Le donne del vino in Sicilia: storie di passione, territorio e identità

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Redazione - EG Communication
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C’è un vento nuovo che soffia tra le vigne di Sicilia. Un vento fatto di passione, competenza, determinazione e sensibilità. È il vento delle donne che, negli ultimi anni, stanno cambiando il volto del vino siciliano, portando innovazione e profondità in un settore da sempre legato alla tradizione.

Nel 2019 erano appena 14. Oggi sono più di 70. Parliamo delle produttrici di vino iscritte alla delegazione siciliana dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, una crescita che racconta molto più di un semplice dato numerico: parla di una vera rivoluzione culturale e imprenditoriale che attraversa tutta l’isola, dalla costa tirrenica alle pendici dell’Etna.

Ma chi sono queste donne? E perché il loro contributo è diventato così centrale nella narrazione del vino siciliano?

Storie di vino e di vita

Ogni nome è una storia, ogni etichetta è una visione. Prendiamo Arianna Occhipinti, ad esempio. Classe 1982, da Vittoria, in provincia di Ragusa. Ha iniziato da giovanissima, quasi controcorrente, abbracciando la filosofia del vino naturale quando ancora era vista come una moda passeggera. Oggi i suoi vini – come lo SP68 Rosso – sono ricercati in tutto il mondo. La sua è una viticoltura rispettosa, autentica, fatta di Frappato e Nero d’Avola, uve simbolo del territorio, vinificate senza chimica né scorciatoie.

Un’altra figura chiave è José Rallo, volto e voce di Donnafugata, tra le cantine più rappresentative della Sicilia. Donna di visione e strategia, José ha saputo portare l’identità dell’isola nei mercati internazionali, raccontando il vino anche attraverso l’arte e la musica. Le sue etichette – come Lighea, Anthilia, Ben Ryé – parlano la lingua dell’eleganza e dell’armonia, con radici ben piantate nei suoli di Pantelleria, Marsala, Contessa Entellina.

E poi c’è Gaetana Jacono, anima della storica Valle dell’Acate. Coniuga l’eredità della sua famiglia con una spinta all’innovazione intelligente. La sua è una viticoltura che sa essere moderna senza tradire le radici. Anche lei lavora il Cerasuolo di Vittoria, l’unica DOCG della Sicilia, e crede fermamente nella valorizzazione dei vitigni autoctoni.

L’anima femminile dell’Etna

L’Etna, con il suo paesaggio maestoso e lunare, ha attirato negli ultimi anni molti nuovi produttori. Ma sono diverse le donne che hanno saputo cogliere e raccontare l’anima di questo vulcano unico.

Una su tutte è Sonia Spadaro Mulone, fondatrice dell’azienda Santa Maria La Nave. Insieme al marito Riccardo, ha recuperato vigneti antichi ad altissima quota, coltivando varietà come Nerello Mascalese e Carricante su terrazzamenti secolari. I suoi vini sono espressioni pure dell’Etna: verticali, intensi, irripetibili.

Accanto a lei, anche Manuela Seminara – con le Tenute Ballasanti – contribuisce a dare voce a un versante dell’Etna ancora poco esplorato. Giovane e determinata, porta avanti un progetto che coniuga ospitalità, rispetto per l’ambiente e grande attenzione al dettaglio.

Le nuove generazioni

Non mancano le giovani leve, capaci di raccontare il vino con un linguaggio fresco e inclusivo. Come Kika Fina, volto moderno delle Cantine Fina di Marsala. Oltre a essere coinvolta nella produzione, è una comunicatrice brillante e un punto di riferimento nell’ambito dell’enoturismo. Con la sua energia ha avvicinato nuove generazioni al mondo del vino, senza perdere mai di vista la qualità e l’identità del territorio.

Una rivoluzione culturale

Queste donne – e tante altre come Lilly Fazio, Mariangela Cambria, Mirella Tamburello, Francesca Planeta – non stanno semplicemente facendo vino. Stanno costruendo un nuovo modello di impresa agricola, dove il prodotto è il risultato di una visione olistica: territorio, comunità, ambiente, cultura.

Molte di loro praticano agricoltura biologica o biodinamica, investono nella formazione delle giovani, promuovono il turismo esperienziale e sono protagoniste attive in eventi e masterclass in tutto il mondo.

Il loro comune denominatore? La volontà di dare al vino siciliano una voce diversa, femminile sì, ma soprattutto consapevole, autentica, appassionata.

In Sicilia, il vino ha sempre avuto un’anima. Oggi, sempre più spesso, ha anche un volto di donna.

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