I Cavalieri in Africa: Tripoli, un terreno difficile (1530-1551)

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Che cosa documentano gli studi storici sul legame tra gli Ospitalieri e il continente africano

Quando si parla della presenza dei Cavalieri di Malta in Africa, occorre distinguere con cura le epoche. Nel Medioevo le sedi dell’Ordine furono Gerusalemme, poi Cipro (1291) e Rodi (1310): nessuna in Africa, come ricorda anche il profilo storico diffuso dalle diocesi. Il vero capitolo africano, ampiamente documentato, si apre nel Cinquecento e ha un nome: Tripoli di Barberia, nell’attuale Libia.

Le radici medievali: un legame indiretto

Il primo contatto con l’Africa è all’origine stessa della storia. Nel 1023 mercanti di Amalfi e Salerno ottennero dall’imam fatimide d’Egitto, al-Zāhir, il permesso di ricostruire a Gerusalemme l’ospizio per i pellegrini: da quel nucleo nacque, secondo la storiografia, la struttura degli Ospitalieri. Più tardi, a Rodi, i Cavalieri difesero l’isola dai corsari del Nord Africa e dai tentativi del sultano mamelucco d’Egitto, respinti a metà del Quattrocento. In entrambi i casi l’Africa è lo sfondo, non una meta di spedizione dell’Ordine.

L’impero di Carlo V

Dopo la caduta di Rodi nel 1522, i Cavalieri cercarono una nuova sede. Tripoli era stata conquistata dalla Spagna nel 1510 con una spedizione di Pedro Navarro, alla quale parteciparono cinque galee maltesi: furono liberati circa 170 schiavi cristiani. Il 23 marzo 1530 l’imperatore Carlo V concesse all’Ordine Malta e Tripoli come territorio nobile, con l’obbligo di donare ogni anno, il 1° novembre, un falcone al Viceré di Sicilia. Il 25 luglio 1530 i Cavalieri presero possesso di Tripoli.

Ventuno anni di governo

Per ventuno anni i Cavalieri governarono la città, tra incursioni, scontri con le flotte ottomane e azioni lungo tutto il Mediterraneo. Nel 1535 contribuirono in modo decisivo alla riconquista di Tunisi da parte di Carlo V, e nel 1536 sconfissero a Tagiura il corsaro Cacciadiabolo. Nel 1541 le tre galee dell’Ordine parteciparono alla spedizione imperiale contro Algeri, che fallì per una tempesta.

Il feudo era però oneroso. Tripoli rendeva poco: gli studiosi ricordano una tassa del 10% sulle merci e due ducati per ogni schiavo venduto. Per finanziare le fortificazioni l’Ordine dovette vendere beni immobili e chiedere sussidi all’Imperatore, concessi in misura insufficiente. Nel 1543 i Cavalieri chiesero di essere sollevati dall’onere; Carlo V rifiutò di distruggere città e porto e promise soccorso in caso di attacco. Fra il 1545 e il 1550 circa Jean de Valette, futuro Gran Maestro, propose di trasferire la sede dell’Ordine a Tripoli, ma il piano non si realizzò.

La caduta

Nel 1551 la flotta ottomana attaccò Malta e occupò Gozo (26 luglio), dove migliaia di persone furono ridotte in schiavitù. Tripoli cadde il 14 agosto 1551, dopo una trattativa di resa che le fonti definiscono controversa, conclusa senza il consenso del Gran Maestro. Una spedizione di riconquista, guidata dal duca di Medinaceli nel 1560, fallì: il presidio di Gerba fu sopraffatto e Tripoli fu perduta per sempre.

Gli studiosi osservano che la presenza dei Cavalieri in Africa aveva senso soltanto in coordinamento con le forze spagnole, e che di fatto furono lasciati soli quando la loro piazzaforte fu attaccata. È una pagina di coraggio e di sacrificio, ma anche di onestà storica: non una conquista, bensì un avamposto difficile, difeso con mezzi insufficienti per ventuno anni.

Per questo, quando si racconta l’Africa dei Cavalieri, la formula più corretta è questa: non un viaggio medievale, ma una presenza stabile e documentata, dal 1530 al 1551, nella Tripoli di Carlo V.

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