immacolati di bambino, occhi di amico, per tutti, occhi di amicizia, di incontro, di dialogo, di pace.
Occhi dell’amico, del cuore aperto, della bontà, della gratuità, dell’accoglienza, cosa c’è nei tuoi occhi, cosa dicono i Tuoi occhi, cosa danno i Tuoi occhi, chi accolgono i Tuoi occhi? Oceano dell’amicizia, mare sconfinato, vestici dell’amore invincibile e senza limiti che effondi attraverso i Tuoi occhi.
Occhi dell’umanità di Dio, le Tue lacrime mi sconvolgono. Tu sei un Dio che feconda la terra con il suo pianto. Ci vesti di stupore, tenerezza e compassione: Guardate come lo amava (Gv 11, 35). Si consumano i miei occhi nel patire (Sl 88, 10), ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto, i miei occhi si consumano nel dolore, il Signore ascolta la voce del mio pianto (Sl 6, 7-9).
Il tuo pianto su Gerusalemme è il metro e la prova dell’amore. Quale debito quel pianto di Dio, è un peso sulla coscienza dell’umanità, un boccone indigesto, un’immagine incancellabile, il ricordo triste di chi ha fatto piangere un genitore! (cfr. Lc 19,41)
Da due mila anni quel pianto è vivo e attuale, cogliamo ancora l’eco di quei singhiozzi nel nostro orecchio (sono stremato dai lunghi lamenti Sl 6,7).
Il Tuo occhio bagnato di lacrime piega il nostro orgoglio, ammorbidisce le nostre resistenze, ci arricchisce dell’esperienza più alta e più vera dell’umanità di Dio.










