Il viaggio delle reliquie: da Rodi a San Pietroburgo

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Come i tesori più sacri dell’Ordine trovarono rifugio in terra russa

Tra gli episodi meno noti ma più affascinanti legati al patrimonio spirituale dell’Ordine di San Giovanni c’è il lungo pellegrinaggio di tre reliquie fra le più venerate della cristianità: la mano destra di San Giovanni Battista, un frammento della Vera Croce e l’icona della Madonna del Fileremo. Un viaggio durato secoli, che ha attraversato assedi, esili e rivoluzioni, toccando anche la Russia degli Zar.

Da Rodi a Malta, in fuga da un impero

La storia di queste reliquie comincia molto prima dell’arrivo a Pietroburgo. Quando nel 1522-1523 le forze di Solimano il Magnifico costringono i Cavalieri ad abbandonare Rodi, il Gran Maestro Philippe Villiers de l’Isle-Adam ottiene di portare con sé proprio questi tre oggetti sacri, veri e propri simboli dell’identità spirituale dell’Ordine. Dopo un lungo pellegrinaggio attraverso l’Italia — con soste a Messina, Napoli, Civitavecchia e Viterbo — le reliquie giungono infine a Malta insieme ai Cavalieri, restandovi per oltre due secoli.

L’ultimo dono di un Ordine in esilio

Quando nel 1798 Napoleone Bonaparte occupa Malta e costringe alla resa il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch, l’Ordine si trova nuovamente privo di una sede e di una guida. In quel momento drammatico, le tre reliquie più sacre vengono portate in salvo e, seguendo la rotta dei Cavalieri in fuga, raggiungono San Pietroburgo, dove nel novembre 1798 viene consegnata solennemente allo Zar Paolo I anche una reliquia storica distinta ma altrettanto significativa: il collare con la croce appartenuta al grande Gran Maestro Jean Parisot de La Valette, eroe del Grande Assedio del 1565. Da quel momento, per oltre un secolo, la Russia diventa custode di questi tesori, conservati con grande venerazione nelle chiese di corte e negli ambienti legati al Gran Priorato russo dell’Ordine.

La fuga dalla rivoluzione

Il legame tra le reliquie e la Russia si interrompe bruscamente con gli sconvolgimenti del Novecento. Dopo la Prima Guerra Mondiale e la rivoluzione bolscevica, per sottrarle alla furia iconoclasta del nuovo regime sovietico, le reliquie vengono nuovamente messe in salvo e portate fuori dai confini russi, seguendo le rotte dell’emigrazione della nobiltà zarista. Passano quindi attraverso la Jugoslavia, dove nel caos della Seconda Guerra Mondiale se ne perdono temporaneamente le tracce.

Solo nel 1997, grazie alle ricerche di Fra’ Richard Divall e del Gran Priore d’Austria, viene identificato il luogo dove le reliquie erano custodite: il Museo Nazionale di Cetinje, in Montenegro, per l’icona della Madonna del Fileremo, e il vicino Monastero Ortodosso della Natività, dove tuttora sono conservate un frammento della Santa Croce (gli altri sono in Spagna, Roma e Gerusalemme) e la mano di San Giovanni Battista.

Un simbolo che attraversa le confessioni

Ciò che rende straordinaria questa vicenda non è soltanto il valore materiale o artistico degli oggetti, ma il loro significato simbolico: reliquie nate in ambito cattolico latino, custodite per un secolo in territorio ortodosso russo sotto la protezione di uno Zar, e oggi venerate in un monastero ortodosso montenegrino. Un percorso che racconta quanto la memoria ospitaliera sia stata capace, nei secoli, di attraversare confini politici e confessionali senza mai spezzarsi del tutto.

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