Ponte sullo Stretto: per l’ingegnere Risitano opera impossibile, la replica dei tecnici

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Si tratterebbe dell’opera più importante al mondo: il Ponte a Campata Unica dello Stretto di Messina. Lungo 3.300 metri con 6 corsie per le automobili e la ferrovia ad alta velocità al centro, si stima che per realizzare la struttura occorreranno 13 miliardi di euro. Ma tutto questo a che prezzo?

Il prezzo maggiore lo dovranno pagare gli abitanti di Capo Peloro e della vicina Calabria, le zone interessate dalla costruzione del Ponte. Verranno espropriate migliaia di famiglie, case e terreni che daranno spazio non solo alla realizzazione dell’opera in se stessa, ma anche per ospitare tutti i cantieri che lavoreranno al progetto. Una volta conclusi i lavori, i terreni attorno al ponte verranno restituiti ai lettimi proprietari i quali però resteranno senza casa, ormai demolita.

Dovranno insomma inziare daccapo, e i sacrifici di anni per realizzare la casa dei loro sogni? Distrutti.

Distrutti dall’idea che il Ponte sia necessario per facilitare i collegamenti con l’Italia, distrutti dalla convinzione che una volta iniziati i lavori l’opera sarà portata a termine in breve tempo.

Secondo le stime, i cantieri occuperanno uno spazio di 3,7 milioni Mq in cui attualmente risiedono abitazioni, palazzi e attività commerciali. Gli abitanti di Capo Peloro sanno benissimo che la Costituzione afferma che l’interesse collettivo deve prevalere su quello privato, ma la loro domanda è: “Si tratta veramente di un interesse collettivo a fronte di un’isola che si trova anni luce indietro per ciò che riguarda i collegamenti stradali e ferroviari? E’ normale che per arrivare da Messina a Trapani occorrono più di 6 ore, tra treni e autobus?”

Secondo l’ingegnere Antonino Risitano, ex Docente e Preside del dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Catania, è tecnicamente impossibile costruire il Ponte sullo Stretto a una Campata: ” Dalle carte di Webuild emerge che servirebbero materiali che ancora non esistono e macchinari mai costruiti per verificarne la resistenza, se ne riparla tra 70 anni. I calcoli attuali sui cavi sono buoni per un pollaio o uno stendino”.

La struttura insomma non sarebbe idonea e capace di sorreggere sollecitazioni enormi come quelle che interessano lo Stretto. L’ingegnere non è contrario alla realizzazione dell’opera a patto che sia sicura, ma al momento secondo lui, in base ai calcoli contenuti nel progetto definitivo di Webuild, i livelli di sicurezza non sono altissimi e non garantirebbero lunga vita alla struttura.

Risitano è convinto di quello che dice tanto da aver prodotto un documento dal titolo “Impossibilità tecnica di passare dall’attuale progetto definitivo al progetto esecutivo”, anche perchè afferma il tecnico “lo ammette la stessa Webuild in due fogli, guardacaso scritti in lingua inglese, dell’enorme incartamento progettuale”.

In questo documento è spiegato in sostanza che prima di rendere esecutivo il progetto andranno eseguite prove di fatica sui cavi principali, che in un’opera a campata rappresentano i componenti strutturali più importanti. Se non si hanno certezze sugli elementi portanti, nessuna attività può essere avviata.

La conclusione del tecnico è quindi che non sarà possibile, almeno per i primi 25-75 anni, costruire il Ponte di Messina, perchè mancherebbero ‘le fondamenta”: la certezza della sicurezza e l’utilizzo di macchine avanzatissime, di dimensioni colossali, mai costruite, e che in ogni caso, dovrebbero essere sottoposte alle dovute sperimentazioni.

Sui suoi social, Risitano scrive senza mezzi termini che: “Il test sui cavi non è mai stato fatto e purtroppo non si può fare. Bisognerebbe costruire una macchina base grande quanto un campo di calcio, alta non meno di 15 metri con attuatori che sarebbero tutti da studiare, potenze da gestire e quantità di olio e… anni di ricerca”.

Infine, le fibre di carbonio: non esiste attualmente tecnologia adatta per formare funi con fibre di carbonio adatte a sostenere un Ponte a campata così lungo. “Con queste premesse – afferma il Prof. Risitano – ne riparleremo tra 70 anni”.

Non tarda ad arrivare la replica dei tecnici per i quali le informazioni trasmesse dal prof. Risitano sui cavi principali del ponte sarebbero prive di fondamento e ribattono: ““I cavi principali del ponte non sono un prototipo. In particolare, i quattro cavi principali, realizzati mediante l’impiego di Ppws – funi prefabbricate da 127 fili, zincati e ad alta resistenza – sono di dimensioni analoghe a quanto già realizzato per il ponte Giapponese Akashi Kayko, in esercizio da 26 anni. Inoltre, si rappresenta che recenti realizzazioni (ShiZiYang Bridge, 2020) vedono l’impiego di cavi di diametro anche superiore a quelli del Ponte sullo Stretto (1.30 m vs 1.26 m)“.

Per quanto riguarda il tema dei tempi e modalità delle prove di fretting, ovvero fatica da “sfregamento” cavi – selle, queste hanno una durata di alcuni mesi – non certo di anni o tantomeno di decenni – e si avvalgono di martinetti idraulici e strutture con dimensione massima di 10-15 metri, difficilmente definibili come “macchine di colossale dimensione”.

Elena Grasso

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