L’indice di percezione della corruzione (noto anche con l’acronimo CPI, dall’inglese Corruption Perception Index) è un indicatore statistico pubblicato da Transparency International, a partire dal 1995, con cadenza annuale. Dall’analisi al 2020 troviamo: la metodologia e le classifiche mondiali. L’indice della corruzione mondiale verrebbe utilizzato per creare graduatoria dei paesi del mondo ordinata sulla base dei loro livelli di corruzione percepita, come determinati da valutazioni di esperti e da sondaggi d’opinione. L’organizzazione CPI definisce la corruzione come “l’abuso di pubblici uffici per il guadagno privato“. Grazie all’utilizzo di strumenti statistici molto sofisticati, il CPI è una stima di grande rilievo per le scienze economiche e sociali, tanto da essere utilizzato o replicato anche da istituzioni pubbliche. Sarebbero però state evidenziate alcune insufficienze: in particolare, la valenza scientifica della corruzione percepita che sarebbe stata criticata, nel quadro della controversia, sulla praticabilità stessa della misurazione qualitativa della governance. Per converso – seguita CPI – “si replica che la consapevolezza dei livelli preoccupanti della corruzione reale è uno degli elementi che può concorrere a farla diminuire”.

Pertanto se è vero che sarebbe autolesionistico sopravvalutare il fenomeno, è ancora più vero che sarebbe un grave errore sottovalutarlo: tra corruzione percepita e corruzione reale occorre, insomma, che le distanze siano minime. Vi è un’altra organizzazione mondiale che monitora la corruzione globale nel mondo, essa è: “Transparency International (TI)” organizzazione internazionale non governativa che si occupa della corruzione, non solo politica, ed ha la sua sede principale a Berlino. Il suo motto: “The global coalition against corruption”.Transparency International (TI) è stata fondata nel maggio del 1993 a Berlino, dove attualmente si trova la sede centrale, su iniziativa di Peter Eigen, direttore di una sezione della Banca Mondiale, ed ha sviluppato l’Indice di corruzione percepita – Corruption Perceptions Index (CPI), una lista comparativa della corruzione percepita in tutto il mondo che viene aggiornata e pubblicata ogni anno. “La percezione della corruzione, in Italia al 42° posto su 180 paesi – ha dichiarato il Presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busìa – non si risolve criticando l’indice di percezione, cioè il termometro che segna la febbre, e che resta uno strumento utile. Lavoriamo invece, insieme, per combatterla” Invero, andrebbero usati tutti gli strumenti che vi sono a disposizione, compreso l’indice del rischio di corruzione elaborato da Anac, basato su dati oggettivi.
Più si combatte la corruzione con le misure anticorruzione, che tra l’altro non sono un adempimento faticoso, più ci porta a stare meglio. Il Presidente di Anac – in occasione della presentazione del Rapporto di Transparency 2024, a Roma presso Spazio Europa, sede di rappresentanza in Italia della Commissione europea – ha poi richiamato all’importanza di una legge di regolamentazione delle lobby, di una normativa che eviti i conflitti d’interesse, stabilendo dei limiti. “Il politico non può ricevere benefici da portatori d’interesse, altrimenti la sua decisione ne viene inficiata. E’ interesse di tutti – prosegue Giuseppe Busìa –colmare questa carenza oggettiva dell’Italia”.
Nel congresso, si è sollecitato, poi, all’introduzione dell’obbligo del titolare effettivo per le imprese che partecipano alle gare pubbliche quale strumento essenziale per rendere trasparente l’intero processo degli appalti. Infine, “Anac” sta lavorando alla realizzazione di una Piattaforma unica della Trasparenza, che consentirà più trasparenza, minori costi e dispendio di tempi ed energie, e minori oneri amministrativi per le Pubbliche amministrazioni. Perché trasparenza è strumento di efficienza. Tuttavia, affacciamoci da un balcone virtuale per valutare cosa succede nel resto del mondo, utilizzando la classifica di CPI, che analizza le nazioni con il maggior indice di corruzione basando i propri dati sulle interviste fatte agli imprenditori, anche se lo stesso CPI, è stato più volte criticato per la scarsa metodologia di ricerca e per la scorrettezza con cui vengono trattati gli stati in via di sviluppo, questa è la classifica mondiale al 2020: al primo 1°posto e a pari merito: Danimarca e Nuova Zelanda; al 3°posto a pari merito: Finlandia, Singapore, Svezia, e Svizzera; Portogallo al 33°; Malta al 38° posto; Italia 42°posto su 180 paesi; al 52° posto seguita Bulgaria e Ungheria a pari merito al 69° posto; Albania al 104°posto; e Kossovo al 104° posto. Solo per citarne alcuni.
Massimo Scuderi










