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	<title>Tradizioni &amp; Spiritualità — Fede e Popolo Archivi - Lo Scudo Magazine</title>
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	<title>Tradizioni &amp; Spiritualità — Fede e Popolo Archivi - Lo Scudo Magazine</title>
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		<title>La Basilica di San Francesco: casa dell&#8217;unità tra gli uomini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 08:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura e Design]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia, architettura e capolavori di uno dei più grandi simboli della cristianità Ci sono luoghi che non appartengono a una sola confessione, a un solo popolo, a una sola epoca: la Basilica di San Francesco d&#8217;Assisi è uno di questi. Da ottocento anni continua a parlare a chiunque vi entri, credente o semplice viaggiatore, un [&#8230;]</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em><strong>Storia, architettura e capolavori di uno dei più grandi simboli della cristianità</strong></em></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono luoghi che non appartengono a una sola confessione, a un solo popolo, a una sola epoca: la Basilica di San Francesco d&#8217;Assisi è uno di questi. Da ottocento anni continua a parlare a chiunque vi entri, credente o semplice viaggiatore, un linguaggio universale fatto di pietra, colore e silenzio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La costruzione ebbe inizio nel 1228, appena un giorno dopo la canonizzazione di Francesco, per volontà di frate Elia, vicario dell&#8217;ordine francescano, e di papa Gregorio IX. La chiesa inferiore fu completata in tempi rapidissimi, tanto che già nel 1230 vi fu solennemente traslata la salma del Santo, deposta in un sarcofago collocato sotto l&#8217;altare maggiore, nello stesso punto in cui riposa ancora oggi, custodita nella piccola cripta. Pochi anni dopo, lo stesso frate Elia volle edificare, al di sopra della prima chiesa, un secondo edificio più ampio e luminoso: nacque così la Basilica Superiore, capolavoro di architettura gotica tra i primi e più compiuti mai realizzati in Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-5382" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-1024x683.jpg 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-300x200.jpg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-768x512.jpg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-330x220.jpg 330w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-420x280.jpg 420w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-615x410.jpg 615w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata-860x573.jpg 860w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Basilica-di-San-Francesco-1228-53.-Interno-della-Basilica-inferiore.-Assisi-Arte-Svelata.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il complesso si presenta dunque come due chiese sovrapposte, unite da un&#8217;unica missione: custodire la memoria del Poverello e accogliere pellegrini da ogni angolo d&#8217;Europa. La Basilica Inferiore, dal carattere più raccolto e penombroso, quasi una cripta monumentale, custodisce affreschi di Cimabue, Simone Martini e dello stesso Giotto, autore anche della volta a crociera sopra l&#8217;altare maggiore, con le celebri allegorie dei tre voti francescani — Povertà, Castità e Obbedienza — e la rappresentazione di Francesco glorioso in abito diaconale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È però la Basilica Superiore, con la sua luminosità verticale tipicamente gotica, a custodire il ciclo pittorico più celebre della storia dell&#8217;arte occidentale: le &#8220;Storie di San Francesco&#8221;, ventotto scene che corrono lungo le pareti della navata, tradizionalmente attribuite a Giotto, pur se gli studiosi continuano a discutere — nella cosiddetta &#8220;questione giottesca&#8221; — sull&#8217;effettiva paternità di alcuni episodi. Ciò che resta indiscutibile è la rivoluzione compiuta in quelle scene: per la prima volta i personaggi acquistano volume, profondità, umanità; il paesaggio smette di essere sfondo e diventa protagonista; la folla, pur restando corale, lascia intravedere singoli volti, singole storie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/chiesa_di_s._francesco_a_bologna_interno-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-5381" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/chiesa_di_s._francesco_a_bologna_interno-1024x576.jpg 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/chiesa_di_s._francesco_a_bologna_interno-300x169.jpg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/chiesa_di_s._francesco_a_bologna_interno-768x432.jpg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/chiesa_di_s._francesco_a_bologna_interno-860x484.jpg 860w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/chiesa_di_s._francesco_a_bologna_interno.