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	<title>Lo Scudo Magazine</title>
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	<description>La notizia che ti aspetti</description>
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	<title>Lo Scudo Magazine</title>
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		<title>Al Santuario di Vena il Raduno diocesano delle Confraternite: &#8220;Custodire il cuore delle tradizioni&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:59:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Vescovo Raspanti incontra confraternite, arciconfraternite e comitati festeggiamenti. Al centro la pietà popolare, tema del nuovo anno pastorale Domenica 27 settembre 2026 il Santuario Mariano di Vena ha accolto il Raduno diocesano delle Confraternite, delle Arciconfraternite e dei Comitati dei festeggiamenti. Sono arrivati da tutte le comunità della Diocesi, per un momento di preghiera [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><em>Il Vescovo Raspanti incontra confraternite, arciconfraternite e comitati festeggiamenti. Al centro la pietà popolare, tema del nuovo anno pastorale</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica 27 settembre 2026 il Santuario Mariano di Vena ha accolto il Raduno diocesano delle Confraternite, delle Arciconfraternite e dei Comitati dei festeggiamenti. Sono arrivati da tutte le comunità della Diocesi, per un momento di preghiera e di incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A presiedere è stato il Vescovo, S.E. Mons. Antonino Raspanti. Erano presenti il Delegato diocesano, don Orazio Greco, e il Presidente diocesano, Franco Scarpignato, insieme alle numerose realtà confraternali e ai Comitati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Vescovo ha rivolto ai presenti parole di incoraggiamento e gratitudine per il servizio svolto nelle comunità. Ha ricordato che ogni espressione della devozione popolare va vissuta in autentico spirito ecclesiale, cioè dentro la vita della Chiesa e non accanto a essa.</p>


<div class="wp-block-image">
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<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più atteso è stato il riferimento alle linee guida del nuovo anno pastorale, dedicate proprio alla pietà popolare e alla sua valorizzazione. L&#8217;obiettivo è che le tradizioni di fede diventino sempre più occasione di evangelizzazione, di comunione e di incontro con il Signore. Processioni, feste patronali e simulacri portati a spalla sono così chiamati a essere segni che conducono a Cristo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiuso il raduno, la giornata è proseguita in clima di fraternità. Numerosi partecipanti si sono ritrovati a tavola a Casa San Tommaso, a Linguaglossa, per condividere il pranzo. Don Orazio ha espresso profonda gratitudine a tutti i presenti, la cui partecipazione è, nelle sue parole, un bel segno di comunione, ecclesialità e fraternità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Torre Normanna e Premio Caruso: due riconoscimenti, una stessa idea di eccellenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:53:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia, luoghi e protagonisti di due premi internazionali che il 5 settembre 2026 si sono celebrati insieme Ci sono luoghi in cui un premio non è solo una cerimonia. A Roccaromana, borgo dell&#8217;Alto Casertano, il Premio Internazionale &#8220;Torre Normanna&#8221; si tiene ogni anno ai piedi di una torre millenaria. Quest&#8217;anno ha condiviso la giornata con [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Storia, luoghi e protagonisti di due premi internazionali che il 5 settembre 2026 si sono celebrati insieme</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono luoghi in cui un premio non è solo una cerimonia. A Roccaromana, borgo dell&#8217;Alto Casertano, il Premio Internazionale &#8220;Torre Normanna&#8221; si tiene ogni anno ai piedi di una torre millenaria. Quest&#8217;anno ha condiviso la giornata con un altro riconoscimento, dedicato a uno dei più grandi tenori di tutti i tempi:<strong> </strong>il Premio &#8220;Enrico Caruso – Da San Giovanniello a New York&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Premio &#8220;Torre Normanna di Roccaromana&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Torre Normanna fu costruita nel 1100 a difesa del territorio, e il nome di Roccaromana compare per la prima volta nei documenti ufficiali nel 1101, in un diploma del Principe di Capua Riccardo II. Da questo simbolo prende il nome il premio, nato dalla volontà di riscoprire e rilanciare i borghi storici e le aree interne del Mezzogiorno, legando il prestigio del riconoscimento alla cornice millenaria della torre.