C’è un modo di vivere la Pasqua che va oltre i riti del calendario, oltre le tradizioni familiari, oltre la dolcezza delle tavole imbandite. È il modo dei Cavalieri: quello che trasforma un uovo di cioccolato e una colomba in un atto di presenza, in un segno che dice — silenziosamente ma con forza — non siete soli.
È quanto ha fatto, in questi giorni che precedono la Pasqua 2026, S.E. il Gran Maestro Giuseppe Madia, accompagnato dal neo Cancelliere S.E. Enzo Foti, portando doni pasquali in alcune delle realtà siciliane che ogni giorno, lontano dai riflettori, praticano la solidarietà come vocazione autentica.
L’Oasi di Troina — struttura di eccellenza nel panorama dell’assistenza ai soggetti con disabilità, fondata da Don Luigi Ferlauto e radicata nella tradizione cattolica dell’accoglienza — ha accolto il Gran Maestro e il Cancelliere con la semplicità propria di chi ha fatto del servizio la propria identità. In quei corridoi dove la complessità della persona umana viene abbracciata e non temuta, le uova e le colombe non erano solo dolci: erano messaggi di comunità, segnali che il mondo esterno non dimentica chi vive ai margini della sua attenzione.
Dalla provincia di Enna a quella di Catania il passo è breve, ma il significato del viaggio si moltiplica. A Riposto, la Comunità I Piccoli Gabbiani accoglie minori e famiglie in difficoltà, costruendo ogni giorno percorsi di rinascita che richiedono pazienza, professionalità e una buona dose di speranza. Il nome evoca qualcosa di preciso: i gabbiani che imparano a volare, quelli che ancora non ci sono riusciti, quelli che qualcuno deve sorreggersi. La visita della delegazione dei Cavalieri ha portato calore umano e un messaggio chiaro: la Confederazione è qui, con voi, non come benefattore dall’alto ma come compagno di strada.
Il terzo tappa è stata Villa Serena a Sant’Alfio, alle pendici dell’Etna, dove la fragilità scandisce il tempo in modo diverso da tutto il resto del mondo. È un luogo in cui il gesto di una mano che tende non è lo straordinario — è l’ordinario. È dove la cura è linguaggio quotidiano e dove la dignità della persona si misura nella qualità dell’attenzione che le si dedica. I Cavalieri vi sono arrivati non come ospiti ma come chi riconosce, in quel lavoro silenzioso, qualcosa di familiare: la stessa radice cavalleresca che da nove secoli spinge gli uomini e le donne dell’Ordine di San Giovanni verso chi soffre.
“Portare un uovo di Pasqua a chi ne ha bisogno non è un gesto simbolico — ha detto il Gran Maestro Madia — è un atto concreto di comunità. Noi Cavalieri non esistiamo solo per le cerimonie: esistiamo per questi momenti.“
Enzo Foti, alla sua prima uscita ufficiale da neo Cancelliere, ha voluto essere presente in prima persona in tutte e tre le visite, confermando con i fatti la sua comprensione del ruolo: non quello di chi gestisce la burocrazia di un Ordine, ma quello di chi ne incarna lo spirito.










