C’è un filo invisibile che lega Gerusalemme a Catania, la Terra Santa alla Sicilia orientale. È il filo della storia dei Cavalieri di San Giovanni, un percorso lungo quasi mille anni fatto di conquiste e perdite, di splendore e di esilio, di certezze granitiche e di crisi identitarie. Ma è anche, e soprattutto, un itinerario spirituale: il cammino di un’istituzione che ha attraversato i secoli senza mai tradire la propria missione originaria, adattandosi ai tempi, reinventandosi dopo ogni sconfitta, ma restando fedele a una chiamata più forte di qualsiasi tempesta storica.
Quando oggi i cavalieri e le dame della Confederazione Internazionale dei Gran Priorati Autonomi OSJ Knights of Malta camminano per le vie di Catania, portano sulle spalle non solo il mantello nero con la croce bianca a otto punte. Portano la memoria di un viaggio che ha attraversato continenti e secoli, che ha conosciuto la gloria di Rodi e l’epopea di Malta, ma anche il dolore dell’esilio e la fatica di ricominciare da zero. Portano, soprattutto, la consapevolezza che essere cavaliere non significa appartenere a un luogo, ma incarnare una missione.
Dalla Terra Santa a Catania: un itinerario lungo mille anni, che non è ancora finito. Perché la missione non conosce geografia, e la vocazione al servizio non ha bisogno di mura. Bastano un mantello nero, una croce bianca a otto punte, e un cuore disposto a dire: “Eccomi, dove c’è bisogno, lì vado.”
Foto di Lydia Griva










