Dalle resine dei pini mediterranei alle sale operatorie degli ospedali di Rodi e Malta: storia di un medicamento dimenticato
Sulle navi dei Cavalieri, tra le botte d’acqua e le casse di biscotto secco, c’era sempre spazio per un altro carico: le anfore di olio di trementina. Estratto per distillazione dalla resina dei pini — in particolare dal Pinus halepensis, il pino d’Aleppo diffusissimo nel bacino del Mediterraneo orientale — questo olio dal profumo intenso e resinoso era uno dei rimedi più preziosi nell’arsenale terapeutico dell’Ordine di San Giovanni. Nelle battaglie, nelle epidemie, negli assedi: la trementina era sempre presente.
La sua storia come medicamento è antichissima. Già i Greci e i Romani lo utilizzavano per trattare le ferite infette e per purificare gli ambienti malsani. Ma furono i Cavalieri Ospitalieri, con la loro esperienza secolare nella cura delle ferite da arma da taglio e da freccia, a sistematizzarne l’uso e a trasmetterlo attraverso i secoli. Negli statuti ospedalieri dell’Ordine, redatti a partire dal XII secolo, la trementina compare regolarmente tra i materiali medicali di cui ogni commenda doveva essere fornita.
«Dove giungeva la trementina, le ferite cessavano di marcire. I Cavalieri lo sapevano prima che la scienza trovasse le parole per spiegarlo.»
Il suo impiego principale era il trattamento delle ferite da battaglia: lacerazioni profonde, amputazioni, bruciature da fuoco greco e da proiettili incendiari. L’olio veniva applicato direttamente sulla lesione, a volte riscaldato, spesso mescolato con miele o cera d’api per formare un unguento più denso. Aveva un effetto disinfettante reale — oggi sappiamo che i terpeni che lo compongono, in particolare il pinene e il canfene, esercitano un’azione antibatterica — e contribuiva a tenere lontane le mosche e gli insetti dalle ferite aperte, riducendo così il rischio di infezioni secondarie.
A Rodi e poi a Malta, dove i Cavalieri costruirono i loro più grandi ospedali — la Sacra Infermeria di La Valletta poteva ospitare fino a novecento pazienti — l’olio di trementina veniva utilizzato anche per la disinfezione degli ambienti. Bruciato in piccoli bracieri, purificava l’aria delle corsie dove la concentrazione di malati rendeva inevitabile la circolazione dei contagi. Era, in sostanza, una fumigazione antisettica ante litteram: un’intuizione pratica che la medicina moderna ha poi spiegato con il concetto di volatili antimicrobici.
La trementina aveva anche un uso chirurgico preciso e cruento: veniva versata bollente sulle ferite da arma da fuoco, pratica comune nel XVI secolo, quando i chirurghi credevano che il piombo dei proiettili fosse velenoso e che solo il calore potesse neutralizzarne gli effetti. Fu Ambroise Paré, il grande chirurgo francese del Cinquecento, a dimostrare che questa pratica faceva più male che bene — e propose in alternativa un lenitivo a base di tuorlo d’uovo, olio di rose e trementina a freddo. Ironia della storia: anche nella sua ricetta riformata, la trementina restava protagonista.