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei secoli la Basilica ha attraversato prove difficili. Un importante restauro fu condotto tra il 1965 e il 1983 per consolidarne le strutture. Ma la ferita più profonda arrivò nel 1997, quando un violento terremoto fece crollare la volta in due punti, danneggiò il transetto e ridusse in frantumi circa 130 metri quadrati di affreschi. La Basilica rimase chiusa per due anni, restituita al mondo grazie a un paziente lavoro di restauro che ha permesso di recuperare gran parte del patrimonio perduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, varcare la soglia della Basilica di San Francesco significa attraversare otto secoli di arte, fede e storia in pochi passi: dalla sobrietà quasi arcaica della cripta alla luce dorata della navata superiore. Ma significa, soprattutto, entrare in un luogo che ha fatto dell&#8217;umiltà un messaggio universale — capace ancora oggi, come ricordava chi ha concluso i lavori del recente convegno assisano, di richiamare l&#8217;attenzione dei popoli e di parlare, a tutte le latitudini, il linguaggio della pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Basilica di San Francesco d&#8217;Assisi — le due chiese sovrapposte, patrimonio UNESCO dal 2000.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Pellegrinaggio dell&#8217;Azione Cattolica diocesana al Santuario della Madonna della Vena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 09:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 5 luglio l&#8217;Azione Cattolica diocesana si è recata in pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria della Vena, a Piedimonte Etneo, uno dei luoghi di culto mariano più suggestivi e antichi delle pendici dell&#8217;Etna. Il Santuario sorge nell&#8217;omonima frazione di Piedimonte Etneo, in provincia di Catania, ed è legato a una tradizione secolare: la sua [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Domenica 5 luglio l&#8217;Azione Cattolica diocesana si è recata in pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria della Vena, a Piedimonte Etneo, uno dei luoghi di culto mariano più suggestivi e antichi delle pendici dell&#8217;Etna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Santuario sorge nell&#8217;omonima frazione di Piedimonte Etneo, in provincia di Catania, ed è legato a una tradizione secolare: la sua fondazione viene fatta tradizionalmente risalire a Papa Gregorio Magno che, tra la fine del VI secolo e l&#8217;inizio del successivo, avrebbe fatto edificare qui uno dei monasteri gregoriani sui terreni di famiglia. La leggenda narra che i monaci, giunti su quest&#8217;altura con un&#8217;icona bizantina della Madonna, videro la mula che la trasportava fermarsi improvvisamente: da sotto i suoi zoccoli sgorgò una sorgente d&#8217;acqua, da cui il nome &#8220;Vena&#8221; dato al luogo e all&#8217;immagine sacra. L&#8217;edificio attuale, sorto sui resti dell&#8217;antico monastero basiliano, fu costruito agli inizi del Novecento e impreziosito nel tempo da mosaici e vetrate che raccontano la storia del santuario e i miracoli a esso legati, tra cui quello, molto sentito dalla popolazione locale, dell&#8217;arresto di una colata lavica durante un&#8217;eruzione dell&#8217;Etna. Il santuario, immerso in un contesto naturale che domina la costa ionica, è meta ogni anno di un pellegrinaggio molto partecipato in occasione della festa patronale, la prima domenica di settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita di domenica scorsa si inserisce nel cammino di fede che caratterizza l&#8217;Azione Cattolica, associazione di laici presente in Italia dal 1868 e organizzata su base diocesana e parrocchiale. L&#8217;Azione Cattolica riunisce fedeli di ogni età — dai più piccoli, nell&#8217;Azione Cattolica dei Ragazzi, ai giovani e agli adulti — impegnati in un percorso di crescita umana e spirituale in stretta collaborazione con i vescovi e i parroci delle rispettive comunità. In Sicilia, come nel resto d&#8217;Italia, le associazioni diocesane di Azione Cattolica promuovono momenti di formazione, catechesi, pellegrinaggi e iniziative di servizio, mantenendo vivo il legame tra i fedeli laici e la vita della Chiesa locale, in una logica di corresponsabilità e testimonianza evangelica nella quotidianità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pellegrinaggio al Santuario di Vena ha rappresentato dunque non solo un momento di devozione mariana, ma anche un&#8217;occasione di comunione e riflessione condivisa per i soci dell&#8217;Azione Cattolica diocesana, in un luogo che da secoli custodisce la memoria di fede di questo angolo di Sicilia.</p>
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		<title>Catania, Santa Messa per San Giovanni Battista: il Gran Priorato Autonomo di Sicilia celebra il Patrono</title>
		<link>https://loscudomagazine.it/2026/06/30/catania-santa-messa-per-san-giovanni-battista-il-gran-priorato-autonomo-di-sicilia-celebra-il-patrono/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:04:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Simboli & Devozione]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 24 giugno, alle ore 19,30, la chiesa dell&#8217;Istituto Ardizzone Giorni di Catania ha ospitato la Santa Messa in onore di San Giovanni Battista, Patrono della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta. La celebrazione, particolarmente sentita dalla comunità dei Cavalieri e delle Dame siciliani, ha visto la partecipazione di una delegazione [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì 24 giugno, alle ore 19,30, la chiesa dell&#8217;Istituto Ardizzone Giorni di Catania ha ospitato la Santa Messa in onore di San Giovanni Battista, Patrono della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="710" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/59f33f95-090a-4210-b643-2ae351817b32-1024x710.jpeg" alt="" class="wp-image-5263" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/59f33f95-090a-4210-b643-2ae351817b32-1024x710.jpeg 1024w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/59f33f95-090a-4210-b643-2ae351817b32-300x208.jpeg 300w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/59f33f95-090a-4210-b643-2ae351817b32-768x532.jpeg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/59f33f95-090a-4210-b643-2ae351817b32-860x596.jpeg 860w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/59f33f95-090a-4210-b643-2ae351817b32.