“L’OSJ a tre anni dalla nascita”: Intervista a S.E. Giuseppe Madia

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Il 78° Gran Maestro della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ fa il resoconto in occasione dell’investitura brasiliana

Lo incontriamo a Barcellona P.G., nella prestigiosa sede della Confederazione, S.E. Giuseppe Madia, 78° Gran Maestro della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta (OSJ), ha la calma di chi porta sulle spalle una responsabilità antica e non se ne spaventa. Ha risposto alle domande con la consueta generosità.

Sua Eccellenza, questa cerimonia di Investitura a Brasília rappresenta un momento importante per la Confederazione. Come valuta il percorso fatto finora?

«Ogni Investitura è un momento di grazia. Ma questa in Brasile ha un sapore particolare, perché testimonia la vitalità di un Gran Priorato che, sotto la guida di Franco Nicoletti, ha saputo costruire qualcosa di concreto: non solo una struttura istituzionale, ma una vera comunità di servizio. Vedere uomini e donne ricevere il mantello con la consapevolezza di cosa significa indossarlo – questo è il frutto di un lavoro lungo e serio.»

La Confederazione è presente in molti paesi del mondo. Quali sono le sfide principali di una realtà così estesa e plurale?

«La sfida più grande è sempre la coerenza: restare fedeli ai valori fondativi dell’Ordine – fede, fraternità, servizio – in contesti culturali e sociali molto diversi tra loro. L’Ordine di San Giovanni nasce per servire il prossimo, chiunque esso sia. Questa vocazione non può essere diluita dall’opportunismo o dalla retorica. Ogni Gran Priorato deve essere un presidio reale di carità e di presenza sul territorio.»

Come risponde a chi, dall’esterno, guarda agli Ordini cavallereschi come a realtà anacronistiche?

«L’Ordine vive quando serve. Se un Cavaliere distribuisce pacchi alimentari agli anziani di Brasília, come abbiamo fatto in questi giorni, non c’è nulla di anacronistico. Se una Dama benedice il cibo prima che arrivi alle mani di chi ha fame, quello è il cuore dell’Ordine che batte. Le vesti, i titoli, la tradizione – tutto questo ha senso se sorregge un’azione concreta nel mondo. La storia millenaria del nostro Ordine è al servizio del presente e dei bisogni dei più deboli.»

Qual è il suo auspicio per il futuro della Confederazione?

«Che continui a crescere nella qualità, prima che nella quantità. Cavalieri e Dame preparati, consapevoli, capaci di portare la croce non come ornamento ma come impegno. E che la fratellanza tra i Gran Priorati si rafforzi: siamo una famiglia distribuita in tutto il mondo, e la forza di una famiglia sta nell’unità.»

Un messaggio ai nuovi Cavalieri e Dame investiti oggi?

«Ricordatevi delle parole che avete pronunciato alla Cerimonia. Ricordatevi del peso della spada che avete baciato, e della leggerezza del cuore con cui il Gran Maestro vi ha invitato ad affrontare il futuro. Non con la spada, ma con il cuore. Questo è tutto.»

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