Sono trascorsi i giorni dedicati al Natale e al Capodanno, tra riti religiosi e memorie pagane, ma sempre dentro una storia che ci ha avvolto di affetti o di solitudini, di prove di fronte alle quali addebitiamo la speranza di superarle al nuovo anno chiedendogli fortuna e salute. Quasi in un inconscio senso di liberazione non chiediamo a noi di cambiare!
Sarà l’epifania a chiudere il ciclo, portandosi via le feste, con la sua figura emblematica che incombe sui cieli, la befana. Incuriosisce l’ immagine della vecchia bitorzoluta, che veste stracci, ha una scopa vecchia e malandata, raramente ride e non distribuisce caramelle a tutti i bambini anzi ha anche il carbone per qualcuno di loro.
Sembra avere un ruolo di secondo piano rispetto a Babbo Natale, ed è confronto tra i due colleghi natalizi che spinge a osare riscontri tra i due, in fondo sono un uomo e una donna, l’una poco apprezzata tanto da chiamarla pure strega e l’altro certamente più attrattivo. Raccontano un’ antica disparità mai risolta.
Appare evidente la differenza con Babbo Natale che è prodigo di doni che elargisce senza limiti ai bambini, come un industriale di giocattoli di vario tipo di cui dispone una quantità illimitata, evidentemente invenduti perché altrimenti non se ne spiegherebbe il principio economico. Ha al suo servizio gli elfi, nell’immaginario collettivo sono i folletti, lavoratori indefessi sia pure al freddo della Lapponia. Sta simpatico, è ridanciano, pingue con la sua panciona coperta dall’abito rosso fuoco e viaggia comodamente seduto su un mezzo quasi nobile, lucente in molte raffigurazioni, e trainato da eleganti renne. Insomma uno che si può permettere il lusso.
La sua immagine immutata è tenuta viva dall’industria cinematografica e letteraria e questo dimostra una certa sua capacità imprenditoriale che gli consente di ritornare ricco l’anno dopo e sempre carico di doni. In ogni caso, il fatto che pure se vecchio è indiscutibilmente un venerabile vecchio da rispettare, sospetto derivi dal fatto che porta regali e diciamolo pure a tutti fa piacere riceverne.
L’origine della befana è del tutto diversa, e non è un caso che lei sia una donna brutta e di una vecchiaia antica che si associa ad una immagine di povertà, ha le scarpe rotte ed una scopa antiquata, sicuramente scomoda e pericolosa, sempre la stessa e non si comprende perché non abbia in uso altro mezzo.
A ben cercare nella sua storia ha vissuto due vite, quella del pre-cristianesimo con i riti pagani e quella legata al cristianesimo. Lei si porta addosso molta parte della prima, quando dopo il solstizio d’inverno i contadini romani credevano nella rinascita della natura sui campi sorvolati da figure femminili volanti che li rendevano fertili. Qualcuno sostiene che per i romani quella che conosciamo come befana era invece la dea che volava dopo il Natale sopra i campi ad elargire ricchezza agli uomini, forse era Abùndia, la divinità dell’abbondanza.
Da qui forse si spiega il volo della befana ma in quanto al resto ha subito una metamorfosi pesante, da Dea a strega quando nelle culture contadine si usava bruciare un fantoccio dalle forme di vecchia, come vecchio era considerato il tempo trascorso da bruciare per propiziare il nuovo e si bruciavano le streghe nel medioevo. La scopa ne sarebbe un retaggio.
Cominciarono a chiamarla befana nella sua seconda vita. Il suo nome deriva dal greco ἐπιφάνεια, epifania, che significa manifestazione, l’evento ricorrente il 6 gennaio che con il cristianesimo indicò la visita dei re Magi a Gesù in Betlemme e la loro adorazione.
Nella tradizione cristiana la donna-dea dovette essere rifiutata e questo perché non poteva restare espressione rituale pagana una volta che il cristianesimo si era imposto sulle fedi precedenti. Eccola trasformata in ciò che di negativo era accaduto fino ad allora, quindi brutta, e con la scopa quasi ad intendere di doverlo spazzare via. Se è quasi scontato che la fertilità abbondante dei campi potesse essere abbinata ad una figura femminile, non è chiaro il perché sia una donna a recitare la parte della befana.
Quella donna ha continuato ad impegnarsi, soffre e non si lamenta, nonostante il suo strano destino e lo stato di inferiorità rispetto all’uomo Babbo Natale che per giunta è un personaggio comparso solo negli anni ’60 mentre lei c’è da sempre. Insomma è più impopolare di Babbo Natale tanto che cinematografia ed editoria non se ne appassionano molto e quindi rimane nel suo stato di indigenza. Nessuno fa collette per aiutarla e non possiamo inneggiare ad una anno già trascorso!
Seppure una leggenda la vuole pentita per non avere aiutato i Re Magi a trovare il Bambinello Gesù, per cui va in giro alla sua ricerca e ha attenzione per tutti i bambini che incontra, la Befana porta caramelle ai buoni e carbone ai cattivi legandoli ad un giudizio selettivo che non piace a tanti. Così ogni anno. È imparziale e forse non le si perdona che possa distinguere i bambini riconoscendo i meritevoli e chi non merita perchè non fa mai piacere. Nessuno vuole essere giudicato, grande o piccolo, nessuno vuole ricevere carbone, pure se in fondo è propiziatorio di fortuna.
Ed allora accade che non si pensa più che anche le feste lanciano messaggi di maturazione delle consapevolezze e che è proprio la Befana, e non Babbo Natale, che assume il compito più pesante e grave, quello di far riconoscere a tutti i bambini i propri errori e le conseguenze. Se questo è un focus educativo per la società dobbiamo ammettere che è stata assegnata a una donna la responsabilità di indicare la più difficile via educativa.
Mariolina Frisella










