Cosa mangiavano i Cavalieri di Malta durante le lunghe campagne navali e le rotte tra Rodi, Malta e il Levante
La gloria militare dei Cavalieri di Malta si costruiva non solo con la spada e la fede, ma anche con lo stomaco. Le lunghe traversate del Mediterraneo — da Rodi a Cipro, da Malta alle coste anatoliche, dai porti franchi di Siria alle basi siciliane — richiedevano un’approvvigionamento alimentare studiato, robusto e durevole. La cucina di bordo delle galee ospedaliere era, a suo modo, una scienza.
La galletta: il pane immortale
Il protagonista assoluto dell’alimentazione navale medievale e rinascimentale era la galletta, chiamata anche biscotto di mare o biscoct (dal latino medievale biscoctus, ‘cotto due volte’). Si trattava di una sfoglia di pane scondito, cotta una prima volta come comune pagnotta e poi nuovamente essiccata in forno a bassa temperatura per ore, fino a diventare quasi pietrosa. Il risultato era un alimento privo di umidità, capace di conservarsi per mesi — talvolta per anni — senza ammuffire.
Sulle galee dei Cavalieri, la razione giornaliera di galletta per ogni rematore e marinaro ammontava a circa 700-800 grammi. I Cavalieri stessi, pur godendo di razioni superiori, la consumavano quotidianamente, spesso ammorbidendola nell’acqua, nel vino diluito o nel brodo di legumi. Non era cibo raffinato, ma era nutrimento sicuro in un’epoca in cui le intossicazioni alimentari mietevano più vittime delle battaglie.
Legumi, lardo e vino
Accanto alla galletta, le stive delle galee ospitaliere erano cariche di legumi secchi — ceci, fave e lenticchie — che costituivano la principale fonte proteica per l’equipaggio. Venivano cotti in grandi paioli di rame con lardo salato, aglio e, quando disponibili, erbe aromatiche secche come rosmarino e origano. Il lardo, conservato sotto sale o affumicato, era l’altro elemento fondamentale: forniva grassi, calorie e aromi in una sola soluzione.
Il vino era considerato bevanda di prima necessità, non lusso. L’acqua dolce sulle navi si contaminava rapidamente, e i marinai medievali lo sapevano bene. Il vino, grazie alla sua acidità e al contenuto alcolico, si conservava meglio e risultava più sicuro. Sulle galee dell’Ordine si imbarcavano prevalentemente vini siciliani e maltesi, corposi e ad alta gradazione, spesso tagliati con acqua prima del consumo.
Le specialità dell’Ospitalità maltese
Quando le galee sostavano a Malta o nelle precettorie siciliane, la dieta si arricchiva considerevolmente. I Cavalieri conoscevano e apprezzavano prodotti locali che sarebbero rimasti simboli della cucina maltese: il formaggio ġbejniet (piccole forme di pecorino fresco o stagionato), le olive condite con aglio e erbe, il pesce salato e le acciughe sott’olio. Questi alimenti, facilmente trasportabili e a lunga conservazione, venivano spesso imbarcati come scorte di riserva per i Cavalieri di rango.
La tradizione vuole che i Cavalieri di Malta avessero anche un debole per il miele prodotto sull’isola — un miele selvatico, profumato di timo e carrubo, che si usava per dolcificare i pasti, per conservare i frutti e, non da ultima, per le sue riconosciute proprietà medicinali. L’apiterapia era praticata negli ospedali dell’Ordine molto prima che la scienza moderna ne certificasse le virtù.