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La celebrazione, particolarmente sentita dalla comunità dei Cavalieri e delle Dame siciliani, ha visto la partecipazione di una delegazione della Confederazione. Presenti il Gran Maestro S.E. dott. Madia, il Gran Cancelliere S.E. Enzo Foti e il Priore di Catania S.E. Franco Battista, insieme alla Responsabile degli Eventi Religiosi, Dama di Gran Croce Prof.ssa Mariastella Sciuto, e al Cavaliere di Gran Croce Fabio Ferro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un momento di raccoglimento e di fede che ha rinnovato il legame spirituale tra l&#8217;Ordine e la figura del Battista, da sempre simbolo di testimonianza e coerenza cristiana, e che ha confermato la vitalità del Gran Priorato di Sicilia all&#8217;interno della grande famiglia della Confederazione Internazionale.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-id="5259" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-5259" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba-576x1024.jpeg 576w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba-169x300.jpeg 169w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba-768x1366.jpeg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba-864x1536.jpeg 864w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba-860x1530.jpeg 860w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/6f6cdf05-2284-410d-9422-3212230bd1ba.jpeg 899w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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		<title>I Riti e le Tradizioni popolari del Santo dell&#8217;Ordine: San Giovanni e la Sicilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Simboli & Devozione]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le figure più venerate nella tradizione degli Ordini di San Giovanni di Gerusalemme vi è senza dubbio San Giovanni Battista, Patrono e Protettore dell&#8217;Ordine fin dalle sue origini ospedaliere in Terra Santa, nel cuore del XII secolo. E&#8217; passato da poco il 24 giugno, giorno in cui si ricorda la figura del Santo come [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra le figure più venerate nella tradizione degli Ordini di San Giovanni di Gerusalemme vi è senza dubbio San Giovanni Battista, Patrono e Protettore dell&#8217;Ordine fin dalle sue origini ospedaliere in Terra Santa, nel cuore del XII secolo. E&#8217; passato da poco il 24 giugno, giorno in cui si ricorda la figura del Santo come simbolo di fede e coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una festa che è anche radice popolare. La data del 24 è dedicata alla Natività del Santo, ed è una delle rare ricorrenze cristiane che celebrano la nascita di un santo e non la sua morte. Cade pochi giorni dopo il solstizio d&#8217;estate, ed è per questo che nei secoli si è intrecciata con antichissimi riti legati al ciclo della natura, alla luce e al rinnovamento, assorbiti e reinterpretati dalla tradizione cristiana. La notte tra il 23 e il 24 giugno, detta &#8220;notte di San Giovanni&#8221; o &#8220;notte di mezza estate&#8221;, è da sempre considerata una notte speciale, carica di significati simbolici di purificazione e di buon auspicio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rito dell&#8217;acqua e dei fiori. Il più diffuso tra questi riti popolari è quello della cosiddetta &#8220;acqua di San Giovanni&#8221;, o &#8220;guazza di San Giovanni&#8221;. Secondo la tradizione contadina, la sera del 23 giugno si raccolgono fiori ed erbe spontanee del territorio — l&#8217;iperico, non a caso chiamato &#8220;erba di San Giovanni&#8221; per la sua fioritura proprio in questi giorni, ma anche rosmarino, lavanda, salvia, malva, camomilla, fiori di sambuco e petali di rosa — che vengono immersi in una bacinella d&#8217;acqua lasciata all&#8217;aperto per tutta la notte, esposta alla rugiada. Al mattino del 24 giugno, giorno del Santo, l&#8217;acqua profumata viene usata per lavare il viso e le mani, in un gesto propiziatorio che richiama simbolicamente il Battesimo: un rito di purificazione, rinnovamento e buon auspicio per salute, fortuna e amore. A questo si accompagna, in molte comunità, anche l&#8217;accensione di falò la sera della vigilia, ulteriore eco del culto solstiziale, con il fuoco che assume un valore purificatore analogo a quello dell&#8217;acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sicilia questa tradizione, tra sacro e popolare, resta particolarmente sentita. A Castelbuono, nel Palermitano, la festa di San Giovanni è tra le più suggestive: le strade e le piazze si animano con le grandi &#8220;quarare&#8221; di rame, i tradizionali calderoni in cui vengono cotte fave e patate, servite insieme al vino rosso, mentre la comunità si riunisce, animate da musiche popolari. A Marsala, dove il Santo è venerato come co-patrono della città, il 24 giugno è giornata di grande festa cittadina. