Perché lo si considera importante e che cosa significa per un credente
Parlare di dialogo interreligioso non vuol dire mettere tutte le religioni sullo stesso piano. Vuol dire riconoscere che l’altro è una persona, con una fede, una storia e una dignità, e che incontrarlo è un dovere di rispetto e di carità.
Le radici: Nostra Aetate
Il documento di riferimento è la dichiarazione conciliare Nostra Aetate, promulgata dal Concilio Vaticano II nel 1965. Nel suo discorso del 28 ottobre 2025, per il sessantesimo anniversario, Papa Leone XIV ne ha ricordato i punti centrali: l’umanità forma un’unica famiglia, con un’origine e una meta comuni; la Chiesa non rifiuta ciò che nelle altre religioni è vero e santo, perché in esse riluce un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini; la Chiesa respinge ogni discriminazione per motivi di razza, condizione o religione.
Che cosa significa in termini di fede
Nello stesso discorso Leone XIV afferma che il dialogo «non è una tattica o uno strumento, ma un modo di vivere» e che il dialogo autentico «non nasce dal compromesso, ma dalla convinzione»: chi dialoga non abbandona la propria fede, ma resta saldamente in essa, e proprio dalle radici della propria fede trae la forza di tendere la mano.
Giovanni Paolo II lo aveva già detto nel 2004 al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso: il dialogo fa parte della missione della Chiesa, ma resta distinto dall’annuncio; va evitato ogni relativismo e indifferentismo, e occorre offrire con rispetto la testimonianza della speranza cristiana. Aggiungeva che il nome dell’unico Dio deve diventare sempre più un nome di pace.
Perché è così importante oggi
Perché le guerre, spesso, si accendono usando il nome di Dio. Leone XIV ha richiamato la responsabilità dei capi religiosi: aiutare i fedeli a superare pregiudizio, ira e odio, ed essere voci contro violenza e ingiustizia, mentre, osserva, tornano a ergersi muri tra le nazioni. Il dialogo è un modo concreto di costruire la pace, e la pace, ricorda Giovanni Paolo II, è anzitutto un dono di Dio da implorare.
Per chi ha scelto la via della cavalleria, il dialogo è anche una conseguenza naturale della storia: gli Ospitalieri nacquero per curare i pellegrini di ogni provenienza. Servire il prossimo, chiunque sia, è il fondamento della nostra identità. Dialogare significa farlo con verità, senza rinunciare a ciò in cui crediamo e senza chiudere la porta a nessuno.










