Venne ad abitare in mezzo a noi

Padre Carmelo La Rosa
4 minuti di lettura

Ed ecco l’ora dell’incontro: il terzo grande momento del vissuto missionario.

Gesù è passato per le nostre strade, è entrato nelle nostre case, l’abbiamo visto con i nostri occhi, lo abbiamo incontrato. E’ venuto a visitarci. La venuta dei profughi dal Kossovo è stata per noi una grande irruzione di Cristo. Lo abbiamo visto, l’abbiamo incontrato ferito, sanguinante, scalzo, caricato della Croce.

E’ stato un incontro terribile ma indelebile, un impatto incancellabile, una visione diffusa e universale di Gesù. Siamo rimasti sconvolti da tanto dolore e tanta prostrazione, ma non c’era dubbio: era la venuta di Gesù. Era Lui bisognoso di noi, era Lui al Calvario.

Era la Settimana Santa e l’abbinamento non era difficile da pensare e da vivere. Che Settimana Santa, che Venerdì Santo, che Passione! I nostri occhi erano smarriti, la nostra sensibilità bastonata, alla nostra bocca avevamo portato la mano per lo smarrimento. Si lavorava di giorno e non si riusciva a dormire la notte. I nostri cuori scoppiavano di dolore, le nostre teste erano smarrite nell’ottundimento.

Una valanga crescente fino a superare il numero di 6.000 profughi in un paesino di 10.000 abitanti, la più grande impreparazione in tutti i campi, la più grande inadeguatezza: la casa piena di gente che veniva da fuori, la chiesa adattata a magazzino, il cortile pieno di kossovari e la baracca del custode trasformata in ambulatorio. Da fuori ci interpellavano con insistenza: “cosa possiamo fare?” non capivamo nulla!

Abbiamo potuto dare tanto aiuto, la storia valuterà l’immenso lavoro svolto grazie a coloro che ci sono stati vicino, ma per me l’esperienza, il ricordo, il vissuto è stato unico: Gesù Cristo, una visione prolungata e dilatata di Cristo. Il più grande e migliore catechismo e il più efficace corso teologico di cristologia. Anche noi, anch’io ho visto il Signore! (Gn 32,30).

L’esperienza è partita dall’impatto con gli occhi spaventati e disorientati dei profughi che avevo potuto vedere stupito, ad uno ad uno, durante i tre chilometri di Via Crucis del Venerdì Santo. Ho mirato agli occhi, vedevo quasi solo quelli, della gente che viaggiava a passo d’uomo nella fila ininterrotta di mezzi di trasporto precari e molto improbabili.

Cosa hanno visto i miei occhi! Quanti occhi hanno visto i miei occhi, quali occhi hanno visto, quale universo di dolore! Questa visione oceanica era iniziata il Lunedì Santo, ma il Venerdì Santo raggiunse la vetta del Calvario! Seguivamo il racconto della Passione del Signore, mentre avevamo dentro di noi quella visione concreta della Passione e mentre passava davanti ai nostri occhi la folla innumerevole di persone a cui era stata tolta ogni dignità.

Dagli occhi al volto, dal volto al corpo e poi i piedi feriti dei fuggitivi, immagine dei piedi feriti di Gesù, le spalle cariche di Gesù, la spoliazione completa dei profughi e la spoliazione e l’obbedienza di Gesù al Padre. Attraverso il corpo degradato e profanato dei profughi leggevamo il vangelo della Passione e capivamo i dolori e le ferite di Gesù, spazio di accanimento e di spargimento di sangue. Dal corpo al Corpo, dall’uomo a Dio.

Don Carmelo la Rosa

Sponsor

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *