Come il cavallo aiuta bambini con difficoltà di comunicazione e socializzazione, che cosa dicono gli studi e quali razze sono le più indicate
Da sempre il cavallo è compagno dell’uomo, e nella tradizione cavalleresca è anche un simbolo di nobiltà e lealtà. Da qualche decennio il suo ruolo si è ampliato: oggi il cavallo è anche un alleato terapeutico. Già gli antichi greci consideravano il cavallo uno strumento di benessere fisico e mentale, e il termine “ippoterapia” viene dal greco hippos (cavallo) e therapeia (cura).
Che cos’è, e come funziona
L’ippoterapia rientra negli Interventi Assistiti con gli Animali. Si svolge in centri specializzati, sotto la guida di professionisti qualificati che lavorano in équipe: sanitari, educatori e istruttori. Il movimento ritmico del cavallo stimola il tono muscolare, l’equilibrio e la coordinazione. Il bambino si prende cura dell’animale: lo avvicina, lo conduce. In questo modo esercita attenzione, responsabilità e autonomia, e impara a leggere segnali non verbali, cosa fondamentale per chi ha difficoltà di comunicazione.
Per i bambini con disturbo dello spettro autistico il cavallo offre una relazione priva di giudizio, in cui non servono le parole. Il contatto con un animale grande e calmo aiuta anche a regolare le emozioni: la ricerca segnala effetti su ansia e stress.
Che cosa dicono gli studi
Diverse ricerche segnalano miglioramenti nel funzionamento sociale, nella comunicazione, nel controllo motorio e nei comportamenti adattivi. Il progetto italiano Riding the Blue, guidato dal professor Leonardo Zoccante con Fieracavalli, ha coinvolto 60 bambini e ragazzi con autismo e ha mostrato risultati incoraggianti su funzione motoria e comportamento adattivo. Non tutti gli studi però concordano su ogni aspetto: alcuni non hanno rilevato effetti su socializzazione e comunicazione. L’obiettivo dei ricercatori è far riconoscere un protocollo condiviso e portare l’ippoterapia nel Servizio sanitario nazionale. Si tratta quindi di un aiuto promettente, da affiancare ai percorsi terapeutici e mai da considerare una cura risolutiva.
Le razze più indicate
Ciò che conta è il carattere del singolo cavallo: docile, paziente, tollerante verso i movimenti imprevedibili, con andature morbide e taglia adeguata. Alcune razze sono indubbiamente più adatte di altre.

Avelignese (Haflinger). È la razza più citata. Nasce ad Avelengo, vicino a Merano, e la sua origine ufficiale risale al 1874. Ha mantello sauro dorato e criniera chiara, è di taglia medio-piccola, docile e facile da addestrare. Ha una pazienza infinita nelle attività a terra, come farsi condurre, pulire e gestire. È tollerante di fronte agli errori del cavaliere e molto sicuro. Per questo è considerata tra le più complete per l’equitazione integrata.

Fiordo norvegese. Robusto, calmo, con schiena larga e andature stabili: un’altra scelta apprezzata nei centri.

Sanfratellano. Razza siciliana dei monti Nebrodi, rustica, equilibrata e affidabile, con un valore in più per noi: è un cavallo siciliano.
Vanno benissimo anche pony e cavalli di altre razze, purché il singolo animale sia selezionato, addestrato e in buona salute. Prima dell’inizio del percorso la famiglia dovrebbe informarsi presso strutture qualificate e chiedere il parere dei terapisti che seguono il bambino.