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="771" data-id="5559" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-1024x771.jpeg" alt="" class="wp-image-5559" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-1024x771.jpeg 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-300x226.jpeg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-1536x1157.jpeg 1536w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-768x578.jpeg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-292x220.jpeg 292w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-371x279.jpeg 371w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-544x410.jpeg 544w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-1535x1156.jpeg 1535w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1-859x647.jpeg 859w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/f7f8e4b0-87c7-40a0-b1ea-5df55dec7dfd-1.jpeg 2040w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Il premio è legato al Principato Turistico di Roccaromana, che nasce sotto l&#8217;alto patrocinio della Fondazione delle Opere Caritatevoli e si presenta come emblema di filantropia, cultura e devozione civile. L&#8217;ideatore è il Principe Paolo di Giovine, presidente della Fondazione delle Opere Caritatevoli e cittadino onorario di Roccaromana. Lo ha pensato per premiare le eccellenze del territorio e non solo. L&#8217;iniziativa si svolge in stretta collaborazione con l&#8217;amministrazione comunale, guidata dal sindaco <strong>Nicola Pelosi</strong>, con la Pro Loco e l&#8217;Associazione della Torre Normanna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione si ripete ogni anno nel borgo. L&#8217;edizione 2026 si è tenuta sabato 5 settembre, al tramonto, con la torre illuminata e gli sbandieratori &#8220;Le Tre Torri di Minturno&#8221;. Con il patrocinio del FAI di Caserta, ha riunito istituzioni, cultura, impresa e impegno civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Premio &#8220;Enrico Caruso – Da San Giovanniello a New York&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima edizione si è svolta sabato 24 febbraio 2018 a Napoli, a Villa Di Donato. Lo scopo è ricordare il celebre tenore napoletano Enrico Caruso proprio nei luoghi in cui è nato, il quartiere di San Giovanniello, e celebrare personalità distinte in ambito artistico, culturale e sociale. Il titolo racconta la parabola di Caruso: un artista che parte dai vicoli di San Giovanniello, umile quartiere di Napoli, e raggiunge i palcoscenici più prestigiosi del mondo, primi fra tutti quelli di New York.</p>


<div class="wp-block-image">
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<p class="wp-block-paragraph">Il premio fu ideato dal Maestro Armando Jossa, pittore, scultore e ideatore della Paraideaolia, insieme a Donatella Cotesta e all&#8217;avvocato Barbara Empler. Nel tempo ha cambiato sedi e organizzatori, arrivando nel novembre 2025 alla Sala della Regina della Camera dei Deputati, con l&#8217;organizzazione dell&#8217;A.N.I.L.D.D. e di Vigor Music. Oggi la presidente della Fondazione del Premio è la dott.ssa <strong>Donatella Cotesta</strong>. Vengono premiati protagonisti di arte, spettacolo, scienza, cultura, sociale, imprenditoria e giornalismo, che incarnano i valori di talento, determinazione e riscatto simboleggiati dalla vita di Caruso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un incontro tra territorio e cultura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 5 settembre 2026 i due premi si sono celebrati congiuntamente a Roccaromana. Era presente al completo anche la governance del Premio Caruso, con il Vice Presidente Internazionale Marco Pisano e i presidenti per Sicilia e Campania. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla stessa giornata si lega il nostro Gran Maestro. Nell&#8217;edizione di quest&#8217;anno S.E. Giuseppe Madia, Gran Maestro della Confederazione, ha ricevuto entrambe le onorificenze: il Premio Torre Normanna, per essersi distinto nel campo della medicina, in particolare nello studio delle malattie nervose e mentali, e l&#8217;Attestato del Premio Caruso, per l&#8217;eccellente contributo alla medicina al servizio della salute e della comunità.</p>
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		<title>Cecità di Saramago: lo specchio in cui non vogliamo guardare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:48:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trent&#8217;anni dopo la sua uscita, il romanzo del Nobel portoghese racconta con una forza sorprendente la società di oggi Ci sono libri che invecchiano e libri che, con gli anni, diventano più attuali. Cecità, di José Saramago, appartiene alla seconda categoria. Pubblicato in Portogallo nel 1995 e tradotto in italiano l&#8217;anno dopo, è tra i [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><em>Trent&#8217;anni dopo la sua uscita, il romanzo del Nobel portoghese racconta con una forza sorprendente la società di oggi</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono libri che invecchiano e libri che, con gli anni, diventano più attuali. <em>Cecità</em>, di José Saramago, appartiene alla seconda categoria. Pubblicato in Portogallo nel 1995 e tradotto in italiano l&#8217;anno dopo, è tra i romanzi più letti dell&#8217;autore, che