Per comprendere la pluralità di tradizioni cavalleresche che oggi si richiamano all’antico Ordine di San Giovanni di Gerusalemme — tra cui si colloca anche la Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta — occorre tornare alla fine del Settecento, quando un evento drammatico cambiò per sempre le sorti dell’Ordine: la perdita dell’isola di Malta.
1798 — La caduta di Malta. Il 6 giugno 1798 Napoleone Bonaparte, diretto verso l’Egitto, occupò l’isola di Malta, costringendo all’esilio il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch e disperdendo i Cavalieri in tutta Europa. Privo di una sede sovrana, l’Ordine entrò in una fase di profonda incertezza istituzionale.
1797-1798 — Il legame con la Russia. Già nel gennaio 1797 era stata firmata una Convenzione che istituiva un ramo dell’Ordine in Russia, unendo l’ex Gran Priorato di Polonia a un nuovo Gran Priorato ortodosso russo, sotto la protezione dello zar Paolo I. Dopo la caduta di Malta, una parte dei Cavalieri, riunitisi alla corte di San Pietroburgo, ritennero von Hompesch responsabile della perdita dell’isola e, il 29 novembre 1798, elessero proprio Paolo I — sovrano di fede ortodossa — come nuovo Gran Maestro. Vennero così costituiti due Gran Priorati paralleli: uno cattolico e uno ortodosso, espressione di quella vocazione ecumenica che l’Ordine aveva storicamente coltivato fin dal Medioevo, accogliendo nei secoli anche cavalieri di fede ortodossa.
1801-1803 — La rottura con Roma. Dopo l’assassinio di Paolo I nel 1801, e i successivi decreti con cui lo zar Alessandro I separò sul piano fiscale e giuridico il Gran Priorato ortodosso da quello cattolico (quest’ultimo restituito al controllo diretto della Santa Sede), i pochi cavalieri rimasti in Italia che avevano scelto la protezione papale si raccolsero attorno al principe Tommasi, che si autoproclamò Gran Maestro ottenendo l’avallo di Papa Pio VII. Da quella scelta nacque, nei primi anni dell’Ottocento, l’Ordine cavalleresco di stretta osservanza cattolica romana, posto sotto il diretto controllo del Papato, che in seguito avrebbe assunto la denominazione di Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM).
L’eredità ortodossa e le tradizioni ecumeniche. Parallelamente, la tradizione del Gran Priorato russo proseguì per tutto l’Ottocento all’interno dell’Impero zarista, fino all’ultimo Gran Maestro russo, il Granduca Aleksandr Michajlovič. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, i discendenti dei cavalieri ereditari del Gran Priorato russo, sostenuti da membri della famiglia imperiale, continuarono la tradizione dell’Ordine in esilio, mantenendo viva quella vocazione ecumenica — aperta a cattolici, ortodossi e protestanti — che la Confederazione internazionale dei Gran Priorati autonomi riconosce tuttora come proprio tratto distintivo e come elemento di continuità storica con l’Ordine delle origini.
È in questo solco secolare, fatto di divisioni ma anche di una comune radice spirituale, che si inseriscono oggi le diverse Confederazioni e Gran Priorati che, pur con storie e percorsi distinti, si riconoscono nell’eredità giovannita e nel suo messaggio di fede, servizio e carità.
Nota redazionale: la materia storica relativa alla legittimità e alla continuità giuridica dei diversi Ordini che si richiamano alla tradizione di San Giovanni di Gerusalemme resta oggetto di dibattito tra storici e tra le diverse organizzazioni esistenti. Lo Scudo Magazine riporta in questa sede la ricostruzione storica degli eventi, distinta da ogni valutazione sulla legittimità araldica o giuridica delle singole realtà.










