Con il sapore dello stupore nel cuore ho affrontato la difficilissima seconda fase della missione, quella della prova, nel tempo della rivoluzione. Il mio corpo non ha versato sangue ma il cuore ha sanguinato abbondantemente poiché le prove si moltiplicavano con i pericoli.
Ho nuotato in un mare troppo vasto, con pesi, impegni, responsabilità superiori alle capacità e possibilità, in un contesto movimentato e turbolento.
Sull’onda dell’emotività contro gli albanesi, a volte, mi sono sentito abbandonato e impotente a offrire qualsiasi aiuto. In quel conteso di assoluta fragilità istituzionale, chiunque poteva profittare della mia condizione di straniero, non violento, indifeso.
II Signore mi catechizzava con l’esperienza della notte fonda, mi portava a Lui non più nella strada dello stupore, ma nell’assenza della sua gloria!
All’improvviso mi sono ritrovato vittima indifesa dinanzi a un vulcano di violenza e di aggressività, all’impotenza dinanzi al male e al senso di mortificazione e di frustrazione.
Era il tempo del Calvario, l’ora delle tenebre, dell’attesa, del chicco di frumento che marcisce sotto terra per dare frutto, del prezzo da pagare, l’ora della Croce, della fede vera, del credere in ciò che non si vede: l’ora del Figlio sulla Croce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27, 46).
Il vuoto, il nulla, le tenebre, erano la mano di Dio che conduce alla luce del giorno. Ho vissuto nella mia carne la terribile passione di un popolo che mentre stava per riprendersi in tutti i campi, è ricaduto in un baratro di sangue, dolore e morte.
Non potevo restare immune dal martirio e dal sacrificio, inghiottito nella fossa del pianto e nell’ora del dolore
Padre Carmelo La Rosa