nel 1998 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La trama</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In una città senza nome un uomo, fermo al semaforo, diventa improvvisamente cieco. Non vede il buio, vede un bianco lattiginoso. Il male si diffonde come un contagio. Il governo, spaventato, rinchiude i primi ciechi in un ex manicomio, sorvegliati da soldati che hanno ordine di non avvicinarsi. Tra loro c&#8217;è la moglie di un oculista, che finge di essere cieca ma continua a vedere. Dentro l&#8217;edificio, senza regole e senza aiuto, il gruppo si degrada: sporcizia, violenza, sopraffazione. Chi ha le armi controlla il cibo e lo fa pagare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I personaggi non hanno nome: sono il primo cieco, la moglie del medico, la ragazza dagli occhiali scuri. È una scelta precisa, perché ciascuno di noi può riconoscersi in loro. Lo stile è altrettanto particolare: niente virgolette, dialoghi inseriti nella narrazione, frasi lunghe che trascinano il lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché è attualissimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro ci ricorda che si può guardare senza vedere. Saramago suggerisce che la vera cecità è morale, ed è quella di chi vive accanto agli altri senza accorgersi di loro. Il romanzo apre con un&#8217;epigrafe che è già un programma: <em>&#8220;Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha vissuto gli anni della pandemia ha ritrovato molte immagini del romanzo: la paura del contagio, la quarantena, l&#8217;isolamento dei più fragili, la fiducia nelle istituzioni messa alla prova. Ma la sua attualità va oltre. Riguarda l&#8217;indifferenza davanti alla sofferenza, l&#8217;informazione che ci sommerge senza aiutarci a capire, la tentazione di lasciare che sia qualcun altro a occuparsi dei più deboli. La società descritta da Saramago è la nostra, senza filtri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La luce che resta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo non è disperato. La moglie del medico vede, e proprio per questo si assume una responsabilità. Cura, protegge, guida il gruppo fuori dall&#8217;edificio e diventa la memoria morale dei suoi compagni. Il suo gesto ha un significato profondo: chi vede ha il dovere di aiutare chi non vede. Alla fine, la vista torna a tutti. Ma il finale non chiude il discorso: ci lascia con una domanda, se saremo capaci di guardare davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un libro da rileggere, o da leggere per la prima volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Politica. Benedetto Croce credeva nella libertà del fare, purché etica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Né sacra né sporca: perché per il grande filosofo napoletano la politica ha una dignità propria, e che cosa significa per chi serve la comunità Sentiamo dire spesso che la politica è sporca, oppure che dovrebbe essere pura come una religione. Benedetto Croce (Pescasseroli 1866 – Napoli 1952) fu filosofo, storico, critico e senatore, e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><em>Né sacra né sporca: perché per il grande filosofo napoletano la politica ha una dignità propria, e che cosa significa per chi serve la comunità</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sentiamo dire spesso che la politica è sporca, oppure che dovrebbe essere pura come una religione. Benedetto Croce (Pescasseroli 1866 – Napoli 1952) fu filosofo, storico, critico e senatore, e su questo punto ha una posizione molto chiara e diversa: la politica è una cosa seria, con una sua logica, che non va né demonizzata né idealizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;attività dello spirito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella sua Filosofia dello Spirito, Croce distingue quattro forme fondamentali di attività umana: l&#8217;arte, il pensiero, l&#8217;azione economica o utile e l&#8217;azione morale. La politica appartiene per lui alla sfera pratica, ed è l&#8217;ambito della forza, della volontà e della vitalità: è ciò che consente a una società di organizzarsi, decidere e agire. Da questo punto di vista è un&#8217;attività autonoma, con regole proprie, e non si può ridurre alla predica morale. Chi pretende di governare soltanto con le buone intenzioni sbaglia, ma sbaglia anche chi la riduce a pura convenienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Croce riconosce a Machiavelli il merito di averne scoperto l&#8217;autonomia. Però non ne fa una zona senza morale.