Quando nel 1054 il Cardinale Umberto di Silva Candida depose sulla mensa dell’altare di Santa Sofia a Costantinopoli la bolla di scomunica contro il Patriarca Michele Cerulario, il mondo cristiano si divise in due. Lo Scisma d’Oriente — come lo chiamano i cattolici — o il Grande Scisma — come lo chiamano gli ortodossi — è ancora oggi una ferita aperta nella storia della Chiesa. Eppure, per i Cavalieri di Malta che operavano nel Mediterraneo orientale, quella ferita era necessariamente meno netta: la sopravvivenza richiedeva cooperazione, e la missione ospitaliera trascendeva le divisioni dottrinali.
Che cos’è la Cristianità Ortodossa
La tradizione cristiana ortodossa si definisce come la custode fedele della fede dei Padri, della teologia dei sette Concili Ecumenici (da Nicea nel 325 a Nicea II nel 787) e della liturgia sviluppata a Costantinopoli, ad Alessandria, ad Antiochia e a Gerusalemme. Le Chiese Ortodosse — greche, russe, serbe, romene, bulgare, georgiane, copta, etiopica e molte altre — non riconoscono l’autorità universale del Papa di Roma, mantenendo invece una struttura sinodale (conciliare) in cui ogni patriarcato è autocefalo, cioè autonomo nella propria giurisdizione.
Il cuore spirituale dell’Ortodossia è la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo (o di San Basilio nei giorni solenni): una celebrazione eucaristica di grande intensità poetica e mistica, cantata interamente, ricca di incenso e di icone. L’Ortodossia privilegia la theosis — la divinizzazione dell’uomo — come fine ultimo della vita cristiana: l’essere umano è chiamato non solo a seguire Dio, ma a partecipare alla Sua stessa natura divina, secondo la formula del teologo Atanasio: ‘Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare Dio.’
Differenze e affinità con il Cattolicesimo
Le differenze tra le due tradizioni sono dottrinali, liturgiche e ecclesiologiche. Sul piano dottrinale, il più noto punto di divisione è il Filioque: il Credo cattolico afferma che lo Spirito Santo procede ‘dal Padre e dal Figlio’ (Filioque, appunto), mentre il Credo ortodosso, fedele alla formulazione originale del Concilio di Nicea, afferma che procede ‘dal Padre’ soltanto. Vi sono poi differenze sull’Immacolata Concezione (dogma cattolico del 1854, non riconosciuto dall’Ortodossia), sul Purgatorio (accettato dai cattolici in forma dogmatica, interpretato diversamente dagli ortodossi) e sull’infallibilità papale (dogma del 1870, assolutamente rifiutato dall’Ortodossia).
Sul piano liturgico, l’Ortodossia usa il calendario giuliano (con 13 giorni di scarto da quello gregoriano) per la maggior parte delle festività, segue una tradizione iconografica codificata e considera le icone non semplici immagini devozionali ma vere ‘finestre sull’eternità’, capaci di mediare la presenza divina. Sul piano spirituale, però, le due tradizioni condividono un patrimonio immenso: la stessa Scrittura, gli stessi Padri della Chiesa dei primi secoli, la stessa fede nel Cristo morto e risorto, gli stessi sacramenti fondamentali, la stessa devozione alla Theotokos — la Madre di Dio.
Il legame con i Cavalieri di Malta
I Cavalieri di San Giovanni operarono per quasi due secoli a Gerusalemme e in Terra Santa, poi a Cipro, a Rodi e infine a Malta — tutti territori in cui la tradizione cristiana ortodossa era fortemente presente. I pellegrini che essi assistevano provenivano non solo dall’Europa latina, ma anche dalla Grecia, dalla Russia, dall’Armenia, dall’Etiopia: cristiani di riti e tradizioni diversissimi, accomunati dalla fede e dall’indigenza.
Il fondatore dell’Ordine, il Beato Gerardo, operava in una Gerusalemme in cui la tradizione greca ortodossa era dominante nella comunità cristiana locale. I suoi primi collaboratori erano, con tutta probabilità, cristiani di rito orientale. L’Ospedale di San Giovanni a Gerusalemme non chiedeva al malato la sua confessione: chiedeva solo il suo nome, per poterlo annunciare nelle preghiere. Questo è il vero spirito ecumenico dei Cavalieri: non il dialogo teologico tra dotti, ma la cura concreta del corpo sofferente, senza distinzione di rito o di dogma.
Oggi la Confederazione Internazionale Knights of Malta mantiene con le Chiese Ortodosse relazioni di rispetto e collaborazione fraterna. In molti Paesi dell’Europa orientale — Romania, Serbia, Bulgaria, Georgia — i confratelli dell’Ordine operano fianco a fianco con le comunità ortodosse locali in opere di carità e di assistenza. La croce a otto punte, bianca su campo nero, è riconosciuta in Oriente come in Occidente come simbolo di un servizio che non conosce frontiere confessionali. Forse è in questo che risiede la più profonda vocazione ecumenica dei Cavalieri: non nell’abbattimento delle differenze teologiche, ma nella costruzione di ponti di umanità condivisa.










