E si fa alto il Grido di dolore: da Genova una nuova Speranza

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Redazione - EG Communication
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Un barlume di umanità si fa vivo a Genova. Da quando la Global Sumud Flotilla è partita il 31 agosto scorso alla volta di Gaza, qualcosa è cambiato nella percezione collettiva. È ancora possibile sperare che il volto umano sia riconoscibile come parte di Dio, in un tempo in cui ogni certezza sembra svanire come il fumo di una sigaretta consumata. Ogni cosa, persino il più semplice atto di gentilezza, come offrire un saluto, non appare più scontata in questa post-umanità. Come in una nuova Babele, le lingue si confondono e i cuori si isolano, dando vita a un caos disorientante. Questo caos, che prende coscienza di sé e impera sulle vite di ognuno di noi, ha una coscienza anch’esso e gli uomini, dimentichi di sé stessi, si offrono al male da esso originato.

L’orribile visione dei bambini massacrati dagli israeliani ha finalmente suscitato indignazione. Diversamente da quanto ci si aspetta dal potere dei social, questa volta la paura non ha irretito, ma ha scosso le coscienze, almeno di molti, generando nuove visioni e speranze, come quella di portare pace e serenità in quell’angolo di mondo.

Ma chi sono gli israeliani che uccidono persone nella striscia di Gaza? Non sono certamente identificabili come una fazione politica, e non sono certamente uomini dotati di coscienza. Non c’è giusticazione al loro essere immondi e non c’è titolo che possano indossare per sostenere una causa, tra l’altro inesistente (NESSUNA RICHIESTA AL MONDO, INSODDISFATTA, PUO’ AVERE COME CONSEGUENZA L’ELIMINAZIONE DI UOMINI, DONNE E BAMBINI). Essi Sono l’espressione del più alto grado di male che si manifesta, il vecchio sistema che non si arrende e che sfodera la sua spada più affilata pur di vincere. Gli “uomini” in questione non hanno un’anima, e questo sia chiaro. Non possono averla, poiché nessuna emozione li abita, solo il non-essere, il nulla, che per quanto si voglia negare, esiste come energia viva e devastante. È il nulla dei tempi moderni che non cede e che vuole essere se stesso, attraverso tutti gli strumenti che ha a disposizione. È quel nulla che desidera vendicarsi per il torto subito durante la Shoah, quel nulla che non ha trasmutato il proprio dolore e che chiede di essere ciò che è, fino all’annientamento, persino di se stesso. Non prima però di aver sacrificato anime innocenti, anime pure. Chi può fermare tutto questo? Solo un’altra coscienza, sveglia, che ha compreso il gioco, e che, come una moderna Giovanna d’Arco, si riempie di luce e coraggio per sovrastare il buio e generare nuova vita.

Nessuno avrebbe mai immaginato che, a soli 80 anni di distanza dall’Olocausto, l’umanità sarebbe stata travolta da un altro orrore. Come se la terra tremasse per il dolore di un altro parto, forse ancora più potente di quello precedente. Mai, nella storia dell’umanità, si era verificato che la tragicità di una guerra accadesse sotto gli occhi di tutti, nel passaggio dei profili social, tra la quotidianità di un mondo che continua a girare, mentre si mangia, si cucina, si scherza. E c’è anche un turismo dell’orrore: in questi giorni circola sui social la notizia che un gruppo di israeliani accompagna i visitatori lungo l’estremità della Striscia di Gaza per assistere da lontano ai bombardamenti, come se fossero giochi d’artificio. Nessuno avrebbe mai creduto che ciò che un tempo sarebbe stato considerato solo una fanstasiosa profezia, ora sia diventato realtà. E come una nuova Cassandra, chiediamo pietà. Chiediamo di credere che se non si ferma questo orrore, si metterà fine alla parola “umanità”. Genova è forse il risveglio?

Elena Grasso

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