<strong> </strong>La politica esiste dentro la vita dello spirito, e i suoi fini si giudicano alla luce dell&#8217;etica e della storia. <strong>Così il politico che serve solo se stesso si condanna da solo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La libertà come religione civile</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Croce il fine più alto dell&#8217;azione politica è la libertà. Il suo liberalismo non è un programma economico ma una concezione della vita: la libertà è ciò che permette all&#8217;uomo di crescere e alle società di progredire. Fu anche coerente nei fatti. Nel 1925 scrisse il <em>Manifesto degli intellettuali antifascisti</em>, in risposta a quello degli intellettuali fascisti, e negli anni della dittatura continuò a lavorare e pubblicare, restando un punto di riferimento morale. Dopo la guerra fu tra i protagonisti della rinascita democratica e fondò a Napoli l&#8217;Istituto italiano per gli studi storici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa ci dice oggi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La lezione ha un valore anche per una realtà come la nostra, che non fa politica ma serve la comunità: la politica ha bisogno di competenza, responsabilità e coraggio, e non di slogan. Il bene comune si costruisce con l&#8217;azione concreta e con un orizzonte ideale. Non serve indignarsi da lontano: chi pensa che la politica sia sporca dovrebbe chiedersi che cosa fa per pulirla, e quali azioni compie per contribuire a rendere più vivibile questa società.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://loscudomagazine.it/2026/10/01/politica-benedetto-croce-credeva-nella-liberta-del-fare-purche-etica/">Politica. Benedetto Croce credeva nella libertà del fare, purché etica</a> proviene da <a href="https://loscudomagazine.it">Lo Scudo Magazine</a>.</p>
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		<title>Ippoterapia: quali sono le razze equine più adatte nel trattamento dell&#8217;autismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:42:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come il cavallo aiuta bambini con difficoltà di comunicazione e socializzazione, che cosa dicono gli studi e quali razze sono le più indicate Da sempre il cavallo è compagno dell&#8217;uomo, e nella tradizione cavalleresca è anche un simbolo di nobiltà e lealtà. Da qualche decennio il suo ruolo si è ampliato: oggi il cavallo è [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come il cavallo aiuta bambini con difficoltà di comunicazione e socializzazione, che cosa dicono gli studi e quali razze sono le più indicate</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da sempre il cavallo è compagno dell&#8217;uomo, e nella tradizione cavalleresca è anche un simbolo di nobiltà e lealtà. Da qualche decennio il suo ruolo si è ampliato: oggi il cavallo è anche un alleato terapeutico. Già gli antichi greci consideravano il cavallo uno strumento di benessere fisico e mentale, e il termine &#8220;ippoterapia&#8221; viene dal greco <em>hippos</em> (cavallo) e <em>therapeia</em> (cura).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cos&#8217;è, e come funziona</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ippoterapia rientra negli Interventi Assistiti con gli Animali. Si svolge in centri specializzati, sotto la guida di professionisti qualificati che lavorano in équipe: sanitari, educatori e istruttori. Il movimento ritmico del cavallo stimola il tono muscolare, l&#8217;equilibrio e la coordinazione. Il bambino si prende cura dell&#8217;animale: lo avvicina, lo conduce. In questo modo esercita attenzione, responsabilità e autonomia, e impara a leggere segnali non verbali, cosa fondamentale per chi ha difficoltà di comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i bambini con disturbo dello spettro autistico il cavallo offre una relazione priva di giudizio, in cui non servono le parole. Il contatto con un animale grande e calmo aiuta anche a regolare le emozioni: la ricerca segnala effetti su ansia e stress.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa dicono gli studi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverse ricerche segnalano miglioramenti nel funzionamento sociale, nella comunicazione, nel controllo motorio e nei comportamenti adattivi. Il progetto italiano <em>Riding the Blue</em>, guidato dal professor Leonardo Zoccante con Fieracavalli, ha coinvolto 60 bambini e ragazzi con autismo e ha mostrato risultati incoraggianti su funzione motoria e comportamento adattivo. Non tutti gli studi però concordano su ogni aspetto: alcuni non hanno rilevato effetti su socializzazione e comunicazione. L&#8217;obiettivo dei ricercatori è far riconoscere un protocollo condiviso e portare l&#8217;ippoterapia nel Servizio sanitario nazionale. Si tratta quindi di un aiuto promettente, da affiancare ai percorsi terapeutici e mai da considerare una cura risolutiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le razze più indicate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che conta è il carattere del singolo cavallo: docile, paziente, tollerante verso i movimenti imprevedibili, con andature morbide e taglia adeguata. Alcune razze sono indubbiamente più adatte di altre.