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Figlio di Zaccaria ed Elisabetta, &#8220;Precursore&#8221; del Messia secondo la tradizione evangelica, Giovanni Battista è la voce che grida nel deserto, l&#8217;uomo che battezza nelle acque del Giordano e che indica in Cristo l&#8217;Agnello di Dio. La sua figura, fatta di austerità, coerenza e fedeltà fino al martirio, ha rappresentato per i primi cavalieri ospitalieri un modello ideale: l&#8217;uomo che si pone al servizio di una causa più grande di sé, che antepone la testimonianza della fede a ogni interesse personale, fino al sacrificio supremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno, il 24 giugno, le diverse realtà che si riconoscono nella tradizione giovannita-melitense rinnovano il legame con il proprio Patrono attraverso celebrazioni liturgiche, momenti di preghiera e iniziative caritatevoli, a testimonianza di un carisma che, a distanza di secoli, continua a ispirare l&#8217;azione di Cavalieri e Dame impegnati nel servizio agli ultimi — in un intreccio, ancora vivo, tra fede, storia cavalleresca e tradizione popolare.</p>
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		<title>Le Origini della Divisione: Cavalieri cattolici e ortodossi, tra Fede e Storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia dell'Ordine]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per comprendere la pluralità di tradizioni cavalleresche che oggi si richiamano all&#8217;antico Ordine di San Giovanni di Gerusalemme — tra cui si colloca anche la Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta — occorre tornare alla fine del Settecento, quando un evento drammatico cambiò per sempre le sorti dell&#8217;Ordine: la perdita dell&#8217;isola [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere la pluralità di tradizioni cavalleresche che oggi si richiamano all&#8217;antico Ordine di San Giovanni di Gerusalemme — tra cui si colloca anche la Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta — occorre tornare alla fine del Settecento, quando un evento drammatico cambiò per sempre le sorti dell&#8217;Ordine: la perdita dell&#8217;isola di Malta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1798 — La caduta di Malta.</strong> Il 6 giugno 1798 Napoleone Bonaparte, diretto verso l&#8217;Egitto, occupò l&#8217;isola di Malta, costringendo all&#8217;esilio il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch e disperdendo i Cavalieri in tutta Europa. Privo di una sede sovrana, l&#8217;Ordine entrò in una fase di profonda incertezza istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1797-1798 — Il legame con la Russia.</strong> Già nel gennaio 1797 era stata firmata una Convenzione che istituiva un ramo dell&#8217;Ordine in Russia, unendo l&#8217;ex Gran Priorato di Polonia a un nuovo Gran Priorato ortodosso russo, sotto la protezione dello zar Paolo I. Dopo la caduta di Malta, una parte dei Cavalieri, riunitisi alla corte di San Pietroburgo, ritennero von Hompesch responsabile della perdita dell&#8217;isola e, il 29 novembre 1798, elessero proprio Paolo I — sovrano di fede ortodossa — come nuovo Gran Maestro. Vennero così costituiti due Gran Priorati paralleli: uno cattolico e uno ortodosso, espressione di quella vocazione ecumenica che l&#8217;Ordine aveva storicamente coltivato fin dal Medioevo, accogliendo nei secoli anche cavalieri di fede ortodossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1801-1803 — La rottura con Roma.</strong> Dopo l&#8217;assassinio di Paolo I nel 1801, e i successivi decreti con cui lo zar Alessandro I separò sul piano fiscale e giuridico il Gran Priorato ortodosso da quello cattolico (quest&#8217;ultimo restituito al controllo diretto della Santa Sede), i pochi cavalieri rimasti in Italia che avevano scelto la protezione papale si raccolsero attorno al principe Tommasi, che si autoproclamò Gran Maestro ottenendo l&#8217;avallo di Papa Pio VII. Da quella scelta nacque, nei primi anni dell&#8217;Ottocento, l&#8217;Ordine cavalleresco di stretta osservanza cattolica romana, posto sotto il diretto controllo del Papato, che in seguito avrebbe assunto la denominazione di Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;eredità ortodossa e le tradizioni ecumeniche.</strong> Parallelamente, la tradizione del Gran Priorato russo proseguì per tutto l&#8217;Ottocento all&#8217;interno dell&#8217;Impero zarista, fino all&#8217;ultimo Gran Maestro russo, il Granduca Aleksandr Michajlovič. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, i discendenti dei cavalieri ereditari del Gran Priorato russo, sostenuti da membri della famiglia imperiale, continuarono la tradizione dell&#8217;Ordine in esilio, mantenendo viva quella vocazione ecumenica — aperta a cattolici, ortodossi e protestanti — che la Confederazione internazionale dei Gran Priorati autonomi riconosce tuttora come proprio tratto distintivo e come elemento di continuità storica con l&#8217;Ordine delle origini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo solco secolare, fatto di divisioni ma anche di una comune radice spirituale, che si inseriscono oggi le diverse Confederazioni e Gran Priorati che, pur con storie e percorsi distinti, si riconoscono nell&#8217;eredità giovannita e nel suo messaggio di fede, servizio e carità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nota redazionale: la materia storica relativa alla legittimità e alla continuità giuridica dei diversi Ordini che si richiamano alla tradizione di San Giovanni di Gerusalemme resta oggetto di dibattito tra storici e tra le diverse organizzazioni esistenti. Lo Scudo Magazine riporta in questa sede la ricostruzione storica degli eventi, distinta da ogni valutazione sulla legittimità araldica o giuridica delle singole realtà.</em></p>
