C’è un piatto che, più di ogni altro, racconta il passaggio dei Cavalieri di Malta nella cultura gastronomica del Mediterraneo: sono i pastizzi, i celebri fagottini di pasta sfoglia che, secondo la tradizione, i Cavalieri dell’Ordine avrebbero portato sull’isola già a partire dal Cinquecento, all’indomani del loro insediamento a Malta nel 1530. Da allora, questo piccolo scrigno dorato e croccante è diventato uno dei simboli più riconoscibili della cucina maltese, ma la sua origine resta profondamente intrecciata alla storia dell’Ordine Ospitaliero.
Semplici nella forma ma ricchi di storia, i pastizzi nascono come cibo pratico e sostanzioso, pensato per un uso quotidiano e conviviale: pasta sfoglia sottile, ripiegata a chiudere un cuore morbido di ricotta o, in altre varianti più tarde, di piselli speziati. Un piatto “povero” nell’origine ma raffinato nella tecnica, proprio come tanta cucina di tradizione monastico-cavalleresca, capace di trasformare pochi ingredienti in un’autentica arte del gusto.
Ecco la ricetta, semplice e fedele alla tradizione, da riproporre anche oggi.
Ingredienti (per circa 12 pastizzi)
- 750 g di pasta sfoglia
- 300 g di ricotta
- 2 uova
- 1 uovo sbattuto (per spennellare)
- 1 ciuffo di prezzemolo tritato
- Sale e pepe q.b.
Preparazione
In una ciotola capiente si amalgamano la ricotta, le uova, il prezzemolo tritato, il sale e il pepe, fino a ottenere un composto omogeneo. Si stende quindi la pasta sfoglia in uno strato sottile e, con l’aiuto di uno stampo circolare, si ricavano dei dischi di circa 10 centimetri di diametro. I bordi di ciascun disco vengono spennellati con l’uovo sbattuto; al centro si dispone un cucchiaio di ripieno, richiudendo poi la pasta a formare il caratteristico fagottino, con la tipica forma a barchetta o a triangolo arrotondato. I pastizzi vengono infine infornati a circa 200°C fino a doratura completa della sfoglia, momento in cui vanno gustati ancora caldi, come vuole la tradizione.
Un piatto che, nella sua semplicità, racchiude secoli di storia: quella di un Ordine che, spostandosi da Rodi a Malta, portò con sé usi, sapori e tecniche capaci ancora oggi, a distanza di cinquecento anni, di raccontare l’incontro tra la cucina monastica e la tavola mediterranea.