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-5548" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-1024x683.jpg 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-300x200.jpg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-768x512.jpg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-330x220.jpg 330w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-420x280.jpg 420w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-859x573.jpg 859w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01-615x410.jpg 615w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/haflinger.it-slider01.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avelignese (Haflinger). </strong>È la razza più citata. Nasce ad Avelengo, vicino a Merano, e la sua origine ufficiale risale al 1874. Ha mantello sauro dorato e criniera chiara, è di taglia medio-piccola, docile e facile da addestrare. Ha una pazienza infinita nelle attività a terra, come farsi condurre, pulire e gestire. È tollerante di fronte agli errori del cavaliere e molto sicuro. Per questo è considerata tra le più complete per l&#8217;equitazione integrata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-1024x682.avif" alt="" class="wp-image-5549" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-1024x682.avif 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-300x200.avif 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-767x511.avif 767w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-330x220.avif 330w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-1536x1024.avif 1536w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-615x410.avif 615w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-420x280.avif 420w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-860x573.avif 860w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1-1535x1023.avif 1535w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/c3c6424a9d1813c82a2b76893a48043e8f025b81-2000x1333-1.avif 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fiordo norvegese.</strong> Robusto, calmo, con schiena larga e andature stabili: un&#8217;altra scelta apprezzata nei centri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="752" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-1024x752.jpg" alt="" class="wp-image-5550" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-1024x752.jpg 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-300x220.jpg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-768x564.jpg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-299x220.jpg 299w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-381x280.jpg 381w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-1536x1128-1.jpg 1536w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-558x410.jpg 558w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano-859x631.jpg 859w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/cavallo-sanfratellano.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sanfratellano.</strong> Razza siciliana dei monti Nebrodi, rustica, equilibrata e affidabile, con un valore in più per noi: è un cavallo siciliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vanno benissimo anche pony e cavalli di altre razze, purché il singolo animale sia selezionato, addestrato e in buona salute. Prima dell&#8217;inizio del percorso la famiglia dovrebbe informarsi presso strutture qualificate e chiedere il parere dei terapisti che seguono il bambino<strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il gusto dell&#8217;autunno: sette cibi da portare in tavola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla melagrana al fico d&#8217;India, dalle castagne alla cotogna: che cosa raccoglie la stagione e come consumarla, tra tradizione siciliana e ricette semplici. Con l&#8217;autunno la natura non si ferma: cambia colore e ci consegna frutti che sembrano fatti per scaldare. Ecco sette prodotti di stagione, con qualche idea per portarli in tavola. MelagranaRicca di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dalla melagrana al fico d&#8217;India, dalle castagne alla cotogna: che cosa raccoglie la stagione e come consumarla, tra tradizione siciliana e ricette semplici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Con l&#8217;autunno la natura non si ferma: cambia colore e ci consegna frutti che sembrano fatti per scaldare. Ecco sette prodotti di stagione, con qualche idea per portarli in tavola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Melagrana</strong><br>Ricca di polifenoli, vitamina C e potassio. Si mangia al naturale, sgranata su insalate di finocchi e arance, su formaggi freschi o su carni bianche. Con il succo si fanno spremute e sciroppi. Nell&#8217;antichità era simbolo di fertilità e abbondanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Cachi</strong><br>Polpa dolcissima, ricca di zuccheri, fibre e betacarotene. Va mangiato ben maturo, quando la polpa è morbida, perché acerbo lascia in bocca una sensazione astringente. Ottimo al cucchiaio, in mousse, con lo yogurt o nelle marmellate. Chi deve controllare gli zuccheri ne consumi con moderazione.