Cavalieri senza patria: Gli anni dell’esilio e la resilienza

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La millenaria epopea dei cavalieri del sacro Ordine di San Giovanni è contrassegnata da gloriose vittorie, ma anche da momenti di profonda crisi e doloroso esilio che hanno messo a dura prova la sopravvivenza stessa delle storiche istituzioni melitensi.

Il primo esilio risale al 1522, quando Roma cadde in mano ai Turchi di Solimano il Magnifico.

I Cavalieri ottennero di lasciare l’isola con gli onori militari, portando con sé armi, archivi, opere d’arte e le reliquie. Il primo gennaio del 1523 una flotta di una cinquantina di navi salpò con il Gran Maestro Philippe Villiers de L’Isle-Adam. A bordo c’erano i sopravvissuti dell’Ordine e circa 4.000 Rodioti, che avevano preferito seguire i Cavalieri piuttosto che restare sotto il Sultano.

Cominciarono otto anni di vagabondaggio. Le tappe furono la Sicilia, con Messina, e poi Baia. Papa Clemente VII assegnò all’Ordine Viterbo come residenza provvisoria. Qui i Cavalieri ebbero un palazzo magistrale, una chiesa conventuale, un ospedale e gli alberghi delle Lingue, e continuarono a vivere secondo la regola, curando i malati. Nel 1527 la peste li costrinse a lasciare Viterbo: passarono per Corneto e arrivarono a Nizza, dove stabilirono la loro sede dal novembre del 1527 al giugno del 1529.

Durante tutti questi anni L’Isle-Adam girò le corti d’Europa in cerca di un nuovo luogo da cui l’Ordine potesse tornare a difendere la cristianità. Il suo lavoro ebbe successo nel marzo del 1530, quando l’imperatore Carlo V concesse all’Ordine le isole di Malta, di Gozo e la città di Tripoli, in cambio di un tributo simbolico: un falco maltese ogni anno. L’Ordine prese possesso di Malta il 26 ottobre del 1530.

Il 12 giugno 1798 Napoleone, diretto in Egitto, occupò Malta, e i Cavalieri furono costretti a lasciare l’isola. Per decenni l’Ordine fu di nuovo privo di territorio. Dopo un primo rifugio a Trieste, e il periodo in cui lo zar Paolo I fu proclamato Gran Maestro, una parte della Congregazione si spostò in Sicilia: a Messina dal 1803 e poi a Catania, dal 1805 al 1826.

Il 1798 rappresenta uno dei periodi più bui e meno indagati della storia giovannita, quando Napoleone Bonaparte, durante la sua campagna d’Egitto, occupò l’isola di Malta, costringendo i Cavalieri ad abbandonare quella che era stata la loro roccaforte per quasi tre secoli.

Privati della propria base territoriale e dei propri beni storici, i Cavalieri si ritrovarono improvvisamente senza una patria, dando inizio a un lungo esilio attraverso l’Europa. In quegli anni difficili, i membri dell’Ordine vissero come profughi nelle corti europee, spostandosi tra Trieste, Catania, Messina e Ferrara. La vita quotidiana durante l’esilio perse i fasti dell’epoca maltese: i Cavalieri dovettero abbandonare temporaneamente le grandi navi da guerra e le maestose fortificazioni, concentrandosi sul mantenimento dei contatti diplomatici per garantire la continuità giuridica dell’Ordine. Molti di loro si rifugiarono in Russia, dove lo Zar Paolo I, affascinato dai miti cavallereschi, si proclamò Gran Maestro protettore, offrendo loro rifugio e sostentamento economico.

Fu un’esistenza frammentata e malinconica, segnata dal desiderio del ritorno e dalla necessità di reinventarsi.

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