Rodi, l’Isola che fu cuore dell’Ordine

Elena Grasso
Elena Grasso - EG Communication
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Due secoli di storia, civiltà e resistenza nel Mediterraneo

Ci sono luoghi che non appartengono soltanto alla geografia. Appartengono alla storia, all’identità, alla memoria di chi li ha abitati e amati. Per la Confederazione Internazionale OSJ dei Gran Priorati Autonomi, erede del Sacro Ordine di San Giovanni, uno di questi luoghi è Rodi. L’isola greca del Dodecaneso, con le sue acque blu cobalto e le sue mura dorate, non è soltanto una meta turistica tra le più belle del Mediterraneo. È il luogo in cui l’Ordine divenne ciò che è ancora oggi: una potenza al tempo stesso militare e spirituale, capace di unire la spada e la carità, la fortezza e l’ospedale.

Come i Cavalieri arrivarono a Rodi

Dopo la caduta di San Giovanni d’Acri nel 1291 — l’ultima grande fortezza crociata in Terrasanta — gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme si trovarono senza patria. Ripiegarono prima a Cipro, dove crearono un ospedale e iniziarono a costruire una flotta, ma i dissidi con il re dell’isola resero quella sistemazione precaria. Fu il Gran Maestro Guillaume de Villaret a concepire il piano audace: conquistare Rodi, sottraendola all’Impero Bizantino già in declino. L’impresa, realizzata grazie anche all’accordo con il pirata genovese Vignolo de’ Vignoli, si concluse il 15 agosto 1309, quando l’isola fu presa dai Cavalieri e riconosciuta dal Papa e dalle corti europee come loro dominio legittimo.

Da quel momento i Cavalieri di San Giovanni diventarono anche Cavalieri di Rodi. E Rodi, da modesta isola del Mediterraneo orientale, si trasformò in una delle piazzeforti più imponenti e civilizzate del mondo cristiano.

Due secoli di splendore

I 212 anni di presenza dei Cavalieri a Rodi (1309-1522) furono, come annotano gli stessi storici dell’Ordine, uno dei periodi di maggiore splendore culturale e politico nella sua lunga storia. L’isola fu trasformata radicalmente. I Cavalieri costruirono fortezze imponenti, chiese magnifiche, l’enorme ospedale che ancora oggi si erge nel centro storico della città e che i visitatori ammirano con stupore: uno dei più grandi complessi ospedalieri dell’intero Medioevo, dove i malati — di qualunque religione o provenienza — venivano curati con vassoi e posate d’argento, come attestano le cronache dell’epoca.

La Rodi dei Cavalieri era organizzata secondo un sistema unico: le diverse nazioni europee rappresentate nell’Ordine — le cosiddette Lingue, che raggruppavano i Cavalieri per nazionalità — avevano ciascuna il proprio quartiere, il proprio albergo, la propria chiesa. Le strade ancora oggi chiamate ‘degli Inglesi’, ‘dei Francesi’, ‘degli Italiani’ raccontano questa straordinaria convivenza medievale.

Sul piano strategico, Rodi era il bastione d’Europa contro l’avanzata ottomana. La flotta dell’Ordine controllava le rotte del Mediteranno orientale, proteggeva i pellegrini, contrastava la pirateria. Le navi degli Ospitalieri erano temute e rispettate da amici e nemici.

L’assedio del 1480: la resistenza eroica

Nel 1480, il sultano Maometto II, conquistatore di Costantinopoli, decise che fosse giunto il momento di eliminare questo fastidioso ostacolo cristiano al centro del suo mare. Centomila uomini e centocinquanta navi si presentarono davanti alle mura di Rodi. Il Gran Maestro Pietro d’Aubusson aveva previsto l’attacco e preparato la difesa. Per mesi, i Cavalieri resistettero all’assedio di un esercito incomparabilmente superiore per numero. Alla fine, gli ottomani si ritirarono senza aver conquistato l’isola. La vittoria fu celebrata in tutta Europa come un miracolo: la piccola guarnigione dell’Ordine aveva tenuto a bada il più grande potere militare del tempo.

L’addio a Rodi — 1522

Quarantadue anni dopo, il sultano Solimano il Magnifico tornò a completare ciò che suo nonno non era riuscito a fare. Il 28 luglio 1522, un’armata ottomana di proporzioni enormi — si parlava di duecentomila uomini e trecento navi — cinse d’assedio l’isola. Questa volta i Cavalieri, guidati dal Gran Maestro Philippe Villiers de l’Isle-Adam, erano solo cinquecento. Per sei mesi resistettero, con coraggio disperato, perdendo uomini ogni giorno.

Il 1° gennaio 1523, i Cavalieri sopravvissuti lasciarono Rodi con gli onori militari, concessi dallo stesso Solimano in segno di rispetto per una resistenza straordinaria. Al loro seguito, quattromila abitanti dell’isola che non vollero restare sotto il dominio ottomano. Era la fine di un’epoca.

Iniziò allora per l’Ordine un lungo peregrinare — Creta, Messina, Catania, Viterbo, Nizza — finché, nel 1530, l’imperatore Carlo V non concesse ai Cavalieri l’isola di Malta. Un nuovo capitolo della storia iniziava. Ma Rodi rimase nel cuore dell’Ordine, custodita nella memoria come il luogo in cui era diventato grande.

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