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		<title>Lo Spirito d&#8217;Oriente: la differenza con il mondo cattolico e il legame con l&#8217;Ordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando nel 1054 il Cardinale Umberto di Silva Candida depose sulla mensa dell&#8217;altare di Santa Sofia a Costantinopoli la bolla di scomunica contro il Patriarca Michele Cerulario, il mondo cristiano si divise in due. Lo Scisma d&#8217;Oriente — come lo chiamano i cattolici — o il Grande Scisma — come lo chiamano gli ortodossi — [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando nel 1054 il Cardinale Umberto di Silva Candida depose sulla mensa dell&#8217;altare di Santa Sofia a Costantinopoli la bolla di scomunica contro il Patriarca Michele Cerulario, il mondo cristiano si divise in due. Lo Scisma d&#8217;Oriente — come lo chiamano i cattolici — o il Grande Scisma — come lo chiamano gli ortodossi — è ancora oggi una ferita aperta nella storia della Chiesa. Eppure, per i Cavalieri di Malta che operavano nel Mediterraneo orientale, quella ferita era necessariamente meno netta: la sopravvivenza richiedeva cooperazione, e la missione ospitaliera trascendeva le divisioni dottrinali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cos&#8217;è la Cristianità Ortodossa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La tradizione cristiana ortodossa si definisce come la custode fedele della fede dei Padri, della teologia dei sette Concili Ecumenici (da Nicea nel 325 a Nicea II nel 787) e della liturgia sviluppata a Costantinopoli, ad Alessandria, ad Antiochia e a Gerusalemme. Le Chiese Ortodosse — greche, russe, serbe, romene, bulgare, georgiane, copta, etiopica e molte altre — non riconoscono l&#8217;autorità universale del Papa di Roma, mantenendo invece una struttura sinodale (conciliare) in cui ogni patriarcato è autocefalo, cioè autonomo nella propria giurisdizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore spirituale dell&#8217;Ortodossia è la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo (o di San Basilio nei giorni solenni): una celebrazione eucaristica di grande intensità poetica e mistica, cantata interamente, ricca di incenso e di icone. L&#8217;Ortodossia privilegia la theosis — la divinizzazione dell&#8217;uomo — come fine ultimo della vita cristiana: l&#8217;essere umano è chiamato non solo a seguire Dio, ma a partecipare alla Sua stessa natura divina, secondo la formula del teologo Atanasio: &#8216;Dio si è fatto uomo perché l&#8217;uomo potesse diventare Dio.&#8217;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Differenze e affinità con il Cattolicesimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le differenze tra le due tradizioni sono dottrinali, liturgiche e ecclesiologiche. Sul piano dottrinale, il più noto punto di divisione è il Filioque: il Credo cattolico afferma che lo Spirito Santo procede &#8216;dal Padre e dal Figlio&#8217; (Filioque, appunto), mentre il Credo ortodosso, fedele alla formulazione originale del Concilio di Nicea, afferma che procede &#8216;dal Padre&#8217; soltanto. Vi sono poi differenze sull&#8217;Immacolata Concezione (dogma cattolico del 1854, non riconosciuto dall&#8217;Ortodossia), sul Purgatorio (accettato dai cattolici in forma dogmatica, interpretato diversamente dagli ortodossi) e sull&#8217;infallibilità papale (dogma del 1870, assolutamente rifiutato dall&#8217;Ortodossia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano liturgico, l&#8217;Ortodossia usa il calendario giuliano (con 13 giorni di scarto da quello gregoriano) per la maggior parte delle festività, segue una tradizione iconografica codificata e considera le icone non semplici immagini devozionali ma vere &#8216;finestre sull&#8217;eternità&#8217;, capaci di mediare la presenza divina. Sul piano spirituale, però, le due tradizioni condividono un patrimonio immenso: la stessa Scrittura, gli stessi Padri della Chiesa dei primi secoli, la stessa fede nel Cristo morto e risorto, gli stessi sacramenti fondamentali, la stessa devozione alla Theotokos — la Madre di Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il legame con i Cavalieri di Malta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I Cavalieri di San Giovanni operarono per quasi due secoli a Gerusalemme e in Terra Santa, poi a Cipro, a Rodi e infine a Malta — tutti territori in cui la tradizione cristiana ortodossa era fortemente presente. I pellegrini che essi assistevano provenivano non solo dall&#8217;Europa latina, ma anche dalla Grecia, dalla Russia, dall&#8217;Armenia, dall&#8217;Etiopia: cristiani di riti e tradizioni diversissimi, accomunati dalla fede e dall&#8217;indigenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fondatore dell&#8217;Ordine, il Beato Gerardo, operava in una Gerusalemme in cui la tradizione greca ortodossa era dominante