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Castagne</strong><br>Sono il frutto dell&#8217;autunno per eccellenza. Energetiche, ricche di amidi e potassio, naturalmente senza glutine. Si consumano bollite, arrostite o trasformate in farina per dolci e pane. Il rito delle caldarroste fa parte della tradizione di quasi tutto il Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Fichi d&#8217;India</strong><br>In Sicilia sono un simbolo. Il frutto è ricco d&#8217;acqua, fresco e dolce, con vitamina C e sali minerali. Si mangia sbucciato con cura, perché la buccia ha piccole spine quasi invisibili. Il secondo raccolto, dopo aver tolto i fiori a inizio estate, dà frutti più grossi e tardivi, che arrivano fino a ottobre. Da provare freddi, con una spruzzata di limone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Mele cotogne</strong><br>Da crude sono dure e aspre, ma cotte diventano profumatissime. Sono ricche di pectina, per questo fanno marmellate e la classica cotognata. Si abbinano anche a formaggi stagionati e carni arrosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Zucca</strong><br>Povera di calorie, ricca di betacarotene. Si presta a vellutate, risotti, ripieni per la pasta, gnocchi e dolci. Anche i semi, tostati, sono uno spuntino gradevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Noci</strong><br>Contengono grassi buoni, tra cui acidi grassi omega-3 di origine vegetale, e sono molto nutrienti. Un pugno al giorno è un ottimo spuntino. Si usano nelle insalate, nei dolci e nei formaggi.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tavola e condivisione</strong><br>In Sicilia l&#8217;autunno ha anche i suoi dolci simbolici: per la commemorazione dei defunti, il 2 novembre, si preparano la frutta di Martorana, di pasta di mandorla dipinta a forma di frutto, e altri dolci tradizionali. Così il raccolto diventa festa, ricordo e dono.<br></p>
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		<title>Sénanque, dove la lavanda incontra l&#8217;architettura medioevale</title>
		<link>https://loscudomagazine.it/2026/10/01/senanque-dove-la-lavanda-incontra-larchitettura-medioevale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & Patrimonio — I Luoghi della Memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore della Provenza, un&#8217;abbazia cistercense del 1148 ancora abitata dai monaci: storia, paesaggio e legami con la cavalleria ospitalieraÈ l&#8217;immagine che tutti riconoscono: un&#8217;abbazia di pietra chiara, sobria e severa, circondata da un mare viola. Si chiama Abbazia di Notre-Dame de Sénanque e sorge nel Vaucluse, a pochi chilometri da Gordes, in un vallone [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore della Provenza, un&#8217;abbazia cistercense del 1148 ancora abitata dai monaci: storia, paesaggio e legami con la cavalleria ospitaliera<br>È l&#8217;immagine che tutti riconoscono: un&#8217;abbazia di pietra chiara, sobria e severa, circondata da un mare viola. Si chiama Abbazia di Notre-Dame de Sénanque e sorge nel Vaucluse, a pochi chilometri da Gordes, in un vallone del massiccio del Luberon.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una fondazione cistercense</strong><br>L&#8217;abbazia fu fondata nel 1148 da un gruppo di monaci cistercensi provenienti da Mazan, nell&#8217;Ardèche. Il luogo fu scelto perché ricco d&#8217;acqua e di terreni fertili: il nome deriva dal piccolo fiume Sénancole che scorre nella valle. Fu consacrata nel 1178 e raggiunse il suo splendore tra il XIII e il XIV secolo.<br>Insieme a Silvacane e Le Thoronet forma le cosiddette &#8220;tre sorelle&#8221; cistercensi di Provenza, considerate tra i capolavori dell&#8217;architettura monastica medievale. Le linee sono pure e il decoro quasi assente: lo stile cistercense cerca l&#8217;essenziale, perché niente distragga dalla preghiera. Durante la Rivoluzione francese, nel 1797, i monaci furono allontanati e l&#8217;abbazia fu venduta. Dopo alterne vicende, i cistercensi vi sono tornati e oggi una comunità vive e prega di nuovo tra quelle mura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>La lavanda, un&#8217;aggiunta del Novecento</strong><br>Per secoli i campi attorno all&#8217;abbazia furono pascoli e terreni coltivati a cereali e patate, per il sostentamento dei monaci. Solo dal Novecento i religiosi hanno cominciato a coltivare la lavanda. Si tratta in particolare del lavandin, un incrocio tra lavanda fine e lavanda aspic, più robusto e adatto alla vita in altura.<br>Oggi la fioritura va indicativamente dalla metà di giugno ai primi di luglio, con il periodo migliore tra il 20 giugno e il 10 luglio. I monaci vivono del lavoro delle proprie mani: coltivano la lavanda e producono miele, e accolgono i visitatori. Si possono vedere il chiostro, la chiesa abbaziale, il dormitorio e la sala capitolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>La Provenza è stata una terra fondamentale per la storia ospitaliera: qui l&#8217;Ordine di San Giovanni ebbe uno dei suoi Gran Priorati, con Saint-Gilles come centro principale, e ad Aix-en-Provence sorge ancora la chiesa di Saint-Jean-de-Malte. </p>
