Il Tributo del Falcone, dalla storia alla letteratura: il successo di Dashiell Hammet

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Il Falcone maltese di Dashiell Hammet pubblicato nel 1930 divenne un film diretto da John Huston con Humphrey Bogart nel ruolo di Sam Spade

Pochi oggetti nella storia dell’Ordine di San Giovanni hanno avuto la singolare fortuna di diventare protagonisti di un capolavoro della letteratura mondiale. Il Tributo del Falcone — dono annuale che i Cavalieri erano tenuti a versare alla Corona spagnola in segno di riconoscimento per la concessione dell’isola — ha attraversato i secoli per approdare, in forma trasfigurata, nel più celebre romanzo di Dashiell Hammett: Il Falcone Maltese, pubblicato nel 1930.

Per comprendere appieno il fascino di questo oggetto — reale prima e letterario poi — occorre tornare al 1530, anno in cui l’imperatore Carlo V cede l’arcipelago maltese all’Ordine Ospedaliero, reduce dall’umiliante perdita di Rodi. Le condizioni dell’accordo prevedevano un tributo simbolico annuale: un falcone vivo, consegnato ogni anno il giorno di Ognissanti al viceré di Sicilia in nome della Corona di Spagna. Il gesto era, nella sua essenza, un atto di vassallaggio formale che tuttavia lasciava all’Ordine piena autonomia operativa e giuridica.

Il falcone nella storia

Il falcone — animale nobilitato dalla pratica della caccia regale e simbolo per eccellenza dell’aristocrazia medievale — era la scelta perfetta per un tributo che doveva essere al tempo stesso significativo e non oneroso. La sua consegna annuale divenne un rito codificato, parte del cerimoniale istituzionale dell’Ordine. Si trattava, in fondo, di affermare attraverso il simbolo ciò che la politica aveva stabilito nei trattati: Malta apparteneva all’Ordine, ma l’Ordine riconosceva la sovranità imperiale.

Con il passare dei decenni, il Tributo del Falcone assunse nella percezione europea una valenza quasi leggendaria. Si narrava di falconi preziosissimi, ornati di gemme e recanti messaggi cifrati; si immaginava che i Cavalieri custodissero nella fortezza di Sant’Angelo un esemplare di straordinario valore. La realtà era più prosaica, ma la leggenda era ormai in cammino.

Dashiell Hammett e il romanzo

Fu questa leggenda — o meglio, la sua eco nella cultura popolare americana degli anni Venti — a ispirare Dashiell Hammett quando, nel 1929 e 1930, scrisse Il Falcone Maltese (The Maltese Falcon), pubblicato a puntate sulla rivista Black Mask e poi in volume. Hammett era già noto come maestro del genere hard-boiled, e in questo romanzo la sua voce raggiunge la maturità assoluta.

La trama ruota attorno a Sam Spade, detective privato di San Francisco, che si trova coinvolto in una pericolosa caccia a una statuetta di falcone ricoperta di pietre preziose: un oggetto che, secondo la storia narrata nel romanzo, affonda le proprie radici nel lontano XVI secolo e nel Tributo che i Cavalieri di Malta avrebbero offerto a Carlo V. Attorno all’oggetto si agitano personaggi memorabili: la misteriosa Brigid O’Shaughnessy, il raffinato e corrotto Kasper Gutman, il pericoloso Joel Cairo. Tutti mentono, tutti inseguono il falcone, tutti sono disposti a uccidere per ottenerlo.

Ciò che Hammett comprese con acutezza straordinaria è che il fascino del Falcone Maltese non risiede nell’oggetto in sé — la statuetta si rivela, alla fine, un falso — ma nell’ossessione che esso genera. Il falcone è un MacGuffin perfetto: il suo valore reale è irrilevante; ciò che conta è la forza con cui gli uomini vi proiettano i propri desideri e la propria avidità. In questo senso, il romanzo è anche una riflessione sulla natura dell’illusione e sul prezzo che gli esseri umani sono disposti a pagare per inseguirla.

Un’eredità culturale duratura

Il Falcone Maltese fu adattato per il cinema tre volte, ma è la versione del 1941, diretta da John Huston con Humphrey Bogart nel ruolo di Sam Spade, a essere entrata nell’immaginario collettivo come uno dei capolavori assoluti del noir cinematografico. Il falcone nero — pesante, opaco, enigmatico — è diventato uno dei simboli più riconoscibili della cultura del Novecento.

Per i Cavalieri dell’OSJ, questa storia offre una riflessione non priva di ironia: un atto di vassallaggio formale, un falcone consegnato ogni anno in un rito dimenticato dai più, ha finito per dare all’Ordine di San Giovanni una presenza nell’immaginario culturale mondiale che nessuna campagna di comunicazione avrebbe potuto garantire. La storia, talvolta, ha il senso dell’umorismo.

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