nella comunità cristiana locale. I suoi primi collaboratori erano, con tutta probabilità, cristiani di rito orientale. L&#8217;Ospedale di San Giovanni a Gerusalemme non chiedeva al malato la sua confessione: chiedeva solo il suo nome, per poterlo annunciare nelle preghiere. Questo è il vero spirito ecumenico dei Cavalieri: non il dialogo teologico tra dotti, ma la cura concreta del corpo sofferente, senza distinzione di rito o di dogma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la Confederazione Internazionale Knights of Malta mantiene con le Chiese Ortodosse relazioni di rispetto e collaborazione fraterna. In molti Paesi dell&#8217;Europa orientale — Romania, Serbia, Bulgaria, Georgia — i confratelli dell&#8217;Ordine operano fianco a fianco con le comunità ortodosse locali in opere di carità e di assistenza. La croce a otto punte, bianca su campo nero, è riconosciuta in Oriente come in Occidente come simbolo di un servizio che non conosce frontiere confessionali. Forse è in questo che risiede la più profonda vocazione ecumenica dei Cavalieri: non nell&#8217;abbattimento delle differenze teologiche, ma nella costruzione di ponti di umanità condivisa.</p>
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		<title>La Galletta e il Pane del Mare: i Sapori delle Traversate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa mangiavano i Cavalieri di Malta durante le lunghe campagne navali e le rotte tra Rodi, Malta e il Levante La gloria militare dei Cavalieri di Malta si costruiva non solo con la spada e la fede, ma anche con lo stomaco. Le lunghe traversate del Mediterraneo — da Rodi a Cipro, da Malta alle [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Cosa mangiavano i Cavalieri di Malta durante le lunghe campagne navali e le rotte tra Rodi, Malta e il Levante</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La gloria militare dei Cavalieri di Malta si costruiva non solo con la spada e la fede, ma anche con lo stomaco. Le lunghe traversate del Mediterraneo — da Rodi a Cipro, da Malta alle coste anatoliche, dai porti franchi di Siria alle basi siciliane — richiedevano un&#8217;approvvigionamento alimentare studiato, robusto e durevole. La cucina di bordo delle galee ospedaliere era, a suo modo, una scienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La galletta: il pane immortale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il protagonista assoluto dell&#8217;alimentazione navale medievale e rinascimentale era la galletta, chiamata anche biscotto di mare o biscoct (dal latino medievale biscoctus, &#8216;cotto due volte&#8217;). Si trattava di una sfoglia di pane scondito, cotta una prima volta come comune pagnotta e poi nuovamente essiccata in forno a bassa temperatura per ore, fino a diventare quasi pietrosa. Il risultato era un alimento privo di umidità, capace di conservarsi per mesi — talvolta per anni — senza ammuffire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulle galee dei Cavalieri, la razione giornaliera di galletta per ogni rematore e marinaro ammontava a circa 700-800 grammi. I Cavalieri stessi, pur godendo di razioni superiori, la consumavano quotidianamente, spesso ammorbidendola nell&#8217;acqua, nel vino diluito o nel brodo di legumi. Non era cibo raffinato, ma era nutrimento sicuro in un&#8217;epoca in cui le intossicazioni alimentari mietevano più vittime delle battaglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Legumi, lardo e vino</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla galletta, le stive delle galee ospitaliere erano cariche di legumi secchi — ceci, fave e lenticchie — che costituivano la principale fonte proteica per l&#8217;equipaggio. Venivano cotti in grandi paioli di rame con lardo salato, aglio e, quando disponibili, erbe aromatiche secche come rosmarino e origano. Il lardo, conservato sotto sale o affumicato, era l&#8217;altro elemento fondamentale: forniva grassi, calorie e aromi in una sola soluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vino era considerato bevanda di prima necessità, non lusso. L&#8217;acqua dolce sulle navi si contaminava rapidamente, e i marinai medievali lo sapevano bene. Il vino, grazie alla sua acidità e al contenuto alcolico, si conservava meglio e risultava più sicuro. Sulle galee dell&#8217;Ordine si imbarcavano prevalentemente vini siciliani e maltesi, corposi e ad alta gradazione, spesso tagliati con acqua prima del consumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le specialità dell&#8217;Ospitalità maltese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le galee sostavano a Malta o nelle precettorie siciliane, la dieta si arricchiva considerevolmente. I Cavalieri conoscevano e apprezzavano prodotti locali che sarebbero rimasti simboli della cucina maltese: il formaggio ġbejniet (piccole forme di pecorino fresco o stagionato), le olive condite con aglio e erbe, il pesce salato e le acciughe sott&#8217;olio. Questi alimenti, facilmente trasportabili e a lunga conservazione, venivano spesso imbarcati come scorte di riserva per i Cavalieri di rango.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tradizione vuole che i Cavalieri di Malta avessero anche un debole per il miele prodotto sull&#8217;isola — un miele selvatico, profumato di timo e carrubo, che si usava per dolcificare i pasti, per conservare i frutti e, non da ultima, per le sue riconosciute proprietà medicinali. L&#8217;apiterapia era praticata negli ospedali dell&#8217;Ordine molto prima che la scienza moderna ne certificasse le virtù.</p>
