Siamo arrivati alla 75°edizione del Festival di Sanremo e anche quest’anno, come da rituale, milioni di persone, in Italia e all’estero, sono pronti per vivere emozioni nuove con il desiderio di immergersi, almeno per paio di sere, nell’atmosfera suggestiva di Sanremo.
A condurre questa edizione del Festival un Carlo Conti sempre più uguale a se stesso, pacato nei modi, a volte persino serafico. La prima puntata ad affiancarlo Antonella Clerici e Jerry Scotti, un connubio che rappresenta il classico della televisione italiana, con una Clerici matura ma fin troppo (con un pò di eccesso botulinico) e un Jerry Scotti, anche lui uguale a sempre. Alla prima puntata non si può dare una lode, nulla di eclatante all’orizzonte se non fosse per qualche abito un pò ‘particolare’ indossato dai cantanti; per il resto abbastanza prevedibile. Belli gli abiti della Clerici che puntano sullo scintillio e su forme che esaltano la sua sinuosità; per l’occasione ha scelto il designer Jacopo Tonelli, direttore creativo di Minerva Hub (25 aziende di tessuti d’eccellenza). Una scelta data dal passare degli anni, preferendo uno stile più serale e meno fiabesco come invece era successo nel 2005 quando la conduttrice affiancò Paolo Bonolis.

Anche quest’anno una donna che affianca un uomo, che gli sta accanto o a un passo appena dietro. Dagli anni ’90, sempre uomini al timone del Festival scegliendo al loro fianco conduttrici famose, se non altro per completare il quadretto di una conduzione felice rispettosa delle ‘quote rosa’. Sembrano lontani i tempi in cui la conduzione veniva interamente affidata a una donna, come fu per Maria Giovanna Elmi che presentò il festival in solitaria nel 1978.
Quanto agli abiti dei cantanti, possiamo forse stendere un velo pietoso, o forse no, possiamo anche parlarne. Tranne qualche sporadico caso di eleganza, la maggior parte dei partecipanti al festival non stupisce per raffinatezza e sobrietà. Stupisce invece Achille Lauro, personaggio controverso che però ha il coraggio di osare mostrando la sua identità, e già sola quella fa abito. In Versace nero Fedex che si presenta con un brano sulla depressione, anche lui coraggioso, ma forse eccessivo nell’esprimere i suoi stati emotivi intimi e nell’offrirli in pasto a tutti; eccessivo nel dire. Dire troppo è come non dire niente alla fine.
Luminoso Jovanotti che al di là dell’abito scintillante, sprigiona come sempre un’energia positiva che mette di buon umore. Per il resto la scelta di far cantare insieme Noa, israeliana, e Mira Awad, palestinese, si rivela vincente nell’economia di una kermesse che punta a fare ascolti. Sanremo è anche questo in verità: un’occasione per dimostrare quanto il moralismo sia profondamente radicato negli italiani un pretesto per continuare a dirlo, e per non restare indietro.
Elena Grasso