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		<title>I talenti premiati dall&#8217;Ordine nel 1600: Caravaggio e Mattia Preti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia dell'Ordine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due grandi pittori, due cavalierati conferiti come riconoscimento del loro genio Nella storia dell&#8217;Ordine di San Giovanni, la Croce a otto punte è stata anche una ricompensa. Nel Seicento due maestri della pittura la ricevettero in cambio del loro talento. Caravaggio, la Croce in premio Nel 1607 il Gran Maestro Alof de Wignacourt accolse sotto [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Due grandi pittori, due cavalierati conferiti come riconoscimento del loro genio</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella storia dell&#8217;Ordine di San Giovanni, la Croce a otto punte è stata anche una ricompensa. Nel Seicento due maestri della pittura la ricevettero in cambio del loro talento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Caravaggio, la Croce in premio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1607 il Gran Maestro Alof de Wignacourt accolse sotto la sua protezione Caravaggio, oggi ancora presente a La Valletta con la <em>Decollazione di San Giovanni Battista</em> e il <em>San Girolamo scrivente</em>. Il primo lavoro fu proprio un ritratto di Wignacourt in armatura, oggi al Louvre. Al Gran Maestro piacque tanto che, come racconta Bellori, gli &#8220;donò in premio la Croce&#8221;. Il pittore fu nominato cavaliere il 14 luglio 1608. Sul suo grado le fonti antiche e moderne divergono, ma il senso non cambia: era un onore conferito per meriti d&#8217;arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo durò poco. Caravaggio fuggì dall&#8217;isola dopo una rissa in cui rimase ferito un cavaliere. Restano però il suo capolavoro nella Concattedrale e una pagina indimenticabile della storia dell&#8217;arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mattia Preti, il &#8220;Cavalier Calabrese&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo protagonista è Mattia Preti (Taverna, 1613 – Malta, 1699). È noto come &#8220;Cavalier calabrese&#8221; perché cavaliere di Malta dal 1642. A Malta arrivò nel 1660 e il 15 settembre 1661 il Gran Maestro Rafael Cotoner lo promosse Cavaliere di Grazia, proprio per i suoi meriti d&#8217;artista. Il Gran Maestro Cotoner gli affidò nel 1661 l&#8217;affresco della volta della Concattedrale di San Giovanni. Preti divenne il pittore ufficiale dell&#8217;Ordine, restò a Malta fino alla morte e guidò una grande bottega che trasformò l&#8217;isola in un cantiere barocco.</p>



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		<title>Equinozio e vendemmia: la festa del raccolto e la legge del seme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Simboli & Devozione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla luce che si fa uguale al buio, ai palmenti siciliani di una volta. Il significato profondo di ciò che si raccoglie Alla fine di settembre il giorno e la notte hanno la stessa durata: è l&#8217;equinozio d&#8217;autunno. In questo istante di equilibrio la luce comincia a cedere il passo al buio. Per i contadini [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Dalla luce che si fa uguale al buio, ai palmenti siciliani di una volta. Il significato profondo di ciò che si raccoglie</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine di settembre il giorno e la notte hanno la stessa durata: è l&#8217;equinozio d&#8217;autunno. In questo istante di equilibrio la luce comincia a cedere il passo al buio. Per i contadini era il segnale che il lavoro dell&#8217;anno stava giungendo a compimento. Nei campi era tempo di raccolta, e per la vite era tempo di vendemmia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una festa di famiglia e di paese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sicilia la vendemmia è stata a lungo una vera festa. Un tempo il periodo della vendemmia era una festa continua: ci si ritrovava nei vigneti con conoscenti o estranei, in un clima di allegria sostenuto da musiche, canti e balli popolari. Nei paesi il capo dei vendemmiatori dava il comando, le ceste finivano in spalla e, in fila indiana, si andava verso il palmento. Era la vasca larga e poco profonda dove si pigiava l&#8217;uva e fermentava il mosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pigiatore lavorava a piedi nudi, tenendosi a una corda appesa al soffitto e spingendo l&#8217;uva con un forcone. Dopo il rosario partivano i canti e i balli per una o due ore, accompagnati da cembali, zufoli, pifferi e cornamuse. Il mosto veniva poi spillato a San Martino, l&#8217;11 novembre, secondo il proverbio ricordato da Pitrè: <strong><em>&#8220;quannu ogni mustu è vinu&#8221;</em>.