L’Albania e i suoi simboli: come gli Ospitalieri di San Giovanni hanno lasciato l’eredità

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Sulle coste adriatiche dell’Albania, a Durazzo — l’antica Dyrrachium — sopravvivono le tracce di una presenza giovannita che risale al XIII secolo. Un patrimonio da riscoprire, a pochi chilometri dall’Italia.

Durazzo, la moderna Durrës, è una delle città più antiche dei Balcani. Fondata dai Greci come Epidamno nel VII secolo a.C. e ribattezzata Dyrrachium dai Romani, essa fu per secoli il principale porto di approdo sulla sponda orientale dell’Adriatico, il naturale punto di accesso verso l’Oriente per pellegrini, mercanti e crociati. Ed è in questo contesto che gli Ospitalieri di San Giovanni vi lasciarono le loro tracce.

Durazzo era la porta dell’Oriente. Chi partiva per la Terrasanta passava di qui — e gli Ospitalieri erano là ad attendere i bisognosi, come avevano sempre fatto.

La presenza dell’Ordine di San Giovanni lungo le coste albanesi si inserisce nel più ampio disegno di controllo delle rotte di pellegrinaggio che gli Ospitalieri avevano sviluppato nel corso del XII e XIII secolo. Lungo la Via Egnatia — l’antica strada romana che collegava Durazzo a Costantinopoli — l’Ordine aveva stabilito ospizi e stazioni di soccorso per assistere i pellegrini diretti in Terrasanta. A Durazzo stessa esisteva una domus hospitalis, un ospedale-ospizio, che accoglieva i viandanti stanchi e malati.

Le vestigia più eloquenti di questa presenza sono oggi in parte inglobate nelle strutture della città moderna, ma il Museo Archeologico di Durazzo conserva elementi architettonici — lapidi, capitelli, croci ottagonali scolpite nella pietra — che testimoniano una frequentazione giovannita duratura. La croce a otto punte, simbolo inconfondibile dell’Ordine, appare anche in alcune decorazioni della cattedrale medievale della città, all’interno di un complesso ecclesiastico che conserva, nei suoi strati più profondi, tracce di architettura normanna e crociata.

Non lontano dalla costa, presso la fortezza di Kavaja, alcune strutture murarie presentano caratteristiche costruttive tipiche delle commende ospitaliere del Mediterraneo orientale: absidi semicircolari, pietra squadrata, finestre strombate. La tradizione locale ha conservato il ricordo di una «chiesa dei Franchi» — termine con cui le popolazioni balcaniche designavano spesso le strutture dei crociati occidentali — che potrebbe corrispondere a una cappella giovannita.

Per la Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi, che conta oggi tra i suoi Priorati presenze attive nei Balcani, riscoprire e valorizzare questo patrimonio non è solo un esercizio storico. È un atto di identità: ricordarsi che le pietre parlano ancora, e che la croce a otto punte incisa su di esse è anche la nostra.

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