Tra i grandi Gran Maestri che hanno guidato l’Ordine di San Giovanni attraverso i secoli, alcuni nomi sono diventati leggendari: Jean de la Valette, il conquistatore di Malta; Philippe de Villiers de l’Isle-Adam, l’esiliato di Rodi; il Beato Gerardo, il fondatore. Eppure c’è un uomo la cui impresa fu forse la più straordinaria in assoluto, e che è rimasto in ombra rispetto ai più celebri colleghi: Fra’ Pierre d’Aubusson, Gran Maestro dal 1476 al 1503, il difensore di Rodi del 1480.
Un nobile al servizio dell’Ordine
Pierre d’Aubusson nacque nel 1423 in Francia, da una delle famiglie più illustri dell’Alvernia. La sua formazione militare fu eccellente: combatté nella Guerra dei Cent’Anni, conobbe le corti europee, sviluppò quelle capacità strategiche e diplomatiche che avrebbe poi messo al servizio dell’Ordine. Entrò nei Cavalieri di San Giovanni e percorse rapidamente le tappe della carriera interna, fino a diventare uno dei personaggi più influenti di Rodi.
Eletto Gran Maestro nel 1476, si trovò subito di fronte a una realtà drammatica: l’impero ottomano di Maometto II era all’apice della sua potenza. Costantinopoli era caduta nel 1453. La pressione sull’Europa cristiana era costante, inesorabile. Rodi era un’isola esposta, avanzata, circondata da acque controllate dal nemico.
Il Grande Assedio del 1480
Il 23 maggio 1480, una flotta ottomana composta da circa 160 navi e quasi centomila uomini — secondo alcune fonti — si presentò davanti alle mura di Rodi. L’obiettivo era chiaro: eliminare l’ultimo grande baluardo cristiano nel Mediterraneo orientale, la base da cui i Cavalieri tormentavano le rotte commerciali ottomane e proteggevano i pellegrini cristiani.
D’Aubusson disponeva di circa tremila cavalieri e soldati, più la popolazione dell’isola. Proporzioni schiaccianti. Eppure guidò la difesa con una combinazione di coraggio fisico — fu ferito gravemente più volte durante i combattimenti — e di intelligenza tattica straordinaria. Sfruttò le mura che aveva fatto rafforzare negli anni precedenti, utilizzò con maestria le poche risorse disponibili, mantenne il morale dei difensori nei momenti più bui.
Quando, il 17 luglio, gli ottomani tentarono l’assalto decisivo contro la torre di San Nicola, d’Aubusson combatté in prima persona sulle mura, ferito ma in piedi, e riuscì a respingere l’attacco. Fu uno dei momenti più drammatici dell’intera storia dell’Ordine. Il 17 agosto 1480, dopo quasi tre mesi di assedio e perdite enormi, l’armata ottomana si ritirò. Rodi era salva.
Le conseguenze di una vittoria
La vittoria di Rodi del 1480 ebbe conseguenze che andarono ben oltre l’isola. Dimostrò che gli ottomani erano vincibili, che i Cavalieri erano ancora una forza militare credibile, che l’Europa aveva ancora difensori capaci di resistere. Papa Sisto IV ringraziò d’Aubusson come salvatore della cristianità. I Cavalieri ricevettero aiuti e riconoscimenti da tutta Europa.
D’Aubusson fu anche un uomo di cultura e di diplomazia. Strinse rapporti con Cem Sultan, il fratello pretendente al trono ottomano che aveva cercato rifugio sull’isola dopo una lotta intestina di successione, utilizzando questa presenza come strumento di pressione diplomatica sulla Sublime Porta. Una mossa di raffinata politica internazionale, degna di un uomo di Stato.
Morì nel 1503, dopo ventisette anni di Gran Maestranza, lasciando Rodi più forte di come l’aveva trovata. Fra Pietro d’Aubusson, difensore di Rodi nel 1480, è annoverato tra i più illustri Gran Maestri dell’Ordine.
Quarant’anni dopo la sua morte, Solimano il Magnifico riuscì finalmente a cacciare i Cavalieri da Rodi. Ma ciò non diminuisce la grandezza di chi, nel 1480, aveva impedito all’Occidente cristiano di perdere uno dei suoi ultimi baluardi in Oriente. Pierre d’Aubusson merita di essere ricordato, studiato, celebrato. È uno dei padri dimenticati di questa storia millenaria che i Cavalieri di Malta portano ancora oggi sullo scudo.










