Esistono uomini che partono senza trombe ne’ tamburi, senza telecamere ne’ cortei, e costruiscono nel silenzio opere che resistono al tempo e alla dimenticanza. Padre Carmelo La Rosa, rettore del Santuario di Santa Maria della Vena sulle pendici dell’Etna, e’ uno di questi uomini. La sua missione in Albania — intrapresa in anni in cui il tema dell’emigrazione non dominava ancora il dibattito pubblico — e’ diventata il nucleo di una riflessione profonda sulla fragilita’ della vita umana, sul senso della sofferenza e sul significato autentico dell’evangelizzazione.
Nei suoi libri, che raccontano quella stagione straordinaria vissuta al servizio dei piu’ bisognosi, Padre Carmelo usa la croce non come simbolo di potere religioso, ma come metafora dell’attraversamento: si attraversa la sofferenza, la solitudine, il vuoto della lingua incomprensibile, e dall’altra parte si trova qualcosa di piu’ prezioso — la comunione con chi soffre e la certezza silenziosa che ogni vita ha un valore che nessuna crudelta’ puo’ cancellare definitivamente.
La Testimonianza di Antonello Gandolfo
A restituirci il ritratto piu’ vivo di questa figura e’ la testimonianza scritta di Antonello Gandolfo, fedele del Santuario, che ha dedicato a Padre Carmelo un post social di grande lucidita’ e commozione. Le sue parole ricostruiscono la storia con vivo sentimento:
Quando ancora non c’era la questione dell’immigrazione, egli penso’ di emigrare in Albania. Non lo fece per sfruttare il cambio favorevole delle monete, ma spinto da un interiore impulso che, in campo religioso definiamo ardore di diffondere la parola di Dio, non gia’ in luoghi ricchi e fortunati, ma la’ dove la sofferenza si poteva toccare con mano.
Padre Carmelo arrivo’ in Albania trovandosi di fronte a una sfida che forse non aveva del tutto previsto: la solitudine. Una solitudine assoluta, anche dal punto di vista della lingua. Ma parti’ da zero: dalla grande croce sepolta dai cattolici per salvarla dalla distruzione comunista; procede’ alla ricostruzione del cimitero di Tirana, edifico’ una chiesa. Quando si dice che il Cristianesimo ha contribuito a salvare dalla barbarie, non si raccontano favole edificanti: si racconta di uomini come lui.
Un giorno ecco arrivare un gruppo di perseguitati. Il Padre disse tra se’: Ecco il Venerdi’ Santo! Raccolse tutti i materassi che pote’ e ospito’ per la notte, in chiesa, quei poveri disgraziati. Queste e tante altre notizie le ho desunte dai suoi libri; e che non si tratta di pagine di romanzi, ma di cronaca, mi fu testimoniato da un mio cugino, il dott. Giuseppe Maria Gandolfo, medico senza frontiere, che si trovo’ in quegli anni, per un periodo, in Albania.
La Missione: Edificare, non distruggere
La grande domanda che percorre tutta la riflessione di Padre Carmelo e’ quella che appartiene a tutti noi: la vita umana ha ancora valore, li’ dove la sofferenza e’ assoluta? E’ una domanda che l’Albania degli anni del dopoguerra comunista poneva con brutalita’, e che oggi il mondo continua a porre in mille modi diversi. La risposta di Padre Carmelo non e’ teologica nel senso accademico: e’ una risposta vissuta, incarnata, fatta di materassi raccolti, di chiese aperte di notte, di croci riesumate dalla terra.
La sua evangelizzazione non e’ proselitismo: e’ portare nel cuore del prossimo, chiunque esso sia, un germe di speranza, conforto e certezza. Non e’ necessariamente cristianizzare: e’ edificare. Portare una parola che costruisce e non distrugge, che dice tranquillo, va tutto bene — non perche’ tutto vada bene nel mondo visibile, ma perche’ esiste una vita che e’ eterna e noi ne facciamo parte se lo vogliamo. Cosi’ nasce la missione di Padre Carmelo: non dal programma, non dalla struttura, non dalla pubblicita’. Dal fuoco interiore che non cerca gloria e non si scoraggia di fronte alla solitudine.
Parti’ solo, senza televisione, senza giornalisti, senza cortei osannanti, senza trombe ne’ tamburi, senza programmi di gloria politica… e costrui’, incoraggi’, istrui’, incremento’ la vita spirituale di un popolo danneggiato dall’ateismo e dalla crudelta’ del potere, costituendo per tutti noi che lo conosciamo, un esempio di quel che puo’ fare un uomo, un solo uomo, se in lui arde l’amore irresistibile di Cristo e del Prossimo. — Antonello Gandolfo
Un esempio che l’Ordine riconosce come proprio: andare dove la sofferenza si tocca con mano, e starci.
Padre Carmelo La Rosa, Rettore del Santuario di Santa Maria della Vena: dalla Sicilia all’Albania, una missione costruita in silenzio e con le mani.










