Moringa, l’albero dei miracoli: che cosa dice la scienza

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Origini indiane, usi tradizionali e come coltivarla

Viene chiamata «albero dei miracoli», «albero dell’immortalità» o, in inglese, drumstick tree per i suoi lunghi baccelli. Il suo nome scientifico è Moringa oleifera ed è la pianta che molti, parlando di una «pianta dei miracoli di origine indiana», hanno in mente.

Da dove viene e perché si chiama così

La moringa cresce spontanea ai piedi dell’Himalaya, dal nord-est del Pakistan al Bengala occidentale, fino al Bangladesh. Oggi è coltivata in Africa, America del Sud, Asia e Medio Oriente. L’India resta un produttore di primo piano. La medicina ayurvedica ne ha usato per secoli corteccia, semi e foglie; in Africa è stata impiegata contro denutrizione e anemia. Il soprannome nasce dalla combinazione di una crescita rapidissima, di un’alta resa in zone aride e dal fatto che foglie, fiori e baccelli sono commestibili.

I benefici documentabili

Le foglie sono ricche di vitamine (A, B, C, E), di minerali come ferro, calcio e potassio, di proteine e fibre. Per questo sono un alimento prezioso dove la dieta è povera, ed è la ragione del suo valore nei programmi contro la malnutrizione.

Una rassegna scientifica del 2024 sottolinea che la maggior parte dei risultati viene da studi su cellule o animali; sull’uomo l’unico studio citato riguarda un estratto di corteccia associato a farmaci per le infezioni urinarie, e richiede conferme. In Europa sono autorizzati come alimenti le foglie della pianta, la polvere di foglie e i baccelli, mentre l’olio di semi negli integratori è soggetto a regole proprie. Chi assume farmaci, è in gravidanza o ha problemi di tiroide deve chiedere il parere del medico prima di usarla come integratore.

Come si pianta

La moringa è una pianta dei climi caldi. In Italia si coltiva meglio in vaso, in vasi capienti da portare al riparo prima dei freddi, o nelle zone più miti del Sud, in pieno sole e in un terreno ben drenato, che non ristagni.

Si semina in primavera, quando le temperature si sono stabilizzate: i semi, tenuti in ammollo per qualche ora, si interrano a pochi centimetri di profondità in un terriccio leggero e si innaffiano con moderazione. La germinazione richiede calore e qualche settimana. Con la crescita le piante si possono potare per mantenerle compatte. Gli accorgimenti precisi variano con il clima: conviene chiedere a un vivaista del territorio.

Un albero straordinario per la sua storia e per la sua utilità alimentare, da apprezzare per ciò che è: un aiuto concreto alla salute e coadiuvante nell’attività di prevenzione.

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