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="454" height="301" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/5779_0902_vendemmia.jpg.jpeg" alt="" class="wp-image-5533" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/5779_0902_vendemmia.jpg.jpeg 454w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/5779_0902_vendemmia.jpg-300x199.jpeg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/10/5779_0902_vendemmia.jpg-330x219.jpeg 330w" sizes="auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>I bambini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i bambini la vendemmia era un gioco con qualche responsabilità. Chi l&#8217;ha vissuta la ricorda così: ai piccoli era concesso assistere alla pigiatura solo per poco, poi veniva affidato loro un compito che li teneva occupati per il resto della giornata. Restano nella memoria le mani appiccicose di succo e i grappoli spariti misteriosamente prima di arrivare nei cesti. Nel cortile del palmento si allestivano tavole di fortuna per il pranzo dei vendemmiatori. A fine giornata il padrone del vigneto era solito regalare alcuni grappoli ai vendemmiatori. Una parte del mosto si faceva bollire con cenere e foglie aromatiche, per liquori e dolci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il senso simbolico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cos&#8217;è il raccolto, se non prendere ciò che si è seminato? La vendemmia è la prova di questa legge. Il Vangelo parla di un seme che dà frutto &#8220;il cento per uno&#8221;. Il buon seme, cioè il bene, si moltiplica e ritorna centuplicato nel mondo. Vale anche il contrario. Chi semina male non se ne accorge subito, ma ha messo nel proprio campo un&#8217;azione che darà comunque i suoi frutti, e che prima o poi si riverbera contro di lui. Nessun gesto va perso, né il buono né il cattivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vendemmia ci insegna anche come si vive il frutto del proprio lavoro. Si raccoglie insieme e si condivide la tavola. Il grappolo diventa vino e il vino diventa festa comune. Per chi ha vocazione cavalleresca è un richiamo semplice: seminare bene, ogni giorno, sapendo che il raccolto sarà di tutti.</p>



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		<title>Il Fungo di Malta, la pianta misteriosa dell&#8217;Ospedale dei Cavalieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è un fungo, non è nato a Malta, e per due secoli fu venduto a peso d&#8217;oro alle corti d&#8217;Europa Tra i rimedi naturali dell&#8217;Ordine c&#8217;è una pianta dal nome ingannevole: il Fungo di Malta, in latino Cynomorium coccineum (Fungus melitensis). È una pianta parassita, priva di clorofilla e di foglie, che somiglia a [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Non è un fungo, non è nato a Malta, e per due secoli fu venduto a peso d&#8217;oro alle corti d&#8217;Europa</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i rimedi naturali dell&#8217;Ordine c&#8217;è una pianta dal nome ingannevole: il Fungo di Malta, in latino <em>Cynomorium coccineum</em> (<em>Fungus melitensis</em>). È una pianta parassita, priva di clorofilla e di foglie, che somiglia a un fungo ma appartiene a un altro regno. Cresce su coste sabbiose e salate, e la si trova a Malta, in Sicilia, in Sardegna e in Basilicata, anche se le sue origini sono attestate nel nord dell&#8217;Africa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tesoro dell&#8217;Infermeria</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Cinque e Seicento l&#8217;estratto rosso scuro della pianta era usato come panacea nel grande ospedale dell&#8217;Ordine alla Valletta, per piaghe, emorragie e ferite. Serviva soprattutto come emostatico, per fermare il sangue dei feriti in battaglia. Aiutava anche contro la dissenteria, che affliggeva le guarnigioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fama fu tale che tra Sei e Settecento l&#8217;Ordine ne vendeva piccole quantità a prezzi esorbitanti alle case reali d&#8217;Europa. Per proteggere il raro raccolto all&#8217;inizio del Settecento fu costruita una torre di guardia sulla costa, presso la Rocca a picco sul mare, raggiungibile solo con un cesto appeso a una fune lunga una quarantina di metri. Quella rocca, presso Gozo, si chiama ancora oggi Rocca del Generale, o Fungus Rock. La gelosa custodia del segreto diede alla pianta il nome con cui la conosciamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La pianta è ancora conosciuta e studiata. In Sardegna la tradizione popolare la usava come astringente e, in decotto, come rimedio contro la diarrea. È commestibile: la polpa somiglia a quella della mela, con sapore dolce che diventa amarognolo quando la pianta secca. La ricerca scientifica ne ha esaminato le proprietà. Studi di laboratorio hanno analizzato l&#8217;olio della pianta per un possibile potenziale antitumorale. Sono dati preliminari, per cui non fanno del Fungo di Malta un farmaco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi va considerata un tesoro della tradizione e della natura. Non è un rimedio da improvvisare, ma va considerata per la ricerca a partire dal suo utilizzo nell&#8217;antichità e per le sue potenzialità nell&#8217;ambito della cura attuale. </p>
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