Il 1° e il 2 novembre: perché si celebrano e come vive la tradizione siciliana

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Tra pochi giorni il calendario ci porta a due date che hanno una parentela strettissima: il 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, e il 2 novembre, commemorazione di tutti i defunti. Sono due giorni diversi nel tono, ma dicono la stessa cosa: non siamo soli, perché tutti facciamo parte di un’esistenza che va oltre la morte.

Perché si celebra Ognissanti

La festa onora tutti i santi del Paradiso, compresi quelli che nessun calendario ricorda per nome. La Chiesa li presenta come «fratelli maggiori» ed esempi di vita cristiana: uomini e donne con le loro fragilità, che hanno vissuto il Vangelo nella quotidianità, nel lavoro, nella famiglia, nel servizio agli altri. Il fondamento teologico è la comunione dei santi: il Catechismo, citando san Tommaso d’Aquino, la identifica con la Chiesa stessa, perché il bene di ciascuno è condiviso con tutti (CCC 946-962).

Quanto alla storia, una festa di tutti i santi compare nell’Occidente latino tra l’VIII e il IX secolo. La data del 1° novembre è attribuita a papa Gregorio III secondo il Liber Pontificalis; nell’835 papa Gregorio IV la estese alla Chiesa universale. Gli studiosi la collegano anche alla tradizione romana della dedicazione del Pantheon alla Vergine e ai martiri. Una festa dei santi esisteva già in Oriente: ad Antiochia si celebrava la domenica dopo la Pentecoste, e ne parlava san Giovanni Crisostomo.

Che cosa dicono i Salmi e la Parola

Il salmo che accompagna la liturgia della solennità è il Salmo 23 (24 nella numerazione ebraica): «Chi potrà salire il monte del Signore, chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro». Il ritornello parla della generazione che cerca il volto del Signore: i santi sono coloro che lo hanno cercato davvero. La pagina evangelica è quella delle Beatitudini (Mt 5,1-12), la strada della santità.

Per il 2 novembre i credenti hanno sempre pregato con il Salmo 130, il De profundis («Dal profondo a te grido, Signore»), e con il Salmo 116, che dice: «Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli». Nel libro della Sapienza si legge che «le anime dei giusti sono nelle mani di Dio» (Sap 3,1). Sono parole di speranza, non di paura.

Il 2 novembre: i defunti

Il giorno dei morti ricorda i propri cari e li affida a Dio, in particolare quelli che hanno ancora bisogno di essere aiutati. Il Catechismo ricorda che da sempre la Chiesa offre suffragi per i defunti, soprattutto il sacrificio eucaristico, ma anche elemosine e opere di penitenza (CCC 1032). I fiori sulle tombe esprimono la fede nella comunione che continua; il dono più duraturo, ci ricorda la Chiesa, è la preghiera. Il 1° novembre è giorno di precetto, come la domenica; il 2 novembre non lo è.

Le usanze

In Sicilia la Festa dei Morti ha un volto familiare e quasi giocoso, che serve a togliere fiato alla paura della morte. Si visitano i cimiteri con i fiori. La tradizione racconta che nella notte tra il 1° e il 2 novembre i defunti tornino a portare doni ai bambini: un tempo si facevano trovare giochi e dolci nascosti per casa. Tra i dolci tipici si ricordano le ossa dei morti (biscotti croccanti a forma di osso), la frutta martorana, i pupi di zucchero che raffigurano i paladini dell’Opera dei Pupi, e i canistri, i cesti con cui si portano in dono. In alcune zone si mangiano le fave, che si diceva contenessero le lacrime dei defunti.

La tradizione ortodossa

Le Chiese ortodosse conservano la memoria più antica. La festa di Tutti i Santi si celebra la prima domenica dopo la Pentecoste (7 giugno nel 2026), dopo la discesa dello Spirito, e il sabato precedente si ricordano tutti i defunti nel Sabato dei defunti. Cambiano le date, ma l’idea è la stessa: la Chiesa del cielo e quella della terra pregano insieme. Nel mondo greco i defunti si ricordano anche con i kollyva, il grano bollito offerto in segno di risurrezione. Un’unica fede nella vita eterna, espressa con riti e calendari diversi.

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