Una storia di pescatori e di fedeltà, raccontata nel 1954 con la voce dei cantastorie
Nel 1954 Domenico Modugno, che nel 1958 avrebbe fatto cantare il mondo con Nel blu dipinto di blu, incise un brano in dialetto siciliano che ancora oggi commuove: Lu pisci spada. Parole e musica sono sue. Fu uno dei suoi primi dischi, pubblicato insieme a La donna riccia, e lui lo interpretò da solo, accompagnandosi con la chitarra.
Perché la scrisse
Le fonti non indicano un motivo documentato e unico. Lo stesso Modugno, in una celebre interpretazione televisiva del 1964, la presentò come una storia vera, accaduta in Calabria; altre ricostruzioni riferiscono che si ispirò a un fatto letto su un giornale. Ciò che le fonti confermano è la cornice: la tradizione dei cantastorie, che per lui fu la prima scuola. Lo disse egli stesso: il cantastorie «stava dentro di lui», non fu una scelta calcolata.

Modugno era pugliese, nato a Polignano a Mare nel 1928. Il suo rapporto con la Sicilia fu profondo e continuò per tutta la vita: sposò nel 1955 l’attrice messinese Franca Gandolfi, raccolse nel 1963 le sue canzoni siciliane nel disco Modugno Siciliano e a Lampedusa, dove morì nel 1994, aveva costruito la sua casa. Scegliere il dialetto dell’isola non fu un travestimento: fu un omaggio a un mondo di lavoro, di mare e di racconti orali che sentiva suo.
Che cosa racconta
La canzone narra di alcuni pescatori che arpionano un pesce spada. Mentre riportano la preda a riva, si accorgono che un altro pesce segue la barca. Quando la femmina arpionata viene deposta, il maschio balza fuori dall’acqua per raggiungerla: non accetta di lasciarla alla sua sorte e sceglie di morire accanto a lei. Il finale è tragico, e il canto lo dice con semplicità: così finisce l’amore di due pesci sfortunati.
Il brano si apre con le esclamazioni tipiche dei pescatori siciliani, quasi un richiamo che porta subito in mezzo alla barca. Un dettaglio utile per chi lo cerca in rete: in alcune incisioni più tarde il titolo compare come U pisci spada, forma che secondo alcuni critici ripete un fraintendimento del dialetto.
Il valore della tradizione
La pesca del pesce spada, nello Stretto di Messina e lungo le coste siciliane e calabresi, è un patrimonio di gesti e di parole che per generazioni ha dato da vivere a intere comunità. Modugno la sceglie perché sa che un popolo si riconosce nelle sue storie. Ma la canzone fa di più: costringe a guardare l’animale non come merce ma come creatura capace di fedeltà. Ognuno la interpreta come vuole; per noi è una parabola sull’amore che non abbandona.
Ricordarla oggi significa anche ricordare il dovere di rispettare il mare e le sue regole: pescare con misura e tutelare le risorse è il modo migliore per non spegnere la voce di quei pescatori.










