Storia, carattere e utilizzi di due razze nobili: il cavallo nero dei Paesi Bassi e il Pura Raza Española dell’Andalusia
Chi li ha visti una volta in azione non li dimentica: un cavallo nero come l’ebano dalla criniera ondulata e un cavallo grigio dal collo arcuato e dal passo elegante. Sono il Frisone e il cavallo spagnolo, conosciuto come Andaluso o Pura Raza Española (PRE). Due razze lontane per origine, ma accomunate da una stessa idea di nobiltà, quella del cavallo barocco.
Il Frisone, la perla nera dei Paesi Bassi
Il Frisone prende il nome dalla Frisia, regione del nord dei Paesi Bassi, ed è una delle razze più antiche d’Europa. Le prime testimonianze risalgono ai tempi dell’antica Roma. Per secoli fu un cavallo forte e versatile, usato in guerra, nel tiro e nei lavori agricoli. Secondo alcune ricostruzioni, gli incroci con cavalli arabi e andalusi, nel periodo delle Crociate, ne affinarono la struttura, e nel Rinascimento la razza ebbe grande successo tra la nobiltà.
Nel XIX secolo il Frisone rischiò di scomparire. Fu salvato dal lavoro degli allevatori e dalla casa reale olandese: nel 1879 nacque l’associazione Het Friesch Paarden-Stamboek, che istituì il libro genealogico. Oggi i soggetti registrati nel mondo sono più di 60.000.
Il Frisone è facile da riconoscere. Il mantello è sempre morello, cioè nero, con al massimo piccole macchie bianche sulla testa. Crini, coda e garretti sono molto folti. L’altezza al garrese è di circa 1,60 metri e spesso supera questa misura. Il carattere è docile, sensibile e volenteroso, l’andatura alta ed enfatica. È un ottimo trottatore e viene usato per l’attacco alle carrozze, per il dressage, per l’equitazione di piacere, per il trekking e per gli spettacoli.

Il cavallo spagnolo: il Pura Raza Española
Il cavallo spagnolo discende da cavalli che vivono da millenni nella penisola iberica. La razza è riconosciuta come tale dal XV secolo e la sua conformazione è cambiata pochissimo nel tempo. Nel 1567 Filippo II di Spagna avviò a Córdoba un programma di allevamento reale. Fu un cavallo da guerra molto apprezzato dalla nobiltà, e le corti d’Europa lo ricevevano in dono dalla Spagna come strumento di diplomazia.
Nell’Ottocento guerre, malattie e incroci ne ridussero drasticamente il numero. Il libro genealogico, chiuso dal 1912, è gestito oggi dall’associazione degli allevatori spagnoli. Si contano più di 250.000 soggetti, diffusi in 65 paesi. Poiché la popolazione è chiusa, gli allevatori devono prestare attenzione alla consanguineità.
L’aspetto è inconfondibile: altezza media tra 1,50 e 1,63 metri, collo muscoloso e arcuato, criniera lunga e setosa, mantello spesso grigio che con l’età si schiarisce fino al bianco. Il carattere è coraggioso, vivace e al tempo stesso docile. È un campione di dressage classico e di alta scuola, ma si distingue anche nella doma vaquera, l’equitazione di lavoro del bestiame, e nel rejoneo, la tauromachia a cavallo.
Che cosa li accomuna
Entrambi sono cavalli barocchi: collo ben portato, andature sollevate, grande presenza scenica. Entrambi uniscono forza e dolcezza. E sono entrambi legati alla storia dei cavalieri, perché la nobiltà europea li ha scelti per secoli come cavalli da parata, da carrozza e da rappresentanza. Il Frisone ha il fascino scuro della potenza trattenuta, lo spagnolo la brillantezza della scuola classica. Due modi di dire la stessa cosa: la vera nobiltà sta nel dominio di sé.