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		<title>Il patrono dei Cavalieri: San Giovanni Battista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla voce nel deserto alla croce bianca su fondo rosso, un santo che guida l&#8217;Ordine da quasi mille anni Quando i fondatori dell&#8217;Ordine Ospedaliero, nel cuore della Gerusalemme crociata dell&#8217;XI secolo, cercarono un patrono cui affidare la loro missione di cura e protezione dei pellegrini, non esitarono: scelsero Giovanni Battista, il precursore, colui che aveva [&#8230;]</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Dalla voce nel deserto alla croce bianca su fondo rosso, un santo che guida l&#8217;Ordine da quasi mille anni</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i fondatori dell&#8217;Ordine Ospedaliero, nel cuore della Gerusalemme crociata dell&#8217;XI secolo, cercarono un patrono cui affidare la loro missione di cura e protezione dei pellegrini, non esitarono: scelsero Giovanni Battista, il precursore, colui che aveva preparato la via. È a lui che è dedicato il grande ospedale fondato nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro intorno al 1048, e da lui che l&#8217;Ordine stesso prende il nome originario: Cavalieri di San Giovanni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta non era casuale. Giovanni Battista incarna una teologia dell&#8217;essenziale: uomo del deserto, della rinuncia, del servizio. Non un condottiero glorioso né un martire guerriero, ma un testimone — colui che indica la strada e si fa da parte. In questa figura i fondatori dell&#8217;Ordine videro rispecchiata la loro vocazione: stare accanto, senza predominare; servire, senza appropriarsi della gloria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Non sono io. Viene dopo di me colui al quale non sono degno di allacciare i sandali.&#8221; Le parole del Battista risuonano come un codice etico per ogni Cavaliere.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La devozione a San Giovanni Battista ha lasciato impronte indelebili nella geografia e nella storia dell&#8217;Ordine. La città di La Vallette, fondata nel 1566 sull&#8217;isola di Malta, ospita la Co-Cattedrale di San Giovanni, capolavoro del barocco maltese, dove affreschi di Mattia Preti e tombe di Gran Maestri narrano secoli di fede militante. Il 24 giugno, solennità della Nascita del Battista, è da sempre la festa principale dell&#8217;Ordine: una data che unisce, attraverso i secoli, cavalieri di ogni nazione e gran priorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora oggi, nelle cerimonie della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi, il nome di Giovanni Battista risuona come fondamento spirituale di un impegno che non ha mai smesso di declinare la sua antica promessa: servire i malati e i poveri, senza chiedere nulla in cambio.</p>
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		<title>Pasqua 2026: il mondo si ferma (e risorge)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:43:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 aprile 2026, il mondo cristiano celebrerà la Pasqua. Non è una data come le altre: è il cardine dell&#8217;anno liturgico, il centro di gravità attorno al quale ruota l&#8217;intera vita della fede. Ma la Pasqua, in un&#8217;epoca come la nostra — segnata da conflitti, da crisi climatiche, da una disuguaglianza che non accenna [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 5 aprile 2026, il mondo cristiano celebrerà la Pasqua. Non è una data come le altre: è il cardine dell&#8217;anno liturgico, il centro di gravità attorno al quale ruota l&#8217;intera vita della fede. Ma la Pasqua, in un&#8217;epoca come la nostra — segnata da conflitti, da crisi climatiche, da una disuguaglianza che non accenna a ridursi — è anche una sfida intellettuale e morale prima ancora che religiosa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una festa millenaria in un mondo che cambia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La Pasqua cristiana affonda le sue radici nella Pesach ebraica, la festa della liberazione dall&#8217;Egitto, la memoria dell&#8217;esodo come paradigma di ogni riscatto. I cristiani vi hanno innestato il racconto della Resurrezione di Cristo, trasformandola nel culmine teologico di tutta la rivelazione. Per quasi due miliardi di fedeli nel mondo, questo è il momento più alto dell&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure le modalità con cui si vive la Pasqua variano enormemente. Nel cuore dell&#8217;Europa, le processioni del Venerdì Santo riempiono ancora le piazze di Spagna, di Malta, di Sicilia e di Puglia. In America Latina, la Semana Santa è un evento collettivo di straordinaria intensità drammatica e partecipativa. In Africa, la Pasqua cresce di anno in anno di significato, in un continente dove il Vangelo continua a trovare orecchie nuove.