Una storia di eroismo dimenticato nel cuore delle Crociate
Non tutti gli eroi hanno nome sui libri di storia. Alcuni li conosciamo solo attraverso le cronache degli ordini religiosi, negli atti dei capitoli conventuali, nei registri polverosi degli archivi maltesi. Fra’ Pietro da Eboli — così è tramandato nella tradizione manoscritta dell’Ordine Ospitaliero — era un fratello converso, non un cavaliere di rango, non un comandante di flotte: era un infermiere.
Vissuto nella seconda metà del XII secolo, Pietro proveniva dalla Campania, dalla città di Eboli, ai piedi degli Appennini lucani. Entrò nell’Ordine di San Giovanni come fratello di servizio, scegliendo la via dell’assistenza diretta piuttosto che quella delle armi. Le cronache lo descrivono come dotato di straordinarie qualità: conosceva le erbe medicinali, sapeva preparare impiastri e decotti, parlava arabo abbastanza da comunicare con i medici saraceni che spesso collaboravano con l’Ospedale di Gerusalemme.
«Pietro aveva imparato dai medici arabi che il dolore non ha religione. E che curarlo è un atto di Dio, qualunque nome gli si dia.»
Nel 1187, quando Saladino assediò Gerusalemme, la città era piena di malati e di feriti. L’Ospedale di San Giovanni era al collasso: i letti erano sovraffollati, le medicine scarse, gli infermieri esausti. Quando le trattative per la resa della città iniziarono, Saladino concesse la possibilità a molti di partire. Ma Pietro scelse di restare. Con un piccolo gruppo di fratelli, rimase nell’ospedale a curare i pazienti che non potevano essere trasportati: anziani, gravemente feriti, morenti.
Non sappiamo con esattezza come morì Fra’ Pietro da Eboli. Le cronache riferiscono che contrasse una delle epidemie che devastavano la città assediata, probabilmente il tifo o la dissenteria, e che morì tra i suoi malati, con le mani ancora sporche delle medicine che stava preparando. Aveva rinunciato alla salvezza per non abbandonare chi non poteva camminare. Era questo, per i Cavalieri di San Giovanni, il significato più alto del voto di servizio: non una promessa formale, ma una scelta concreta, fino all’ultimo respiro.











DIo benedica chi ancora agisce così!