Il 5 aprile 2026, il mondo cristiano celebrerà la Pasqua. Non è una data come le altre: è il cardine dell’anno liturgico, il centro di gravità attorno al quale ruota l’intera vita della fede. Ma la Pasqua, in un’epoca come la nostra — segnata da conflitti, da crisi climatiche, da una disuguaglianza che non accenna a ridursi — è anche una sfida intellettuale e morale prima ancora che religiosa.
Una festa millenaria in un mondo che cambia
La Pasqua cristiana affonda le sue radici nella Pesach ebraica, la festa della liberazione dall’Egitto, la memoria dell’esodo come paradigma di ogni riscatto. I cristiani vi hanno innestato il racconto della Resurrezione di Cristo, trasformandola nel culmine teologico di tutta la rivelazione. Per quasi due miliardi di fedeli nel mondo, questo è il momento più alto dell’anno.
Eppure le modalità con cui si vive la Pasqua variano enormemente. Nel cuore dell’Europa, le processioni del Venerdì Santo riempiono ancora le piazze di Spagna, di Malta, di Sicilia e di Puglia. In America Latina, la Semana Santa è un evento collettivo di straordinaria intensità drammatica e partecipativa. In Africa, la Pasqua cresce di anno in anno di significato, in un continente dove il Vangelo continua a trovare orecchie nuove.
La Pasqua dei Cavalieri
Per i Cavalieri di Malta, la Pasqua ha sempre avuto un significato che trascende il personale. L’Ordine nasce nell’XI secolo come luogo di cura e ospitalità per i pellegrini in Terra Santa — pellegrini che venivano, in massima parte, a vivere di persona i luoghi della Passione e della Resurrezione. C’è quindi un legame genetico, profondo, tra la spiritualità giovannita e il mistero pasquale.
Oggi quella tradizione si esprime in modo diverso ma non meno autentico: nelle visite agli ammalati, nei doni portati ai più fragili, nella presenza accanto a chi non ha la forza di celebrare. Come hanno fatto, in questi giorni, il Gran Maestro Madia e il Cancelliere Foti nelle strutture siciliane, traducendo in gesti concreti la teologia della Resurrezione — la convinzione, cioè, che la vita possa prevalere sulla morte, la speranza sulla disperazione.
Un tempo di rinascita globale
Il mondo ha bisogno di Pasqua, forse più che mai. Non in senso confessionale stretto, ma in quel senso largo che ognuno porta con sé: la convinzione che le cose possano cambiare, che le ferite possano guarire, che ogni fine contenga in sé un nuovo inizio. In un tempo di guerre, di migrazioni forzate, di ansietà, e di disuguaglianze che si approfondiscono, il messaggio pasquale suona come una provocazione necessaria: la morte non ha l’ultima parola.
I Cavalieri di Malta, ovunque nel mondo, stanno preparando la loro Pasqua con quella coscienza. Dalla Sicilia al Brasile, dall’Africa all’Europa: la croce a otto punte sarà presente laddove la resurrezione ha ancora bisogno di testimoni.
Buona Pasqua a tutti.