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Pasqua dei Cavalieri</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per i Cavalieri di Malta, la Pasqua ha sempre avuto un significato che trascende il personale. L&#8217;Ordine nasce nell&#8217;XI secolo come luogo di cura e ospitalità per i pellegrini in Terra Santa — pellegrini che venivano, in massima parte, a vivere di persona i luoghi della Passione e della Resurrezione. C&#8217;è quindi un legame genetico, profondo, tra la spiritualità giovannita e il mistero pasquale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi quella tradizione si esprime in modo diverso ma non meno autentico: nelle visite agli ammalati, nei doni portati ai più fragili, nella presenza accanto a chi non ha la forza di celebrare. Come hanno fatto, in questi giorni, il Gran Maestro Madia e il Cancelliere Foti nelle strutture siciliane, traducendo in gesti concreti la teologia della Resurrezione — la convinzione, cioè, che la vita possa prevalere sulla morte, la speranza sulla disperazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un tempo di rinascita globale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo ha bisogno di Pasqua, forse più che mai. Non in senso confessionale stretto, ma in quel senso largo che ognuno porta con sé: la convinzione che le cose possano cambiare, che le ferite possano guarire, che ogni fine contenga in sé un nuovo inizio. In un tempo di guerre, di migrazioni forzate, di ansietà, e di disuguaglianze che si approfondiscono, il messaggio pasquale suona come una provocazione necessaria: la morte non ha l&#8217;ultima parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Cavalieri di Malta, ovunque nel mondo, stanno preparando la loro Pasqua con quella coscienza. Dalla Sicilia al Brasile, dall&#8217;Africa all&#8217;Europa: la croce a otto punte sarà presente laddove la resurrezione ha ancora bisogno di testimoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buona Pasqua a tutti.</p>
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		<title>Pashkët: la Pasqua albanese, un tesoro di fede e identità che attraversa i secoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie su]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni & Spiritualità — Fede e Popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando le campane riprendono a suonare e il profumo di incenso riempie le chiese, il popolo albanese sa che è Pasqua. Non una Pasqua qualunque: una celebrazione che porta con sé oltre cinquecento anni di storia, fede, lingua e identità. La Pashkët — la Pasqua albanese — è molto più di una ricorrenza religiosa. È [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando le campane riprendono a suonare e il profumo di incenso riempie le chiese, il popolo albanese sa che è Pasqua. Non una Pasqua qualunque: una celebrazione che porta con sé oltre cinquecento anni di storia, fede, lingua e identità. La <em>Pashkët</em> — la Pasqua albanese — è molto più di una ricorrenza religiosa. È il cuore pulsante di una cultura che ha resistito alle invasioni, al regime e all&#8217;oblio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In Albania la Pasqua viene celebrata in una duplice forma: </strong>quella cattolica, secondo il calendario gregoriano, e quella ortodossa, generalmente una settimana più tardi seguendo il calendario giuliano. Le due ricorrenze assumono un significato ancora più profondo perché, durante il regime comunista, qualsiasi forma di celebrazione religiosa era vietata. Festeggiare la Pasqua era un atto di ribellione silenziosa. Oggi quelle tradizioni sono tornate a splendere, più vive che mai.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="422" src="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Pasqua-2019-in-Albania.jpg" alt="" class="wp-image-4838" srcset="https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Pasqua-2019-in-Albania.jpg 768w, https://loscudomagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Pasqua-2019-in-Albania-300x165.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i riti più belli e simbolici vi sono le uova rosse, preparate per il Sabato Santo. Il loro colore rosso simboleggia la risurrezione e la vita eterna; ogni commensale rompe il proprio uovo battendolo contro quello del vicino, pronunciando una frase benaugurale, e l&#8217;uovo che sopravvive intatto viene conservato fino all&#8217;anno successivo come guardiano della famiglia. Un gesto semplice, carico di una sacralità che attraversa le generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tradizione albanese si è conservata in modo straordinario anche in Italia,</strong> in particolare a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, dove gli albanesi d&#8217;Italia — gli <em>arbëreshë</em> — custodiscono da oltre cinquecento anni la fede e le tradizioni attraverso il rito greco-bizantino. Qui la Settimana Santa è un evento di portata eccezionale: la Domenica di Pasqua si apre con l&#8217;esposizione di un Santo Velo, una reliquia ricamata portata in processione, seguita dall&#8217;Inno della Resurrezione, e si conclude con il corteo delle donne in costume tradizionale albanese del &#8216;400, al termine del quale il sacerdote impartisce la benedizione e distribuisce le uova rosse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Albania, a Korça, città a prevalenza ortodossa, la Cattedrale della Resurrezione di Cristo è il luogo principale dove le famiglie si riuniscono per la messa del Sabato Santo, mentre il giorno di Pasqua i tavoli abbondano di uova e agnello, la carne tradizionale della festa. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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