Un ambasciatore ortodosso alla corte di un Gran Maestro cattolico
Un secolo prima che Paolo I sognasse di fare della Russia il nuovo baluardo dell’Ordine di San Giovanni, un boiardo moscovita già ne aveva indossato la croce ottagona. Si chiamava Boris Petrovič Šeremetev, ed è a lui che spetta il titolo di primo Cavaliere di Malta russo della storia.
Un uomo di fiducia dello Zar Pietro il Grande
Nato nel 1652, Šeremetev è già un militare e un diplomatico affermato quando Pietro I lo incarica di una lunga missione diplomatica attraverso l’Europa, tra il 1697 e il 1699. Il suo viaggio tocca la Polonia, l’Austria, l’Italia e infine, nel 1698, l’isola di Malta: una tappa non casuale, perché l’obiettivo dichiarato — così recita l’editto zarista che lo invia in missione — è stringere un’intesa contro i “nemici della Santa Croce”, cioè l’Impero Ottomano, in un momento in cui la Russia di Pietro il Grande cerca alleati per la sua guerra contro i Turchi.
A Malta, Šeremetev viene ricevuto con tutti gli onori dal Gran Maestro Raymond de Perellos y Roccaful, succeduto da poco a capo dell’Ordine. È in quell’occasione che sottoscrive, a nome dell’Impero russo, un’alleanza con i Cavalieri Ospitalieri nella comune lotta contro la Sublime Porta: un’intesa che, l’anno seguente, contribuirà al Trattato di Costantinopoli del 1700, con cui la Russia ottiene il tanto agognato accesso al Mar Nero.
Ortodosso, sposato… e Cavaliere
Ciò che rende straordinaria questa vicenda è un dettaglio che, secondo le regole tradizionali dell’Ordine, avrebbe dovuto escluderlo: Šeremetev non è cattolico, ma di fede ortodossa, ed è inoltre sposato. Nessuno dei due elementi, all’epoca, sarebbe stato compatibile con l’ammissione tra i Cavalieri professi latini. Eppure, poco dopo la sua visita, viene comunque insignito della croce dell’Ordine, diventando così il primo suddito russo a fregiarsi di quel titolo. È un gesto che anticipa, con un secolo di anticipo, l’apertura multiconfessionale che caratterizzerà poi il rapporto tra Russia e Ordine di Malta sotto Paolo I.
Il feldmaresciallo con la croce sul petto
Tornato in Russia, Šeremetev non dimentica quell’onorificenza. Le cronache dell’epoca raccontano che, al ritorno di Pietro I da un suo viaggio in Europa nel 1698, Šeremetev fu l’unico fra tutti i boiardi moscoviti a presentarsi a corte vestito “all’occidentale”, senza barba, e con la croce di cavaliere maltese ben visibile sul petto — un’immagine che colpì profondamente lo Zar, convincendolo della affidabilità di quell’uomo.
La sua carriera, del resto, proseguirà a lungo al servizio della corona: diventerà il primo feldmaresciallo della storia russa, guiderà le truppe zariste nella Grande Guerra del Nord contro la Svezia e sarà decorato con l’Ordine di Sant’Andrea, la più alta onorificenza dell’Impero. Ma è quella croce ottagona conquistata a Malta nel 1698, cucita sul petto di un ortodosso al servizio dello Zar, a restare uno dei simboli più singolari dell’incontro tra due mondi: quello latino degli Ospitalieri e quello slavo-ortodosso della Santa Russia, un incontro che di lì a un secolo sarebbe fiorito ancora sotto il regno di Paolo I.










