Il nostro catecumenato missionario ha vissuto un’altra fase decisiva e determinante dell’approccio, della ricerca e dell’incontro con Gesù, quando da “soggetti” di missione e di evangelizzazione ci siamo trovati, innanzitutto e profondamente, “oggetti” di missione e di evangelizzazione e, forse anche a motivo di questo, evangelizzatori perché evangelizzati.
Ecco il grande dono della missione, diventare noi missionari, terra di missione, terra da evangelizzare, gente che prova la gioia dell’incontro con Cristo, sempre più bisognosi di Lui e partecipi in prima persona, dell’incontro dei poveri con Lui.
Quanto di Gesù mi hanno rivelato i profughi! Mi hanno mostrato Gesù in ogni parte, cellule del Corpo vivente di Cristo. Mi sono avvicinato al Cristo come mai avevo avuto occasione di fare prima in una maniera molto concreta: Cristo persona, uomo, corpo, sensibilità, sofferenza, dolore, scrutato quasi al microscopio, in ogni particolare.
E’ stata un’irruenza di luce, come per Paolo sulla via di Damasco, che ha frantumato le tenebre dell’assenza di Dio.
Il Signore ci ha incontrati e provati con la Sua presenza e la Sua fisicità. In quel Cristo ormai ridotto a brandelli Pilato ha presentato l’Uomo: Ecco l’Uomo!, (Gv 19, 5) l’uomo per eccellenza. Oggi, di fronte ai kosovari avrebbe detto al mondo: “ecco Gesù, ecco il volto di Gesù, ecco l’uomo che ha prestato a Gesù le sue membra, per farsi vedere e incontrare alla fine del secondo millennio!”
Padre Carmelo La Rosa










